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Lo spettro dei raid in Siria accelera l’accordo Lega-M5S

CONSULTAZIONI AL QUIRINALE

Lo spettro dei raid in Siria accelera l’accordo Lega-M5S

(Epa)
(Epa)

Già al primo giro di consultazioni della scorsa settimana Sergio Mattarella si era molto soffermato con i partiti sulla collocazione internazionale, sulla politica estera, sulla visione dei rapporti con l'Europa ritenendo che questo sia un punto fondamentale per la formazione di alleanze di Governo. Non si tratta insomma di un punto del programma suscettibile di negoziato o compromessi come sulla flat tax o la revisione della Fornero o anche il reddito di cittadinanza, ma di un vero e proprio spartiacque che schiera le forze politiche da una parte o dall’altra in modo molto chiaro. E che ha ripercussioni importanti per il Paese. È quindi verosimile che tanto più in questo secondo giro di colloqui, vista la crisi siriana e lo scontro in atto tra Trump e Putin, la politica esterna torni a essere uno snodo cruciale negli incontri con i leader. E che lo diventi soprattutto tra di loro. Già ieri le posizioni di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio non sembravano vicine anche se si dice siano ormai a un passo da un accordo. Questi sono i rumors politici, che parlano di un patto quasi fatto e agevolato anche dall’elezione del leghista Molteni alla commissione speciale della Camera per tenere libero Giancarlo Giorgetti per un incarico di Governo.

Ma tornando alla crisi siriana, è chiaro che irromperà nelle consultazioni. Come ieri - a Porta a Porta - ha ammesso Di Maio parlando di una «accelerazione delle interlocuzioni esistenti» anche se le posizioni dei 5 Stelle si mantengono ambigue sulle alleanze internazionali, mentre quelle di Salvini confermano la sua linea pro-Russia. Bastava leggere le dichiarazioni del leader leghista di ieri: «Non è normale che il presidente degli Usa twitti, come se nulla fosse, arrivano i missili. Non sentite puzza di guerra nascosta sotto le fake news? I missili non si usano se non per sradicare i terroristi islamici» sottolineava ricordando l’azione della Russia e dell’esercito di Assad contro l’Isis. E invece Luigi Di Maio si muoveva ancora sul filo di quelle dichiarazioni atlantiste dette proprio all’uscita del primo giro di consultazioni. «Proprio perché siamo alleati degli Usa e dell’Occidente credo si debba consigliare i nostri alleati in un’ottica di pace e quindi mettiamo in moto la diplomazia. Spero che non si arrivi a che ci chiedano le basi italiane per bombardare la Siria».

A una prima lettura sembrano parole più vicine a quelle di Paolo Gentiloni che ha condannato l’uso di armi chimiche da parte di Assad chiarendo anche che il nostro Paese non è mai stato direttamente coinvolto in Siria e che la linea italiana resta quella del negoziato e dell’Onu. In effetti il secondo giro di colloqui fatto con lo scontro Usa-Russia sul tavolo servirà proprio a diradare quell’ambiguità che ancora resta tra Salvini e Di Maio. E il primo banco di prova sarà proprio al Quirinale che diventa l’occasione più immediata per un chiarimento dato che un confronto in Parlamento non ci sarà se non la prossima settimana quando Gentiloni dovrebbe riferire alle Camere della crisi in atto. Tra l’altro il chiarimento sarà anche tra chi è in coalizione insieme. Quale sarà per esempio la posizione di Berlusconi rispetto allo schieramento filo-russo di Salvini? Anche questa è una domanda a cui ci sarà una risposta in sede di consultazioni, visto che il capo di Forza Italia sarà a colloquio dal capo dello Stato con Salvini e finora non ha mai messo in discussione la collocazione atlantica.

E se intorno c’è uno scenario da venti di guerra, al Colle si cercherà di tenere il filo nell’ottica di facilitare al più presto la nascita di un Esecutivo. Ieri Di Maio ha parlato di «nuovi passi avanti» di cui parlerà con il capo dello Stato che proprio per sollecitare i partiti a non perdere tempo ha cominciato a mettere sullo sfondo ipotesi di pre-incarico. E ieri le parole del leader grillino, che ha annunciato l’istituzione di un comitato scientifico per stilare le basi di un contratto alla tedesca, sembrano andare nella direzione di dare i tempi certi a una trattativa, come chiede Mattarella. Così i leader potranno evitare pre-incarichi “prematuri”, già respinti da Salvini.

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