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Juve-Roma, ricavi più bassi delle big spagnole ma manager (e…

BILANCI DEL CALCIO

Juve-Roma, ricavi più bassi delle big spagnole ma manager (e allenatori) migliori

L'abisso da oltre mezzo miliardo di euro tra i fatturati combinati delle due big di Spagna e le italiane che le hanno affrontate ai quarti di finale di Champions League non si è affatto visto in campo. Anzi, nelle partite di ritorno il dominio di Roma e Juventus ai danni di Barcellona e Real Madrid è stato tale da far sperare in una doppia rimonta apparentemente improbabile dopo i duri k.o. delle gare d'andata.

I capitolini sono riusciti nell'impresa, i campioni d'Italia sono stati beffati solamente da un rigore concesso all'ultimo minuto di recupero, ma la capacità di appianare sul terreno di gioco le enormi distanze sul piano economico è pressoché identica. Certo, nel dettaglio fanno più impressione i 477 milioni di differenza tra i fatturati di Roma e Barcellona rispetto ai 269 milioni di divario tra il Real e la Juventus, soprattutto considerando il risultato finale.

È evidente però che gli investimenti compiuti in questi anni, per quanto più oculati, abbiano premiato la maggiore capacità manageriale delle due italiane rispetto alle grandi di Spagna. A incidere è stata anche la bravura dei due tecnici, Allegri e Di Francesco, esponenti di una categoria che rappresenta in questo momento il fiore all'occhiello del movimento calcistico tricolore.

Roma di necessità in virtù
La Roma, complici i paletti del fair play finanziario, ha dovuto fare di necessità virtù in sede di calciomercato. Ha sfruttato le cessioni, in primis quella di Salah (42 milioni e 8 di bonus) al Liverpool, Rudiger (35 milioni e 4 di bonus) al Chelsea e di Paredes (23 milioni e 4 di bonus) allo Zenit per poter puntallare l'organico. Diversi acquisti divenuti di secondo piano nel corso della stagione (Defrel, Schick, Gonalons e lo sfortunato Karsdorp) più due sorprese divenute determinanti nella cavalcata europea della squadra di Di Francesco: l'esperto Kolarov, costato cinque milioni di euro, e il giovane Under, pagato 13,4 milioni al Basaksehir con bonus da 1,5 milioni. Tuttavia, la gestione del parco calciatori ha comportato un risultato negativo per 9,9 milioni nel primo semestre relativo all'esercizio in corso.

Le plusvalenze della Juve
Per la Juventus, invece, le operazioni sul mercato estivo hanno comportato complessivamente un aumento del capitale investito di 89,7 milioni derivante da acquisizioni ed incrementi per 101,9 milioni e cessioni per 12,2 milioni, come si evince dalla relazione semestrale dello scorso 31 dicembre. Le plusvalenze nette generate dalle cessioni ammontano inoltre a 74,1 milioni. È la sessione di mercato che ha visto entrare nelle casse bianconere i 42 milioni della cessione di Bonucci al Milan, oltre ad altri addii meno remunerativi (6 milioni per Neto al Valencia, 17 milioni per Lemina al Southampton), con un investimento mirato in giocatori da inserire gradualmente nelle gerarchie. Matuidi (20 milioni) è stato il primo a trovare spazio sin da subito, mentre De Sciglio (12 miloni) ha sofferto diversi problemi fisici, così come l'acquisto più oneroso dell'estate, Bernardeschi, pagato 40 milioni di base alla Fiorentina. La stessa cifra che i bianconeri sborserano per il riscatto (già certo) di Douglas Costa, per il quale sono stati versati 7 milioni per il prestito. Le altre spese sono state di 12,2 milioni per Szczesny (+3,1 di bonus), utilizzato solo nei secondi finali al Bernabeu ma titolare in campionato, di 3,5 milioni per il prestito di Howedes (con obbligo di riscatto a 13 milioni) e di 9,5 milioni per Bentancur.

I numeri-monstre del Barcellona
Investimenti che non pareggiano affatto quelli del Barcellona, spinto dalla cessione record di Neymar al Paris Saint-Germain per 222 milioni di euro. Solo in estate, i catalani hanno speso 192,5 milioni di euro, oltre metà dei quali per Dembelé dal Borussia Dortmund (105 milioni), l'uomo che ha avuto tra i piedi il pallone della beffa all'Olimpico, ma il suo spiovente da centrocampo non ha spento i sogni del popolo giallorosso. In inverno, inoltre, gli azulgrana hanno messo sul piatto 120 milioni per Coutinho del Liverpool (con 40 di bonus), ma non hanno potuto utilizzarlo in Europa. Gli altri innesti non hanno avuto particolare impatto, a parte Paulinho (40 milioni al Guangzhou).

Il Real ha fatto cassa
E sebbene si trattasse della squadra più ricca del lotto, il Real Madrid non ha fatto investimenti degni di tale fama. Fregiarsi per la seconda stagione consecutiva del titolo di campione d'Europa, in effetti, è abbastanza per evitare spese folli alla “Casa Blanca”, che ha anzi approfittato delle gerarchie consolidate per fare cassa con le seconde linee come Morata, Danilo e James Rodriguez (94 milioni messi dentro dai primi due, per il terzo sono arrivati solo 5 milioni per il prestito oneroso e si attende il riscatto da parte del Bayern Monaco). Non che i blancos non abbiano speso, però: 30 milioni per Hernandez e 17 per Ceballos, chiaramente due alternative ai titolari che mercoledì hanno rischiato di salutare anzitempo la Champions League per merito di una Juventus mai doma. Che, a differenza della Roma, non è riuscita a ribaltare sul campo l'abisso economico con l'avversaria iberica. Un campo dove le regine della Liga dominano incontrastate, ma sul terreno di gioco le italiane hanno dimostrato di potersela giocare alla pari.

Roma e Juve sono le due società italiane che hanno più modernizzato la loro governance e i risultato si vedono anche in campo. Ora è tempo che segua l'intendenza” dell'intero movimento del Belpaese.

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