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Pmi del Sud quasi ai livelli pre-crisi, ma faticano a diventare grandi

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rapporto confindustria-cerved

Pmi del Sud quasi ai livelli pre-crisi, ma faticano a diventare grandi

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Sono tornate a crescere per numero anche più che a livello nazionale recuperando quasi tutto il tessuto imprenditoriale perso durante la crisi. L’altra buona notizia è che sono tornate a investire. Resta però il nodo dei nodi: non fanno il salto dimensionale da micro a piccole, da piccole a medie e poi grandi. Questo l’identikit aggiornato delle Pmi del Sud che arriva dal rapporto Confindustria Cerved sulle imprese del Mezzogiorno che per il prossimo futuro evoca due sfide decisive: attivare il potenziale degli investimenti che c’è e favorire appunto il salto dimensionale delle micro imprese.

Mancano all’appello 2mila imprese per tornare ai livelli pre-crisi
Dalla fotografia contenuta nella 4°edizione del rapporto Pmi Mezzogiorno, a cura di Confindustria e Cerved, con la collaborazione di Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) - che prende a campione circa 26 mila imprese - emerge che nel suo complesso il tessuto produttivo del Sud, che per effetto della crisi aveva mostrato una marcata flessione tra 2007 e 2014 (da 29mila a meno di 25mila imprese, -14%), è tornato a crescere, a ritmi anche superiori a quelli nazionali (nel 2016 +4,1% contro +3,6%). Rispetto ai valori pre-crisi mancano ancora all'appello circa 2 mila Pmi, ma le tendenze sono incoraggianti, sia sul fronte delle nascite sia delle cessazioni. La natalità è elevata e tocca, con 35mila nuove imprese, un nuovo record: ma oltre metà delle nuove nate sono Srl semplificate (con meno di 5000 euro di capitale), quindi in larga parte micro aziende.

Anche i conti economici sono in graduale ripresa
Le Pmi del Sud aumentano il fatturato (+2,7%), che cresce più della media italiana ed è ormai tornato ai livelli pre-crisi, e il valore aggiunto (+4% tra 2015 e 2016). Più contenuti sono i miglioramenti della redditività lorda, come se diseconomie esterne e interne alle imprese ne limitassero i risultati: il Mol, in crescita dell’1,6%, è ancora lontano dai livelli del 2007, rispetto ai quali le Pmi meridionali hanno perso più di 30 punti percentuali. Migliora anche la redditività netta, con il Roe all’8% (dal 7,5% dell'anno precedente), che però rimane inferiore rispetto alla media nazionale (10,2%).

Il principale segnale di svolta viene dagli investimenti
Dopo una fase di forte contrazione, accelerano e crescono in tutte le regioni meridionali. Tra 2015 e 2016 gli investimenti materiali lordi delle Pmi meridionali aumentano dal 5,9% delle immobilizzazioni materiali all’8,5%, superando la media nazionale (7,8%). Ancora meglio fanno le imprese industriali, i cui investimenti superano il 10% delle immobilizzazioni in Campania, Puglia e Sicilia. Soprattutto, gli investimenti mostrano ancora ampi e confortanti margini di crescita. Le circa 7 mila Pmi meridionali con fondamentali più solidi potrebbero infatti aumentare il proprio indebitamento fino a 9,4 miliardi di euro, mantenendo un livello di rischio molto contenuto: un incremento consistente, pari al 22,4% dell'attivo, che se trasformato in investimenti potrebbe aumentare significativamente la capacità produttiva meridionale.

Imprese industriali hanno pagato conto più salato, ma sono in ripresa
Il duro processo di selezione ha fatto scendere il numero di Pmi di capitali tra il 2007 e il 2014 da 6.330 a poco più di 5mila, con un calo del 20% (il doppio rispetto al resto d’Italia). Ma quelle rimaste sul mercato mostrano risultati incoraggianti: il loro fatturato cresce al Sud del 4,8% (più della media nazionale del 3,1%) e i margini lordi aumentano del 3,2% (meno di quelle italiane al +4,6%). Anche le imprese industriali scontano, come il resto delle Pmi del Sud, il peso di diseconomie esterne che ne limita le performance. Un peso che continuerà a farsi sentire, anche in una congiuntura che si conferma positiva. Secondo le previsioni di Confindustria e Cerved, nel 2018 e nel 2019, fatturato e valore aggiunto delle Pmi di capitali del Sud continueranno a crescere con tassi non lontani da quelli del resto del Paese, mentre i margini si manterranno più bassi della media nazionale

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