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Debito, nodo deficit sulle maxicedole

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proposta bianchi-brogi

Debito, nodo deficit sulle maxicedole

Alzare la cedola e abbassare il valore nominale delle nuove emissioni del debito pubblico per la politica ha una traduzione semplice sul piano dei numeri e complicata su quello delle scelte: significa allargare gli spazi di deficit da dedicare al servizio del debito e quindi diminuire quelli che possono essere usati in altro modo, all’interno della consueta (ma sempre più complicata) battaglia della “flessibilità” con Bruxelles.

Partono da qui le reazioni del mondo politico alla proposta di «maxi-cedola per abbattere il rapporto debito/Pil» avanzata da Tancredi Bianchi e Marina Brogi sul Sole 24 Ore di ieri. Deficit e debito sono i due osservati speciali nella scena della nostra finanza pubblica, ma da ottiche diverse. Con una semplificazione brutale, gli occhi dei mercati si concentrano sul debito, in un quadro che per ora rimane di calma piatta (anche ieri lo spread fra i Btp e i Bund tedeschi si è fermato poco sopra quota 128 punti), ma non offre certezze a lungo termine; la politica per sua natura guarda con più attenzione al deficit, soprattutto all’indomani di una campagna elettorale che fra tasse piatte e redditi di cittadinanza alla spesa pubblica ha dedicato parecchio spazio.

Una valutazione positiva sulla proposta Bianchi-Brogi arriva dalla senatrice M5S Barbara Lezzi: «Questa ricetta è una soluzione ponte, non strutturale, che potrebbe essere positiva nelle more di un’efficace spending review, come quella proposta nel nostro programma. Abbassare subito il debito nominale permette inoltre di sedersi ai tavoli europei con più credibilità e il flusso cedolare che fa aumentare la spesa corrente potrebbe essere compensato con la riqualificazione della spesa». «Il deficit si vede subito, e questo può essere un problema», ragiona con la doppia ottica di economista e politico Renato Brunetta (Forza Italia) «ma la proposta va valutata». Sulla gestione del debito, secondo l’ex ministro, c’è molto da fare anche sul piano tecnico. «La partita è stata interamente affidata a una struttura interna del ministero dell’Economia - spiega rilanciando la battaglia avviata in commissione Banche - un manipolo ristretto di funzionari anche bravi, ma con forze sproporzionate rispetto agli uffici dei 20 istituti specialisti che sono le controparti dello Stato». Per superare tale «asimmetria» servono «investimenti in competenze, tecnologie, advisor».

Ma è soprattutto in area Lega che la questione del debito si intreccia con le parole d’ordine della «sovranità». «Penso che la strada maestra non passi dalle tecniche o dagli artifici contabili - dice il senatore Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini -. Gli spazi di deficit vanno utilizzati per politiche pro-crescita e non per aumentare le cedole, in modo da dare una soluzione strutturale al problema senza la quale non si esce dal circolo vizioso». In ottica leghista la questione del debito si misura anche con la carta d’identità dei sottoscrittori: «Dobbiamo lavorare per far tornare il debito in mani italiane - sostiene Siri - perché l’esperienza insegna che questo aiuta molto la gestione».

Luigi Marattin, Pd, consigliere economico di Palazzo Chigi, abbozza un’analisi costi-benefici: «Nel trade-off tra benefici (dinamica più favorevole per nuove emissioni, con annesso minore incremento dello stock di debito) e costi (appesantimento della spesa per interessi, e quindi dell’indebitamento netto, per i successivi decenni), personalmente vedo prevalere i costi. La necessità per i prossimi anni infatti sarà di ridurre non, già, il valore nominale assoluto del debito in ammortamento, bensì il suo rapporto col Pil. E per farlo, nonostante io neghi con forza l’equazione “più spesa pubblica uguale necessariamente più crescita”, avremo bisogno di maggiori spazi sull’indebitamento netto (per investimenti), non minori, come la proposta implica».

Ma le valutazioni tecniche e politiche sono all’inizio e dipenderanno anche dalla congiuntura. Per ora l’attesa di una soluzione politica e l’ultimo tratto del Qe della Bce tengono i tassi bassi. Oggi andranno in asta Btp nella forchetta fra tre e 30 anni fino a 9,25 miliardi di euro e per il titolo più breve, alla prima tranche, la cedola è piatta (0,05%). Il titolo ventennale è invece alla seconda tranche e propone un cedola del 2,95%.

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