Italia

Giancarlo Giorgetti, il leghista bocconiano e grande mediatore

  • Abbonati
  • Accedi
il ritratto

Giancarlo Giorgetti, il leghista bocconiano e grande mediatore

Giancarlo Giorgetti ha accompagnato il leader della Lega Matteo Salvini a Quirinale per le consultazioni in vista della formazione del governo
Giancarlo Giorgetti ha accompagnato il leader della Lega Matteo Salvini a Quirinale per le consultazioni in vista della formazione del governo

Chi è il leghista bocconiano che sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo presieduto da Giuseppe Conte? Da venti giorni a questa parte, Giorgetti non fa che passare da un talk show all’altro, da una rete televisiva all’altra. Interviste, apparizioni, colloqui: una sovraesposizione mediatica che fa a pugni con il carattere schivo e silenzioso dell’uomo. Che qualcuno descrive addirittura come taciturno e noioso. Eppure, il capogruppo della Lega alla Camera e braccio destro di Matteo Salvini è uno che possiede l’arte della mediazione nel Dna. E che grazie a questa dote è arrivato, in queste ore, arrivato sull’androne di Palazzo Chigi.

Lo stratega dell’avanzata leghista
Giorgetti è l’uomo che ha gestito tutti i passaggi delicati del Carroccio da vent’anni a questa parte, comprese le non facili trattative sulla legge elettorale. È lui che ha le chiavi della macchina-Lega, che guida avendo accanto il leader come navigatore. Ed è sempre lui ad avere in questa faseil canale aperto con tutto l’inner circle “pentastellato”. Sul campo, in commissione Bilancio alla Camera, ha maturato anche una notevole competenza in materia di conti pubblici: è stato relatore della manovra correttiva nel 2011 e presidente della commissione speciale sul Def nel 2013. Competenza che in questa legislatura tornerà senz’altro utile.

Da vent’anni in Parlamento
Da più di vent’anni in Parlamento, eletto per la prima volta alla Camera nel 1996, Giorgetti, diploma da perito aziendale, laurea alla Bocconi, commercialista e revisore dei conti è diventato l’uomo di collegamento della Lega verso i centri dell’economia e della finanza. La biografia ufficiale racconta delle sue umili origini: nato nel 1966 in un paesino sul lago di Varese (Cazzago Brabbia, 800 abitanti), padre pescatore e madre operaia. Nessun salotto buono, quindi.

Da Bossi a Salvini
Tra i segni particolari: cugino del banchiere Massimo Ponzellini, tifoso doc del Varese Calcio e laureato alla Bocconi. Ha attraversato le varie stagioni del Carroccio, dai ruggenti anni di Umberto Bossi alla Lega “senza” Nord di Salvini, ricoprendo a lungo il ruolo di capo lombardo del movimento. Dopo l’esperienza come sindaco del suo paese natale, Umberto Bossi lo sceglie come futuro dirigente esperto in economia del partito. Nel 1996, a neppure 30 anni, diventa così deputato e in Parlamento ci resterà sempre. Nel 2000 è scelto dal Senatur per la segreteria federale, come responsabile del settore economico; dal 2001, per cinque anni, ricopre il ruolo di presidente della commissione bilancio alla Camera e nel governo Berlusconi II è sottosegretario alle Infrastrutture.

Tra i dieci saggi di Napolitano
Cresce la sua esperienza con il nuovo incarico a presidente della Commissione bilancio della Camera (dal 2008 al 2013), tanto che Giorgetti viene scelto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per far parte del gruppo dei dieci saggi per mettere a punto un piano di riforme istituzionali ed economiche. È insomma ormai un uomo di istituzioni che attraversa stabilmente le crisi e le trasformazioni del suo partito, prima in mano a Maroni e poi, dal 2014, guidato da Matteo Salvini, che non rinuncerebbe mai alle capacità di mediatore e all’esperienza di Giorgetti che qualcuno ormai definisce il “Gianni Letta” della Lega. Eppure lui, che ha accompagnato Salvini da Mattarella nel primo giro di consultazioni, continua a schermirsi: «Io premier? Figurarsi, non mi conosce nessuno».

Giorgetti: per Lega risultato storico. Salvini ha vinto la sfida

© Riproduzione riservata