Italia

Centrodestra e 5 stelle per superare l’impasse

verso il governo / 3

Centrodestra e 5 stelle per superare l’impasse

(Ansa)
(Ansa)

È vero che non ci troviamo più sull’orlo del baratro di una devastante bancarotta, come nel novembre 2011. Nonostante l’impasse politica che, a oltre un mese dall’esito delle elezioni del 4 marzo, sta bloccando la formazione di un nuovo governo, l’economia italiana seguita ad annoverare tangibili segni di ripresa grazie soprattutto agli sviluppi dell’industria manifatturiera.

I segni di ripresa si possono ascrivere anche al buon andamento delle esportazioni, agli incipienti progressi della produzione 4.0 e alle aspettative suscitate dal Patto della fabbrica, siglato da Confindustria e dai tre sindacati confederali per l’avvento di un sistema di relazioni industriali più efficace e partecipativo.

Ma sul nostro Paese e sul suo futuro gravano pur sempre, come sappiamo, numerose ipoteche: a cominciare da un ingente debito pubblico (il terzo del mondo per entità), la cui sostenibilità rimane in ballo, malgrado il fatto che sia venuto ultimamente stabilizzandosi, in quanto andrà riducendosi nei prossimi mesi il Quantitative easing della Bce. Intanto, fin da subito, occorre provvedere sia all’elaborazione del Documento di economia e finanza, che è atteso al varco da Bruxelles, sia a stabilire come far fronte alla richiesta prospettata, da parte della Commissione, di una consistente manovra correttiva. Tutto ciò mentre incombe, inoltre, la minaccia di una catena di guerre dei dazi che non mancheranno di avere serie ripercussioni sul nostro commercio con l’estero, già alle prese con le pesanti conseguenze determinate dalle sanzioni in corso da tempo nei confronti di Mosca per l’annessione russa della Crimea.

Eppure, non soltanto sono sopravvissute certe mirabolanti promesse formulate durante la campagna elettorale dal movimento pentastellato e dalla Lega, che risultano per lo più incompatibili rispetto alle risorse disponibili e ai nostri impegni con l’Unione europea, ma sono rimasti largamente assenti nel confronto tra le due forze d’impronta populista uscite vincenti dalle urne, altrettante questioni cruciali e ineludibili: come ridisegnare in pratica regole e istituzioni pubbliche per favorire la crescita e gli investimenti di carattere produttivo; come ridurre concretamente il persistente divario economico e le diseguaglianze sociali fra il Sud e il Centro-Nord; come potenziare ricerca e innovazione per rafforzare le filiere tecnologiche delle imprese; come razionalizzare il regime fiscale e semplificare le procedure della pubblica amministrazione; come puntare di più su ambiente, cultura e logistica per creare nuove opportunità di sviluppo; come agevolare la crescita dimensionale delle Pmi e il consolidamento del loro impianto finanziario; e non certo, da ultimo, come creare strutture efficienti e diffuse per una formazione permanente al fine di aumentare un’occupazione qualificata e di scongiurare l’emarginazione di tanti giovani dal mercato del lavoro.

D’altra parte, solo se giungiamo al più presto a fare i conti con la realtà, per quella che è effettivamente, sarà possibile anche avere voce in capitolo nel corso dell’appuntamento del Consiglio europeo in agenda per il prossimo giugno, quando si tratterà di riorientare la politica europea su alcuni importanti dossier (dalle politiche economiche e fiscali a quelle in materia di sicurezza e di scambi commerciali, nonché di immigrazione e coesione sociale) e di tracciare le direttrici di marcia della Ue in uno scenario mondiale multipolare e interconnesso ma esposto adesso al pericolo di uno scontro militare in Siria fra gli Usa e la Russia.

Perciò si spiega quanto sia urgente che, in una situazione in cui il Partito democratico si è autoescluso dall’eventualità di un appoggio esterno a un nuovo esecutivo, il Movimento 5S di Luigi Di Maio e lo schieramento di centro-destra capitanato da Matteo Salvini pongano fine a uno sterile braccio di ferro, a suon di diktat e di veti incrociati, e assicurino una guida al Paese in base a un programma di governo realistico ed efficace in un quadro di riferimento europeo. Altrimenti finirebbero per aggravarsi certi cronici nodi economici e sociali e ne risentirebbero intanto le posizioni e le quotazioni politiche dell’Italia in uno scacchiere internazionale denso di incognite.

© Riproduzione riservata