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Effetto Jobs act: crolla la Cig, ora far decollare le politiche attive

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L'Analisi|i dati inps

Effetto Jobs act: crolla la Cig, ora far decollare le politiche attive

Le imprese ormai chiedono sempre meno ore di cassa integrazione. Anche a marzo é proseguito il crollo delle autorizzazioni Inps, e nei primi tre mesi dell'anno la domanda di cig è ferma a 62,4 milioni di ore, meno 39 per cento nel confronto tendenziale.
Anche il tiraggio, vale a dire l'utilizzo effettivo della cassa integrazione autorizzata, viaggia a ritmi bassini: nel 2017 ci si é attestati al 36,2 per cento, un valore di gran lunga inferiore al 53 per cento del 2015 e al 44 per cento del 2016.

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La Cig ordinaria, che si utilizza per difficoltà temporanee, scende un po' in tutti i settori economici, a partire da industria ed edilizia. Anche la Cigs, per crisi aziendali più strutturate, mostra un andamento altalenante, nel tendenziale si riduce del 41 per cento, salvo poi, sul mese, segnare qualche rialzo legato a situazioni contingenti.

In fondo questo era l'effetto del Jobs a ct che ha ridisegnato completamente gli ammortizzatori sociali rendendoli più costosi per gli imprenditori e meno lunghi (oggi il tetto massimo sono 24 mesi, elevabili a 36 a determinate condizioni). Il legislatore del 2015, con le nuove regole, ha voluto scoraggiare usi impropri dell'istituto. Il punto è che l'operazione doveva essere accompagnata dal decollo delle politiche attive, che ancora non c'è stato. É così si finisce nell'utilizzare meno cig a prescindere dall'effettiva necessità.

Il ministero del Lavoro sta provando ad alleggerire la situazione con deroghe ad hoc. La sensazione però è che tutta la normativa sulla gestione delle crisi d'impresa vada rivista. Le parti sociali lo scorso settembre hanno presentato una proposta organica di revisione, che purtroppo è ancora in larghissima parte inattuata. Bisogna ripartire da qui: arrivando a quel mix sussidi e politiche attive per gestire per tempo le crisi aziendali senza che poi sfocino in esuberi.

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