Italia

Visco, stabilità e fiducia per le sfide interne e internazionali

La Lectio Magistralis DEL GOVERNATORE VISCO

Visco, stabilità e fiducia per le sfide interne e internazionali

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (foto Ansa)
Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (foto Ansa)

All’Italia occorrono «stabilità e fiducia»: sono questi gli ingredienti essenziali per rimuovere le debolezze ancora presenti nel sistema economico italiano e in quello finanziario e per lasciare definitivamente alle spalle la crisi economica più grave della nostra storia.

Alla vigilia di importanti appuntamenti internazionali come gli incontri di primavera del Fondo monetario internazionale e il vertice Ue di giugno che si occuperà anche del futuro dell’Unione bancaria, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco coglie l’occasione del trentennale della Facoltà di Economia di Tor Vergata per inviare un duplice messaggio: ai policy maker italiani, perché provino a garantire la stabilità in una fase di transizione internazionale molto delicata. E ai nostri diffidenti vicini di casa, per ricordare che l’Italia ha tutte le carte in regola per meritare fiducia, compresa un’azione di Vigilanza, italiana prima e in tandem con Bce, poi, che ha permesso nella crisi di preservare la stabilità del sistema creditizio italiano, con costi per lo Stato di gran lunga inferiori a quelli sostenuti da altri paesi.

Di ribadire alcuni dati, evidentemente, oggi c’è bisogno: basti pensare che non più tardi di venerdì 13 aprile uno dei più eminenti economisti tedeschi, Clemens Fuest, presidente dell’Istituto di ricerca Ifo, in Italia per presentare un rapporto sul futuro dell’Unione europea, è tornato ad affermare, con un riferimento assai trasparente al nostro paese, che, dato che le regole non vengono rispettate e la sfiducia verso alcuni partner in Europa serpeggia, bisognerebbe introdurre una clausola per uscire dall’Euro, permettendo l’exit ai paesi che queste regole non vogliono o non possono rispettare.

Per Visco la soluzione delle crisi degli intermediari più deboli e la ripresa economica hanno diradato ogni timore sulla tenuta del sistema e hanno migliorato il giudizio dei mercati, anche perché oggi il capitale di migliore qualità delle banche italiane è risalito al 13,8 per cento degli attivi ponderati per il rischio. Non basta. Il miglioramento della qualità del credito, ha spiegato, ha interessato sia il flusso che la consistenza dei prestiti deteriorati: il primo è adesso pari al 2 per cento del totale dei finanziamenti (contro un picco di più del 5 per cento nel 2013). Lo stock dei crediti cattivi è oggi di 135 miliardi, circa un terzo in meno che nel 2015 e l’incidenza percentuale è scesa al 7,5 per cento. In questo campo, inoltre, il gap con la media europea è oggi pari a 6 punti percentuali mentre poco più di due anni fa era all’11 per cento.

Certo, dice Visco, occorre proseguire su questa strada, sfruttando una ripresa che non durerà per sempre; e continuare a riformare i bilanci degli istituti di credito. Ma, nel frattempo, occorre anche rivedere l’assetto istituzionale e regolamentare europeo in materia di gestione delle crisi, correggendone gli eccessi di rigidità. La fiducia fra partner europei si ristabilisce anche così, ricorda il numero uno della banca centrale italiana.

Sbaglia invece, secondo Visco, chi condiziona il processo di completamento dell’Unione bancaria e dunque i progressi sul fronte della condivisione dei rischi in Europa a fattori come una rapida riduzione dell’esposizione bancaria verso il proprio debito sovrano. Il principale canale che lega le sorti delle aziende di credito a quelle dell’emittente sovrano è la dinamica dell’economia; non la quota di possesso di titoli dei titoli di stato da parte delle banche, che comunque in Italia è scesa all’8,5%, con un calo di oltre 100 miliardi rispetto al 2015.

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