Italia

Sfilata di leader al Vinitaly ma è ancora stallo Salvini-Di Maio

la rassegna vinicola

Sfilata di leader al Vinitaly ma è ancora stallo Salvini-Di Maio

Domenica di intense trattative fra i partiti in vista di un inizio settimana che dovrà trovare uno sbocco allo stallo registrato fin qui sulla formazione del nuovo governo. E le trattative passano per la fiera di Verona dove, all’inaugurazione di Vinitaly, la kermesse annuale sul vino, tra stand e padiglioni regionali si registra un nuovo stallo. Non solo è sfumato l’atteso incontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio ma i due leader, a distanza, sono tornati a battagliare. Il leader della Lega chiede a M5s di «fare uno sforzo in più». Il candidato premier pentastellato avverte la Lega che «se insiste con il centrodestra unito fa un danno all’Italia». Per di più Di Maio torna a mettere sul tavolo l’ipotesi di governo M5S-Pd: «L’ipotesi di un governo del cambiamento la proponiamo anche al Pd, io voglio fare un appello al senso pratico a tutti, non ci si può fermare e bloccarsi sulle logiche politiche». Al Vinitaly, lo stallo è servito.

L’incontro sfumato Di Maio-Salvini
Arrivando alla kermesse veronese Salvini ha subito escluso ogni ipotesi di incontro con il leader dei Cinque Stelle: «Non c’è nessun incontro con Di Maio. Oggi non c’è spazio per la politica». Poi, alla domanda su quale vino offrirebbe a Di Maio: «Gli offrirei un Sforzato perché si deve sforzare a fare qualcosa di più». La replica arriva netta e decisa non appena Luigi Di Maio mette piede alla Fiera di Verona: «Voglio che sappiate che il M5s è al lavoro per un governo che dia risposte, chi si ostina a proporre un centrodestra unito propone una strada non percorribile e che può fare anche danno».

Politica estera, distanze Lega-Fi
Per i leader, la giornata al Vinitaly è stata anche una ghiotta opportunità di parlare al proprio elettorato. Ecco allora entrare in scena la difesa del made in Italy: «Spero che ci sia presto un governo guidato dalla Lega per difendere il Made in Italy. Ma oggi non c’è spazio per le polemiche, porto solo un omaggio agli imprenditori che resistono» incalza Matteo Salvini. Poi il tema-Russia: «Con noi al governo le sanzioni alla Russia sono la prima cosa a saltare» assicura Salvini rivolgendosi a un espositore che gli fa notare come, con l’andar del tempo, le sanzioni nei confronti di Mosca danneggeranno l’export del vino italiano. Una posizione, quella della Lega, che differisce dal quadro tracciato dal leader Fi. Che in una lettera al Corriere della Sera chiede «un governo autorevole per mediare tra Usa, Mosca e Ue».

Tutti in passerella

Alla fiera di Verona è presente anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Crediamo che si debba riconoscere il voto popolare con una guida di governo che spetta alla coalizione di centrodestra. Speriamo che il M5S voglia darci una mano». Inutile nascondere che con Berlusconi ci siano stati degli screzi: «Non nego che con Berlusconi ci siano state delle incomprensioni in questi giorni per alcune sue frasi - ammette Meloni - ma credo sia giusto mantenere gli impegni presi con i cittadini mantenendo l’unità della coalizione». Poi si lancia anche lei in una strenua difesa del made in Italy: «Noi vogliamo un governo che dica “difesa feroce del made in Italy, difesa feroce dell’impresa italiana, di persone che ogni giorno difendono il marchio italiano».

Di Maio toglie le “regionali” dal tavolo per il governo
Alla rassegna vinicola anche la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, tra gli esponenti che potrebbero ricevere da Mattarella un eventuale incarico esplorativo per la formazione del governo. Fra gli ospiti dell’inaugurazione anche il “reggente” del Pd Maurizio Martina che, in quanto ex ministro dell’Agricoltura, ha competenza con il luogo e il tema dell’iniziativa. Peraltro, nappure lui risulta estraneo ai tentativi di dar vita al nuovo governo avendo dichiarato che «il Pd non è indifferente». Ultimo, ma solo in ordine di arrivo, Luigi Di Maio che avverte: «Il voto regionale può avere un valore nazionale quando vanno al voto più regioni, di grandi dimensioni e quando il voto è temporalmente distante da un voto nazionale. Qui non c’è nessuno di questi tre casi. E quindi i risultati elettorali del Friuli Venezia Giulia, come anche quelli del Molise, non possono avere una concreta influenza sulle vicende nazionali».

© Riproduzione riservata