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Per Pd-M5S poche chance, ma il dialogo è utile in vista di un…

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L'Analisi|ci prova FICO

Per Pd-M5S poche chance, ma il dialogo è utile in vista di un governo istituzionale

Un mandato molto ristretto, quello dato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella al presidente della Camera Roberto Fico. Volto a verificare la possibilità di un accordo di governo tra il M5S e il Pd così come il mandato dato alla presidente del Senato Elisabetta Casellati era volto a sondare solo il perimetro opposto (M5s-centrodestra). E nessuno a Largo del Nazareno se lo aspettava. Fino all'ultimo i democratici di varia declinazione erano convinti che il mandato a Fico sarebbe stato largo, per sondare cioè anche la possibilità di un accordo di governo tra il M5s e la sola Lega. «Impossibile aprire un confronto con i pentastellati - dicevano un po' tutti nel Pd, anche i non renziani - finché continua la politica del doppio forno con noi e con la Lega». La novità delle ultime ore sembrerebbe tuttavia la chiusura del forno con Matteo Salvini da parte di Luigi Di Maio («io ci ho provato, buona fortuna»). E tanto basta per provocare una slavina nel Pd.

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Renzi ancora fermo sulle posizioni del no
Va da sé che l'ex leader Matteo Renzi resti fermo sulle sue posizioni del no: «Occorrerebbe convincere il 90% dei nostri parlamentari, bravi se ci riescono», dice ai suoi interlocutori ricordando il suo peso ancora forte nei gruppi del Pd. Ma la mossa del Presidente ha l'effetto subitaneo, e voluto, di scongelare i dem e di smuovere il fronte governista: dal segretario reggente Maurizio Martina, che subito detta: «Sì al confronto con Fico», fino ai ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando passando per la moral suasion dei “padri” Romano Prodi e Walter Veltroni. Tutti preoccupati di avviare un confronto senza veti con i pentastellati come unica strada per scongiurare il rischio di un governo superpopulista M5s-Lega, soluzione pur sempre possibile nonostante la rottura di queste ore. Unica strada inoltre, è il ragionamento, per salvare le riforme messe in campo in questi anni dai governi Renzi e Gentiloni.

Poche chance di una soluzione in settimana
Eppure il problema dei numeri evocato da Renzi c'è, ed è ben presente al fronte dei governisti. Anche Franceschini e Orlando sanno che un governo con i 5 Stelle (in Senato 161 teste, ossia la soglia minima della maggioranza) può nascere solo con un Pd unito. Ma è anche vero che l'esito di un confronto che si avvia non è mai del tutto prevedibile, anche se le chance che in settimana si arrivi ad una soluzione sono piuttosto basse. Il sospetto di molti tra i dem, e l'auspicio di altrettanti, è piuttosto un altro: che alla fine si arrivi a un governo con più o meno questo perimetro ma più in là, sotto forma di un governo del presidente o istituzionale che dir si voglia. Un governo teoricamente di tutti, ma nel quale molti dem sono pronti a scommettere che la Lega di Salvini non entrerà.

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