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Dal referendum sull’euro alla marcia indietro sul 3%, la…

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COME È CAMBIATA LA POSIZIONE DI M5S

Dal referendum sull’euro alla marcia indietro sul 3%, la conversione europeista di Di Maio

I tempi della proposta di «una legge costituzionale che istituisca un referendum consultivo sull’euro» sembrano lontani anni luce. Eppure è passato poco più di un anno da quel marzo 2017, quando l’attuale leader politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio delineava questa soluzione ai giornalisti della stampa estera.

«Con noi al governo l’Italia nell’Unione europea e monetaria»
Oggi, dopo il successo elettorale ottenuto il 4 marzo, con i Cinque Stelle che si giocano la partita per Palazzo Chigi, la linea cambia. Il cambiamento si è manifestato già durante la campagna elettorale, quando tra i 20 punti del programma di governo M5S, pubblicati nel gennaio scorso, il referendum sull’euro non c’era. L’inversione di tendenza, più in linea con le esigenze di un Movimento che ha ambizioni di governo, è poi stata confermata da Di Maio la settimana scorsa, in occasione delle consultazioni con il Capo dello Stato. «Con noi al Governo - ha sottolineato l’aspirante inquilino di Palazzo Chigi - l’Italia resterà alleata dell’Occidente nel Patto Atlantico come nell’Unione europea e monetaria». È il passaggio dei Cinque Stelle da un antieuropeismo intransigente a europeismo più dialogante.

La svolta sui conti pubblici: target deficit-pil all’1,5%, addio 3%
Il nuovo approccio del Movimento più flessibile nei confronti dell’Europa si manifesta anche sul piano delle strategie di gestione dei conti pubblici. Oggi per Di Maio il target del rapporto tra deficit-Pil è l’1,5%, ampiamente sotto il limite del 3%, il cui sforamento - ventilato nei giorni della campagna elettorale - non è più all’ordine del giorno. L’opzione 1,5% è stata prevista anche dai governi Renzi e Gentiloni: il maggior deficit neutralizzerebbe in parte l’aumento dell’Iva.

La svolta verso un europeismo dialogante
Le parole del leader politico M5S sul rapporto con l’Unione europea sono destinate a due interlocutori: il presidente della Repubblica, che considera l’europeismo una componente fondamentale per il prossimo esecutivo, e la stessa Bruxelles, che da lontano osserva l’evoluzione degli eventi dopo le elezioni del 4 marzo, che hanno sancito il successo di Cinque Stelle e Lega.

La Lega mantiene una posizione euroscettica
Se la vicinanza agli Usa e all’Alleanza atlantica è infatti un dato che ritorna, più o meno accentuato, nella politica Cinque Stelle - basti pensare al viaggio che lo stesso Di Maio ha fatto negli Usa lo scorso novembre o all’incontro a Roma con l’ambasciatore americano a Roma Lewis Eisenberg, una manciata di giorni dopo il forte riscontro ottenuto nelle elezioni del 4 marzo - il sostegno alla Ue espresso nella dichiarazione delle consultazioni - intesa l’Europa nella veste di unione politica e moneta unica -, rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al passato. Basta andare indietro e recuperare le dichiarazioni che Di Maio, leader politico del Movimento, ha fatto nell’ultimo anno per far emergere il cambiamento di toni.

Governo: prossima settimana nuovo giro di consultazioni

«Serve una legge costituzionale per referendum sull’euro»
Giovedì 23 marzo 2017. Poco più di un anno fa. Di Maio davanti alla Stampa estera lancia la proposta di «una legge costituzionale che istituisca un referendum consultivo sull’euro». «Vogliamo - spiega in quell’occasione - che ci siano norme giuridiche ed economiche che consentano un’uscita democratica dall’euro» e «penso che se l’adesione all’euro fosse volontaria la moneta unica potrebbe essere anche rafforzata».

«Referendum stop euro? Ue cambi o si autodistruggerà»
Due mesi dopo. Lunedì 3 luglio 2017. A margine di un convegno sul debito che si tiene a Montecitorio, l’allora vicepresidente della Camera risponde alla domanda se M5S è pronto a sostenere il referendum contro l’euro. «Per indirlo ci vorrà un anno e mezzo durante il quale noi faremo gli interessi dell’Italia chiedendo all’Europa di cambiare, dal fiscal compact al tetto del 3%. Se tutto ciò non cambierà - continua Di Maio - non saremo noi a mettere in discussione il referendum ma sarà l’Ue che si autodistruggerà».

Il referendum sull’euro? Una «estrema ratio»
Passiamo al 2018. Al 9 gennaio per l’esattezza. Il referendum sull’euro diventa, nelle parole di Di Maio pronunciate davanti alle telecamere della trasmissione Porta a Porta, una «estrema ratio, che spero di non dover usare».

«Restare in Europa è un valore: dialogare ma non rompere»
Pochi giorni dopo. 24 gennaio, è un mercoledì. Di Maio fa tappa ad Arezzo. «Io credo che restare nell’Unione europea sia un valore ma - aggiunge subito dopo - non a tutte le condizioni. L’Italia dovrà sedersi ai tavoli, dialogare ma non rompere, facendo sì di ottenere buoni risultati».

«Per la Ue spendiamo 20 miliardi, ne rientrano 12»
Venerdì 9 febbraio. Il leader politico M5S, in campagna elettorale, fa tappa a Brindisi. «Dobbiamo essere in grado di contare a livello europeo - esordisce -. Lo potremo fare se cominceremo a dire agli altri Paesi che gli italiani danno 20 miliardi di euro per il funzionamento dell’Ue. Ne rientrano soltanto 12. Vogliamo anche contribuire all’Ue - continua - ma ci devono ascoltare. Se invece intendono continuare a massacrare i nostri agricoltori, gli olivicoltori, i pescatori, allora vorrà dire che una parte dei 20 miliardi ce li terremo».

«Finito il tempo di una austerity stupida e cieca»
Domenica 18 febbraio. In un intervento sul Sole 24 Ore in merito al piano di Confindustria per l’Italia, il candidato premier del M5S ricorda che è «finito il tempo di una austerity stupida e cieca. Il nostro governo chiederà, infatti, in sede Ue di rivedere i principi del Fiscal compact e, come primo obiettivo, di scorporare la spesa virtuosa in conto capitale dai parametri che riguardano debito e disavanzo».

«I parametri europei? Scegliamo i diritti degli italiani»
Qualche giorno prima: lunedì 26 febbraio, comizio a Palermo. I toni dell’intervento sono più accesi. Di Maio avverte: «Se dovremo scegliere tra i vostri diritti e i parametri europei sceglieremo gli italiani. La Spagna ha fatto un lavoro su questo punto convincendo l’Europa ad essere più elastica sul deficit-Pil. La stessa cosa l’ha fatta la Francia».

Alla stampa estera: sì a cambiamento nella Ue ma no a estremisti
Martedì 13 marzo. A pochi giorni dalle elezioni del 4, che hanno decretato M5S primo partito, Di Maio incontra la stampa estera a Roma. Il messaggio è un po’ diverso da quello lanciato un anno prima. Il candidato premier dei Cinque Stelle dice di essere pronto al dialogo con Germania e Francia, e mette in evidenza che il M5S punta a restare nell’Ue. «Non penso sia semplicemente una visione di Macron e della Merkel - spiega -: tutta l’Europa riflette su come cambiare e io non ho pregiudizi, noi non vogliamo avere niente a che fare con gli estremisti».

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