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I 269 super-cervelli d’Europa snobbano l’Italia

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i fondi dell’erc

I 269 super-cervelli d’Europa snobbano l’Italia

I migliori cervelli d’Europa snobbano l’Italia. Se i nostri ricercatori sono comunque tra i migliori del Vecchio Continente c’è sicuramente un problema di scarsissima attrattività dei nostri centri di ricerca e delle nostre università all’estero. Dall’ultimo round di fondi che Bruxelles ha assegnato a 269 ricercatori top emerge infatti che nessun straniero ha scelto un laboratorio italiano. Paura della burocrazia? O magari di condizioni non proprio competitive per fare ricerca (dai fondi al contagocce alle strutture spesso non all’avanguardia)? L’unica certezza è che tra i grandi Paesi d’ Europa siamo l’unico a non ospitare un supercervello che non sia italiano.

Se c’è una storia di successo in Europa è quella dei fondi per la ricerca e dei progetti finanziati dall’Erc - il Consiglio europeo della ricerca - che in 10 anni di vita ha finanziato con 12 miliardi oltre 7mila supercervelli della ricerca (compresi 6 premi Nobel e 5 medaglie fields). I grant dell’Erc sono i più prestigiosi riconoscimenti a livello europeo anche perché i più ricchi: nel nuovissimo round da 650 milioni sono state assegnati 269 advanced grant (le borse per chi è al top della carriera scientifica) del valore in media di 2,5 milioni l’una ad altrettanti ricercatori. La notizia è che in questa corsa dove vince il miglior progetto l’Italia ne esce con le ossa rotte perché nessuno degli oltre 250 ricercatori stranieri “premiati” con un grant ha scelto un laboratorio, università o centro di ricerca del nostro Paese per spendere i suoi ricchi fondi. Ne escono meglio i ricercatori italiani. Siamo quinti tra le nazionalità preceduti da britannici (50 grant), tedeschi (40 grant), francesi (29) e spagnoli (21): sono infatti 16 in tutto i ricercatori italiani che hanno vinto una borsa e 11 hanno deciso di restare in Italia mentre gli altri 5 (come è normale che accada nella ricerca) hanno scelto laboratori di altri Paesi. All’estero infatti almeno una parte dei progetti è guidata da ricercatori stranieri ospiti. Quello che non torna è che nessuno dall’estero abbia scelto l’Italia. Un dato, questo, che indica come non siamo un Paese “attraente” per fare ricerca.

Secondo l’Erc i nuovi fondi permetteranno di creare 2.000 posti fra ricercatori, dottorandi e altri membri dei gruppi di ricerca. I 269 progetti finanziati dall'Erc equivalgono al 12% delle 2.167 proposte presentate inizialmente e fra le quali sono stati selezionati. Dei progetti approvati, inoltre, solo il 17% sono coordinati da ricercatrici. La classifica dei Paesi con il più alto numero di progetti ospitati - un termometro dell’attrattività scientifica - vede in testa la Gran Bretagna con 66 progetti, seguita da Germania (42), Francia (34), Svizzera (24), Spagna (18), Olanda (16) e Israele (13) . All’ottavo posto c’è l’Italia con 11 ricercatori (tutti italiani) con progetti che spaziano nei campi più disparati. Nell'ambito della Fisica e dell'Ingegneria - con algoritmi per capire i meccanismi del commercio online e studi sul comportamento collettivo di sistemi biologici - si collocano 6 ricerche. Quattro appartengono al campo delle Scienze umanistiche e sociali, dagli avatar virtuali per imparare l'onestà a ricostruzioni di una nuova lingua scritta usata nell'antichità e nel Medioevo. Gli ultimi 2 progetti per le Scienze della Vita: la rigenerazione cardiaca per curare l'infarto e i vaccini come rimedio alle infezioni batteriche resistenti agli antibiotici.

Guardando la lista di università e centri di ricerca coinvolti, il grande assente è il Sud. Ad aggiudicarsi i fondi sono infatti cinque regioni di Nord e Centro: Trentino, con Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler; Friuli con l'Università di Trieste; Lombardia con l'Università Commmerciale Bocconi e quella di Pavia; Toscana con Università di Pisa e Fondazione Toscana Life Sciences; Lazio con Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e l'Università Sapienza di Roma, con ben 3 progetti. Per il presidente dell'Erc, Jean-Pierre Bourguignon, «la diversità e l'audacia delle ricerche presentate quest'anno sono ancora una volta impressionanti». I progetti selezionati, ha aggiunto, «si avventurano in territori inesplorati, l'ideale per nuove scoperte».

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