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Intervista a Cottarelli: «L’Italia deve raddoppiare…

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Intervista a Cottarelli: «L’Italia deve raddoppiare l’avanzo primario»

«L’Italia deve aumentare l’avanzo primario dall’attuale livello del 2% fino al 4%». Di solito non ama girare intorno alle questioni Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E non cambia certo abitudini commentando lo studio Teh Ambrosetti che presenterà oggi a Cernobbio, per il quale ha svolto il ruolo di advisor e che gira attorno a un tema a lui molto caro: le finanze dello Stato e il controllo della spesa pubblica.

«Se vogliamo diventare resistenti a possibili incidenti di percorso che sicuramente incontreremo, quale per esempio una recessione proveniente dall’esterno, quella è l’unica via da percorrere», indica chiaramente Cottarelli, intervistato da Il Sole 24 Ore durante una pausa del workshop, ammettendo che un’operazione del genere «non certo è facile, ma neppure impossibile». Non occorre infatti ridurre drasticamente la spesa pubblica, rischiando in tal modo di mettere i bastoni fra le ruote di una ripresa che ha riavviato i motori a fatica: «In termini strettamente tecnici - dice l’ex Commissario Straordinario per la Spending Review in Italia - è sufficiente mantenerla costante in termini reali per almeno tre anni».

E i margini per agire esistono, anche nell’immediato: «La pubblica amministrazione può ancora risparmiare negli acquisti dei beni e dei servizi, è possibile eliminare una serie di bonus che sono stati concessi negli ultimi anni, ma che non sono funzionali allo scopo che si intende raggiungere, si possono rivedere alcuni trasferimenti alle imprese che non vanno direttamente ad avvantaggiare il settore manifatturiero ed è anche possibile tagliare alcuni costi della politica», specifica Cottarelli, che invece appare più scettico su una misura impopolare come mettere mano alle pensioni. Per razionalizzare in toto la struttura dello Stato e della pubblica amministrazione, principale misura strutturale, occorre invece più tempo e anche una precisa volontà di chi andrà al Governo.

Sulla questione del rischio generato dall’incertezza politica seguita al voto di un mese fa Cottarelli non appare invece particolarmente preoccupato. «In un contesto come quello attuale - osserva - dove l’economia è in crescita e l’ampia liquidità presente sui mercati funziona da anestetico non vedo spazio per particolari effetti sullo spread». A questo si aggiunge poi una cauta apertura nei confronti di chi ha vinto le elezioni, nei cui programmi «trovano spazio misure che potrebbero far bene all’Italia, come la semplificazione burocratica e riforme che rendano più rapide le procedure legate alla giustizia».

Neppure la riduzione delle tasse appare un tabù insuperabile «a patto che sia coperta da altre fonti di finanziamento e che sia anzi inserita in un contesto in cui si punta al generale rafforzamento dei conti pubblici»: controllo della spesa e avanzo primario restano in fondo i pilastri imprescindibili sui quali rifondare il Paese.

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