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Sciopero infermieri oggi e domani per il contratto: servizi e cure a rischio

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SANITÀ

Sciopero infermieri oggi e domani per il contratto: servizi e cure a rischio

A neanche due mesi dallo sciopero massiccio del 23 febbraio scorso - che con un’adesione all’80% ha bloccato oltre 60mila prestazioni sanitarie mentre sindacati ed Aran erano impegnati nella maratona per la pre-intesa sul rinnovo del contratto del comparto sanità 2016-2018 - gli infermieri d’Italia tornano a incrociare le braccia. Ma questa volta vanno al raddoppio: la protesta durerà infatti 48 ore, oggi e domani, proprio a sottolineare un disagio che non cessa.

«Previsti disagi su tutto il territorio nazionale»
Arrivate “divise alla meta” – solo i confederali hanno firmato la pre intesa del 23 febbraio - le sigle sindacali in fermento anche per l’imminente rinnovo delle Rsu dal 17 al 19 aprile prossimi aggiungono paglia sul fuoco della protesta e continuano a chiedere alla parte pubblica chiarezza su nodi cruciali del contratto, sia normativi che economici. E con molta probabilità, se certo non tutti i 440mila iscritti agli Albi (sono 270mila i dipendenti del Servizio sanitario nazionale) li seguiranno, l’adesione sarà consistente. «Sono previsti disagi su tutto il territorio nazionale in ospedali, ambulatori e Asl, nell’erogazione dei servizi sanitari», fa sapere il sindacato autonomo “Nursing Up”, che insieme al “Nursind” guida il fronte della protesta fin dalla decisione di non firmare la pre intesa. E pur con le dovute precisazioni di rito - «saranno comunque garantiti i servizi essenziali» – torna all’attacco avvisando, per bocca del suo presidente Antonio De Palma, che «alcune aziende sanitarie e ospedaliere stanno imponendo agli infermieri l’adesione completa alle 48 ore di protesta, invece di lasciare loro la libera scelta se assentarsi per un solo turno. Un ricatto inaccettabile che rischia di depotenziare lo sciopero». A battezzare come “sacrosanta” la nuova protesta degli infermieri è poi il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega. «Il rinnovo del contratto per il comparto sanità – sottolinea – suona come una presa in giro e che peggiora le condizioni dei lavoratori sia sul piano normativo che economico».

Le preoccupazioni del Governo
Una preoccupazione che sembra riecheggiare nello stringato comunicato con cui il Consiglio dei ministri del 10 aprile ha “licenziato”, con una frase quantomeno preoccupante, la pre intesa. Il Cdm ha infatti condiviso «le osservazioni del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef)»: formuletta che la dice lunga su quanto l’accordo potrebbe essere a rischio. Tanto che, secondo indiscrezioni, all’Aran starebbero correndo ai ripari. Voci che erano circolate già nei giorni scorsi, prima ancora che il Governo si esprimesse: tanto che una lettera di diffida inviata dal Nursing Up all’Aran metteva in guardia su ipotesi di modifica unilaterale di 34 punti della bozza di contratto. Questione spinosa, al momento tutta da chiarire.

… e quelle della Fnopi
Intanto, non solo i sindacati hanno avuto qualcosa da precisare: sulla pre intesa, il 22 marzo, è intervenuta anche la Fnopi, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, nata con la legge Lorenzin che ha riordinato tutta la galassia dei lavoratori della sanità. Cinque i punti riaffermati – in veste di ente pubblico e di ente sussidiario dello Stato - nella lettera ai vertici Aran e del Comitato di settore: la dignità dell’attività infermieristica; la necessità che il contratto sia coerente con lo sviluppo della professione; una parte normativa adeguata alle nuove carriere; un trattamento economico adeguato a incarichi dirigenziali; il diritto alla libera professione, non garantita per gli infermieri.

I principali punti caldi del contratto
Sul fronte economico, questi sono i principali motivi di protesta che hanno portato a confermare lo sciopero: il fatto che gli aumenti tabellari e perequativi scattino solo dal mese di aprile e non da marzo; la previsione che i 91 euro di aumento per lavoratore del comparto siano in vigore soltanto da gennaio 2019; la “temporaneità” degli 85 euro medi di aumento, a causa dell’elemento perequativo che ha durata di soli nove mesi; il rischio di perdere la Ria (Retribuzione individuale di anzianità), una delle voci che dovrebbe rimpinguare il fondo sanità, per i paletti imposti dalla riforma Madia che vieta di incrementarlo rispetto al 2016. Poi, certo non ultima, la “disparità di trattamento” tra le diverse categorie di statali: gli infermieri – avvertono dal Nursind - stimano di “prendere” circa 94 milioni in meno di quanto dichiarato dai firmatari del contratto. Sul piano normativo, per le sigle “sulle barricate” sono da segnalare le parziali deroghe alle 11 ore di riposo continuativo secondo direttiva Ue, le indennità inalterate rispetto a dieci anni fa, la definizione degli incarichi di funzione, l'organizzazione del lavoro e disparità sulle riserve orarie per l'obbligo formativo.

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