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Dossier I dieci anni che hanno trasformato l'industria italiana del design

Dossier | N. 41 articoliIl design al Salone e al Fuorisalone: la settimana d'oro di Milano

I dieci anni che hanno trasformato l'industria italiana del design

L'edizione numero 57 del Salone del Mobile può essere quella della svolta. Da tre anni il sistema arredo ha rialzato la testa dopo i dieci anni della grande crisi globale che sul design italiano ha lasciato ferite profonde. Giuliano Mosconi, amministratore delegato di Tecno, già numero uno di Poltrona Frau (che ha accompagnato alla quotazione proprio nel cuore della crisi) definisce quel decennio in maniera lapidaria: la guerra. Se si analizzano i dati del settore, è impossibile non convenire con Mosconi. Gli indicatori economici del periodo 2007-2017 sono assimilabili a quelli di un periodo post-bellico. La produzione ha perso circa il 20% con picchi vicini al 30 per cento. Il consumo interno ha perso circa il 30%. Le esportazioni, dopo un calo arrivato fino al 20%, solo l'anno scorso hanno riagganciato i livelli precrisi. La riduzione del numero delle imprese è stata intorno al 15%, quella degli addetti intorno al 20 per cento.

Gli ultimi tre anni hanno però fatto intravedere segnali reali di un'inversione di tendenza. Il bonus mobili, esteso anche alle giovani coppie, ha rivitalizzato un mercato interno asfittico. Solo la ripresa sostenuta delle esportazioni ha fatto da carburante a una crescita spinta soprattutto dalle imprese più strutturate e innovative. L'avanguardia capace di competere sul mercato con concorrenti agguerriti: le imprese tedesche per la tecnologia, quelle cinesi per la capacità di utilizzare la leva del prezzo. Ora lo sforzo del sistema deve essere indirizzato a completare il processo di ristrutturazione e consolidamento in parte indotto dalla crisi che ha cancellato le imprese più piccole e meno competitive e, teoricamente, spinge verso il consolidamento del sistema.

I prossimi mesi rischiano di essere decisivi. La guerra dei dazi tra gli Stati Uniti di Trump e la Cina è un'arma a doppio taglio. Apparentemente la chiusura reciproca dei due mercati potrebbe far guadagnare quote all'export italiano, particolarmente brillante negli ultimi anni sia negli Stati Uniti che in Cina (grazie anche al lungo e paziente lavoro del Salone del mobile di Shanghai). Il settore non dovrebbe essere interessato da dazi e quindi avere campo libero su entrambi i mercati. Ma chi pensa che possa accadere qualcosa del genere, farebbe meglio a guardare alla storia. Le guerre commerciali si sono sempre risolte con un calo complessivo dei commerci mondiali pagato, pro quota, da tutti i Paese e da tutti i settori. Per l'arredo-design che esce dai dieci anni di traversata nel deserto - la guerra di Mosconi - e da un disastroso embargo alla Russia che sta riducendo al lumicino un mercato molto solido e con importanti prospettive di crescita, sarebbe una pericolosa battuta d'arresto.

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