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3/5 Il dibattito nel Pd sull'apertura di M5S / Gli aperturisti con…

    LA sfida ALL'INTERNO DEL PARTITO

    Dagli aperturisti ai renziani, il Pd sempre più diviso sul dialogo con i Cinque Stelle

    Il punto sulle forze in campo sarà il 21 di aprile, quando è in agenda l'assemblea nazionale del partito. Ma già oggi pomeriggio durante la riunione dei gruppi parlamentari del Pd, il confronto tra le diverse anime Dem, divise sull'atteggiamento da avere nei confronti dei Cinque Stelle, si è acceso. Nei giorni scorsi Luigi Di Maio ha proposto al Pd di «sotterrare l'ascia di guerra» e di dialogare per formare insieme il governo. L'avance del leader politico del partito più votato nell'ultima tornata elettorale ha creato divisioni. Per aperturisti, aperturisti con “se”, e fautori di un'opposizione dura stile Aventino il dibattito è aperto. Sul piatto il nuovo ruolo dei Dem dopo la sconfitta del 4 marzo e, soprattutto, dopo le dimissioni dell'ex segretario Matteo Renzi, che continua a mantenere una presa sul partito e a dettarne la linea. Se il dialogo in corso per un governo di M5s e centrodestra dovesse mostrare delle crepe, una “fronda” Dem sempre più nutrita premerebbe sotto traccia per entrare in partita. E chiedere l'apertura di un dialogo con i Cinque Stelle

    3/5 Il dibattito nel Pd sull'apertura di M5S / Gli aperturisti con “se”: il ministro della Giustizia Orlando e il leader di Sinistra Dem Cuperlo

    C'è una corrente all'interno del Pd disposta a vedere le carte dei Cinque Stelle ma a determinate condizioni, senza le quali non ci può essere – mettono in evidenza – alcun dialogo. È la posizione del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il Pd, è il suo ragionamento, non deve aver paura di dialogare con quello che è stato il partito più votato alle elezioni. Orlando pone però al leader Cinque Stelle una condizione, una sorta di aut aut: i grillini devono chiudere all'ipotesi di un'alleanza con la Lega. Solo in quel caso, osserva il Guardasigilli, «dal tatticismo passerebbe alla sostanza». Quanto a Renzi, che ha chiuso all'ipotesi di un dialogo con il Movimento, prefigurando per il partito un ruolo di opposizione, Orlando ricorda: «Non servono muri», no «alla nullafacenza», «dialogare non significa porgere l'altra guancia ma provare a disarticolare il fronte avversario». Tra gli aperturisti cauti anche Gianni Cuperlo, leader di SinistraDem: dice che «è giusto che la parola passi a chi si dichiara vincitore: e almeno nelle percentuali lo è. Ma non credo - aggiunge - che si debba escludere la terza forza del Parlamento dal compito che le deriva dalle urne: fare politica; il che implica usare il consenso raccolto per cercare lo sbocco possibile evitando una paralisi deleteria per l'Italia. Anche eventualmente con un governo di scopo - continua Cuperlo - che si rivolga al complesso delle forze e degli schieramenti, con un programma limitato e poi un ritorno governato alle urne. Ma su questo il tempo dirà». Se Lega e 5 Stelle arrivassero a un accordo, è il ragionamento degli aperturisti, per il Pd non ci sarebbe partita, e ci si dovrebbe concentrare sul congresso e sul tentativo di ricambio del gruppo dirigente del partito. Se invece questo tentativo dovesse fallire, inevitabilmente toccherebbe anche al Pd dare un contributo. Anche perché l'alternativa sarebbe quella di andare a nuove elezioni subito. Gli aperturisti non sembrano avere la forza politica necessaria per cambiare la linea del Pd, così come delineata dall'ex segretario Matteo Renzi.

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