Impresa & Territori

Dossier Il contract? Una leva di evoluzione produttiva

    Dossier | N. 16 articoliRapporto Design

    Il contract? Una leva di evoluzione produttiva

    Design su misura e nuove produzioni seriali di qualità per il mercato. È questo il valore portato dal contract secondo l’architetto Massimo Iosa Ghini, che a Miami sta costruendo una torre di 66 piani (oggi si è arrivati al trentesimo livello) in stretta collaborazione con numerose aziende del made in Italy, da Snaidero per le cucine a Technogym per le zone relax, da Giorgetti e Moroso per le imbottiture a Leucos per le luci. «Per le 500 cucine previste in questo edificio – spiega il designer bolognese – abbiamo sviluppato un nuovo prodotto in sinergia con l’azienda, partendo da un modello esistente ed elaborando una soluzione inedita, con ottime prestazioni pur facendo attenzione ai costi. Abbiamo usato elementi seriali, ricomponendoli nelle diverse situazioni».

    Il contract rafforza l’alleanza tra committenza, progettista e aziende, «cambia il paradigma commerciale - aggiunge Iosa Ghini - e fa saltare il meccanismo della distribuzione convenzionale». E contribuisce all’evoluzione della manifattura, che ha consentito alle aziende italiane di continuare a essere competitive su scala internazionale, distinguendosi per l’alto valore del progetto e non solo del prodotto.

    Iosa Ghini spiega che per dare concretezza «ad elementi speciali, vanno definite soluzioni customizzate modularizzando le componenti che devono essere disegnate di volta in volta». Questo vale per le residenze, ma soprattutto per il settore dell’hotellerie, come dimostra l’esperienza consolidata negli anni da parte di un altro studio italiano, quello di Piero Lissoni.

    «Il team multidisciplinare guidato da Piero Lissoni - dice Mitla Morato, partner di Lissoni Architettura - si occupa di architettura, design e grafica. Ci relazioniamo costantemente con fornitori dinamici, capaci di seguire le diverse tipologie di progetti, per produrre risultati eccellenti, in linea con i nostri standard qualitativi». Morato cita a titolo di esempio il Conservatorium hotel di Amsterdam, realizzato recuperando un immobile storico di pregio. Per quanto riguarda gli interni, la partecipazione al progetto di divisioni di note aziende del mobile e dell’arredo come Cassina Contract per le camere e il glass building centrale, B&B Italia Contract per le aree comuni e Poliform Contract per la spa Akasha è risultata una commistione di successo.

    Per Iosa Ghini, come per Lissoni, la centralità del progetto è dirimente. «Quando non c’è sul mercato un elemento, un prodotto, una finitura che serve per dare forma allo spazio, si disegna – commenta l’architetto bolognese –; è uno stimolo per il progettista ma anche per l’azienda, che metterà in produzione qualcosa che non c’è, e che magari andrà a catalogo in seconda battuta».

    Con il contract quindi la manifattura si evolve, «la produzione - spiega Morato - si confronta con continue possibilità di ricerca e innovazione. Allo stesso tempo i progettisti possono portare valore al proprio lavoro attraverso il disegno di prodotti unici, ottenuti anche grazie ad un dialogo immediato con le aziende». In questo rapporto sinergico si consolida la fiducia di entrambi: i progettisti non devono disegnare al millimetro perché si fidano delle aziende, per lo più italiane, e del loro risultato; queste ultime contribuiscono proponendo soluzioni relativamente a dettagli, portando a loro volta valore aggiunto.

    Progettisti e fornitori dunque fanno squadra, alleandosi in un investimento comune a favore della creatività e della sostenibilità. E la committenza? «In questo processo, il ruolo degli architetti è educativo. Bisogna cercare di spiegare agli investitori immobiliari che la realizzazione di un progetto di qualità crea vantaggi per tutti. Ne è prova il fatto che tutti i nostri hotel, o residence apartment, dove abbiamo coinvolto aziende italiane o europee di qualità sono continuamente fully booked». Così racconta l’architetto Matteo Nunziati, impegnato nel settore dell’architettura di interni e design e che collabora con importanti aziende nel campo del mobile, dell’illuminazione e dell’oggettistica. «Che si tratti di architettura o product design - aggiunge -, la sfida è sempre quella di cercare di mantenere un coinvolgimento emotivo senza tradire le dinamiche più concrete, legate alle esigenze del mercato». Nunziati spiega ad esempio che per le Trump Towers di Pune in India, progetto svelato qualche settimana fa, «la filosofia è stata quella di creare un progetto che considerasse il budget e i vincoli funzionali e allo stesso tempo esaltasse in ogni dettaglio la capacità delle aziende di design italiane, coinvolte come fornitrici».

    © Riproduzione riservata