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3/4 Consultazioni, il Pd resta all’opposizione

    POLITICA

    Consultazioni al via, ecco i riposizionamenti dei partiti

    Dopo il primo giro della scorsa settimana conclusosi con una fumata nera, inizia oggi un nuovo round di consultazioni al Quirinale, che termina domani. Al contrario della prima volta (5 e 6 aprile) si comincia con i partiti. Venerdì sarà il turno delle alte cariche istituzionali. Si parte alle 10 con il Gruppo per le autonomie e chiudono la giornata alle 18.30 sempre i 5 stelle, mentre il centrodestra (che sale questa volta unito al Colle) viene ricevuto subito prima, alle 17.30. Venerdì mattina sarà la volta del presidente emerito Giorgio Napolitano, seguito dal presidente della Camera Roberto Fico e dal presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti. Queste le posizioni maturate negli ultimi giorni

    3/4 Consultazioni, il Pd resta all’opposizione

    I dem (che salgono al Colle con la stessa delegazione del 6 aprile composta dal segretario reggente Maurizio Martina, dai capigruppo al Senato Andrea Marcucci e alla Camera Graziano Delrio, nonché dal presidente Matteo Orfini) vedono il capo dello Stato alle 16.30. E ribadiranno la posizione votata all’unanimità dalla direzione del partito: il partito starà all’opposizione e non ci sarà nessun accordo politico con il M5s (malgrado le aperture di Di Maio) o con il centrodestra a trazione leghista. Eppure i democratici sono divisi al loro interno tra i sempre più numerosi dialoganti (in prima fila i ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando) e i renziani fermi sulla linea del “tocca a loro, noi all’opposizione”.

    Il reggente Maurizio Martina tesse la tela della mediazione. Da una parte conferma la linea della maggioranza del Pd, professata da Matteo Renzi e dai renziani, di opposizione a un eventuale governo Lega-M5S («non spetta al Pd esprimere opzioni di governo» ha ribadito all’assemblea dei gruppi dem), dall’altra esclude che il Pd possa chiudersi del tutto («Noi sull’Aventino? Nella maniera più assoluta no») e per questo ripeterà al Capo dello stato i punti programmatici del Pd: linea europeista, attenzione al bilancio, rafforzamento del reddito di inclusione, taglio del cuneo fiscale sul lavoro e sgravi fiscali per le famiglie con figli. Solo di fronte al fallimento delle trattative tra Lega e M5s i dem potrebbero prendere in considerazione, su sollecitazione di Mattarella, un governo di scopo o istituzionale che abbia tra i suoi obiettivi anche la legge elettorale e il superamento del bicameralismo perfetto.

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