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Portico d’Ottavia in festa per i 70 anni dalla fondazione d’Israele

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celebrazioni il 14 maggio

Portico d’Ottavia in festa per i 70 anni dalla fondazione d’Israele

David Parenzo, Ruth Dureghello, Ofer Sachs e Daniel Funaro
David Parenzo, Ruth Dureghello, Ofer Sachs e Daniel Funaro

Non solo a Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme, ma anche a Roma si preparano le celebrazioni per i 70 dalla fondazione dello stato d'Israele. E Portico D'Ottavia si tingerà di bianco e azzurro, i colori dello stato ebraico. La data per il calendario ebraico, su base lunare, di Yom Ha'atzmaut, il giorno dell'indipendenza è il 5 di Yiar che quest'anno cade il 18 aprile. Nel 1948, invece, il giorno del famoso discorso di Ben Gurion fu il 14 maggio. «Sono israeliano di quarta generazione – spiega l'ambasciatore israeliano in Italia Ofer Sachs – è un momento molto commovente sia in Israele sia in Italia. La comunità ebraica romana è una delle più accoglienti e sionista nel mondo. Sono sempre molto emozionato dal livello di coinvolgimento».

Gli appuntamenti nel quartiere ebraico
Molte le iniziative previste in contemporanea nell'antico quartiere ebraico a partire dalle 21 con l'alzabandiera in piazza Gerusalemme dove ci saranno il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, la presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, la sindaca Virginia Raggi, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, l'ambasciatore Sachs. Si passa al palazzo della cultura con la presentazione del libro “Il Sionista Gentile” di Carlo Giacobbe; mentre alle 21.30 il coro della scuola ebraica che presenterà un medley di canzoni intitolato “I nostri primi settant'anni”. Alle 22.30 invece si finisce con un concerto dei Maccabeats, un ensamble vocale di 14 elementi della Yeshiva University di Mahanattan, un insieme eclettico di canzoni ebraiche, americane e israeliane con voci e umorismo tipicamente ebraico. Ma c'è anche la possibilità di vedere un documentario su Ben Gurion, fondatore dello stato d'Israele, una mostra di artigianato ebraico e anche una mostra fotografica dal titolo “The promise Land. Verso Israele, il paese latte e miele”. Aperto fino a mezzanotte anche il museo ebraico.

Il ricordo del 14 maggio 1948
Roma, 14 maggio 1948: 70 anni sono passati da quel giorno ma il ricordo è ancora vivo. «Quel 14 maggio – spiega la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello - gli ebrei partirono da Portico d'Ottavia per andare sotto l'arco di Tito a rivendicare finalmente la nascita di questo stato. Per gli ebrei romani ma anche per quelli di tutto il mondo ha significato una rinascita, una speranza, una motivazione in più per rivendicare il proprio orgoglio ebraico in tutti i paesi nelle diaspore in cui erano presenti». Fino a quel momento, gli ebrei non passavano sotto l'arco fatto costruire dall'imperatore romano per celebrare la conquista di Gerusalemme e la distruzione del Tempio nel 70 d.c. dando inizio alla diaspora.

Una comunità viva
«Questa è una comunità viva – spiega Dureghello – ricca di iniziative culturali, che ha voglia di dare. Guardiamo ad Israele perché rappresenta le nostre radici, ma anche da italiani ed europei perché rappresenta oggi un modello di democrazia, libertà, civiltà e va condiviso con tutti». Sulle critiche a Israele, Dureghello spiega che «è un baluardo di civiltà, un paese che ha affrontato sfide importanti e ne uscito a testa alta e ha sempre saputo tenere saldi quei valori cui tutti facciamo riferimento con amore».

Guerra del carciofo, 'alla giudia non e' casher'

Ma il carciofo alla giudia è kasher?
Ma il carciofo alla giudia è kasher? «Faccio una battuta – dice Dureghello – solo se lo “capiamo”, ovvero lo puliamo io e il rabbino capo, Riccardo Di Segni. È un simbolo al quale tutti sono legati e che rimane sempre buono». E sembra che l'ambasciatore Sachs ne sia ghiotto. .

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