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Ex capo di Stato maggiore Camporini: con scenari di guerra serve un nuovo…

LA CRISI IN SIRIA

Ex capo di Stato maggiore Camporini: con scenari di guerra serve un nuovo governo in tempi stretti

I primi a considerare necessaria la formazione di un nuovo governo in tempi stretti sono gli stessi che, nel caso sicuramente non auspicabile in cui gli Usa, la Francia e il Regno Unito decidessero di attaccare la Siria, si troverebbero coinvolti, in maniera più o meno indiretta, nelle operazioni. «Per noi la mancanza di direttive a livello politico è un problema grave - sottolinea il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica prima e della Difesa poi, oggi vicepresidente dello Iai, l’Istituto affari internazionali - I militari non possono attendere l’ultimo momento per ricevere delle indicazioni».

Il generale: le basi che ospita l’Italia sono in ambito Nato, non sono Usa
Al di là di come si svilupperà la crisi in Siria, e al di là della posizione espressa oggi dal premier Paolo Gentiloni durante una telefonata alla cancelliera tedesca Angela Merkel - l’Italia, ha chiarito il capo del governo, non parteciperà ad azioni militari in Siria ma, in base agli accordi internazionali e bilaterali vigenti, continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a garantirne la sicurezza e la protezione - rimane il fatto che il Paese ospita importanti forze militari a Vicenza e a Livorno (Esercito), Aviano (Aeronautica) e Sigonella, Gaeta e Napoli, base portuale della Sesta Flotta statunitense. Sono circa 16mila i militari americani nel nostro Paese. «Sì - precisa il generale italiano -, ma sono basi della Nato in territorio nazionale, in uso a forze armate che appartengono all’Alleanza Atlantica, non solo a quelle americane».

Se l’operazione è Nato l’Italia sarebbe vincolata in maniera automatica
La questione di un coinvolgimento in questa crisi dell’Italia, in maniera più o meno diretta, comunque si pone. Quanto il governo italiano avrebbe voce in capitolo nel caso di un impiego di queste basi per operazioni in Siria contro Assad e la Russia? «Dipende - risponde Camporini -. Se alla base di una operazione ci fosse una decisione della Nato, questo via libera vincolerebbe anche l’Italia, in quanto membro dell’Alleanza».

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Con missioni offensive al di fuori dell’Alleanza serve via libera Governo
E se invece l’operazione si sviluppasse al di fuori dell’ombrello Nato? «In tal caso - continua l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa - il quadro cambierebbe. Per impiegare queste basi in operazioni offensive, al di fuori della cornice dell’Alleanza, è necessario che il governo del Paese che intende farne uso, poniamo ad esempio gli Stati Uniti, chiedano il via libera al governo italiano. Via libera che dovrebbe anche avere l’approvazione del parlamento». Ora, nell’attesa che si formi un nuovo esecutivo dopo le politiche del 4 marzo, l’interlocutore sarebbe il governo Gentiloni, in carica per il disbrigo degli affari correnti. «L’autorizzazione - conclude il generale - non sarebbe invece necessaria se l’operazione fosse di “semplice” supporto logistico».

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