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Calenda lancia il governo di tutti, il Pd torna a dividersi

il cantiere del nuovo esecutivo

Calenda lancia il governo di tutti, il Pd torna a dividersi

Nel dibattito politico sulla formazione del governo irrompe l’ipotesi del «governo di tutti». A lanciarlo è il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, da poche settimane ufficialmente iscritto al Pd. L’ipotesi nasce dalla constatazione dello stallo nelle trattative tra Lega e M5S, ma incontra i dubbi di molti esponenti Dem.

La proposta di Calenda
«Data la situazione di stallo e il peggiorare delle crisi internazionali occorrerebbe proporre un Governo di transizione appoggiato da tutte le forze politiche e una commissione bilaterale per rimettere mano alla legge elettorale e alle altre riforme incompiute». Parola di Calenda che esprime il suo pensiero in un’intervista alla Repubblica. La proposta viene immediatamente rinviata al mittente dal leader della Lega Matteo Salvini che si chiama fuori da qualunque ipotesi di «governissimo». «Io dialogo con tutti - incalza il leader leghista -, ma l’unico punto fermo è che con il Pd non si può fare nulla. A Calenda dico, mamma mia! Un governo con chi ha approvato la Fornero o vuole gli immigrati che cosa potrebbe fare?».

Le divisioni nel Pd
La proposta Calenda è stata accolta con una certa freddezza anche in casa Pd. Dove, nelle dichiarazioni ufficiali si fa presente che un’ipotesi di governissimo non deve essere lanciata dal Pd, ma da altri. Poi il Pd deciderà se accoglierla o meno. È, ad esempio, di questa idea la ministra della Difesa Roberta Pinotti: «Non credo sia una proposta che possiamo avanzare noi, cioè che il Pd debba farsi promotore di un governo del tutti dentro» dice Pinotti. E sulla stessa lunghezza d’onda si muovono gli esponenti dell’inner circle renziano. Il fedelissimo Dario Parrini, ad esempio, osserva: «Calenda, nella sua intervista a Repubblica, fa molte considerazioni interessanti ed una fuga in avanti che non mi convince. Non penso infatti che nelle attuali circostanze il Pd debba proporre la nascita di un governo appoggiato da tutti i partiti». Ma il tema si pone lo stesso. Se, infatti, perdurasse lo stallo e alla fine altri proponessero di uscire dall’impasse con la formula del «governo di tutti» cosa farebbe il Pd? Entrerebbe compatto nel nuovo esecutivo o si spaccherebbe? È facile ipotizzare il sì dell’area che fa capo a Franceschini e Zanda. Ma cosa farebbero i renziani? I boatos parlano di una possibile convergenza su un governo per le riforme. Il tempo dirà se questa sarà la strada.

L’incontro Lotti-Confalonieri
Intanto si registrano incontri significativi, magari al riparo delle sedi istituzionali, che lasciano pensare a sforzi di convergenza fra forze politiche non alleate. Uno di questi è quello fra il ministro dello Sport, il renzianissimo Luca Lotti e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. In molti hanno letto questo incontro come un indizio di un governissimo che inizia a prepararsi. «Non ha niente a che vedere con gli argomenti odierni che riguardano la politica» ha subito puntualizzato Lotti. Che con questa dichiarazione ha solo contribuito ad aumentare i sospetti.

La strana campagna elettorale del ministro Calenda

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