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Salta il blocco ai fondi, via libera alle stabilizzazioni di 3.500…

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Salta il blocco ai fondi, via libera alle stabilizzazioni di 3.500 ricercatori precari

Le stabilizzazioni dei precari della pubblica amministrazione evitano il congelamento dei fondi per gli stipendi integrativi. E di conseguenza si supera l'ostacolo che rischiava di bloccare la corsa al posto fisso di oltre 3.500 ricercatori. Il via libera arriva con la nuova circolare della Funzione pubblica, la numero 2 del 2008, che è stata firmata dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e dalla titolare della Pa Marianna Madia e cancella dopo mesi di tira e molla l'ostacolo principale sulle stabilizzazioni negli enti di ricerca.

L’incrocio delle regole
Per capire il problema bisogna ripercorrere il solito intreccio di regole che governano il pubblico impiego. Il Testo unico del lavoro pubblico, attuativo della riforma Madia, apre le porte alla stabilizzazione dei precari che abbiano maturato almeno tre anni di anzianità negli ultimi otto. Lo stesso decreto, però, chiede di congelare al livello raggiunto nel 2016 i fondi per il salario accessorio, cioè la dote che in ogni ente pubblico serve a finanziare le parti di busta paga che si aggiungono al fisso nazionale.

Il problema della ricerca
Proprio qui nasce il problema per gli enti di ricerca. Gli stipendi dei precari sono infatti spesso finanziati su singoli progetti, e non pesano quindi sul fondo generale dell'ente o dell'università per cui lavorano. Il loro ingresso in pianta stabile senza poter aumentare il fondo, quindi, avrebbe imposto di dividere fra più partecipanti la stessa quota di risorse, creando un ovvio cortocircuito con chi è già dipendente dell'ente o dell'ateneo e quindi riceve da lì una parte importante di busta paga.

Il tira e molla
Per questa ragione una prima circolare, a fine 2017, aveva dato il via libera agli incrementi del fondo, ma sul punto era intervenuta la corte dei conti imponendo il blocco riportato in una seconda circolare, a inizio 2018. Ma in questo modo la macchina avrebbe rischiato di incepparsi, vanificando anche i fondi (13 milioni di euro quest'anno, 57 dal prossimo) che stanno per essere distribuiti da un decreto firmato a otto mani da Padoan, Madia, dalla ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli e da quella della Salute Beatrice Lorenzin. Di qui la nuova deroga, che chiude l'altalena delle interpretazioni. La corsa può partire.

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