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Le tasse da tagliare sul lavoro

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Def, deficit e cuneo

Le tasse da tagliare sul lavoro

Èun Def “sospeso” quello varato ieri, in linea con la situazione politica sorta dopo il voto del 4 marzo. E tuttavia con alcune urgenze da non disattendere, a partire dal taglio delle tasse sul lavoro.
I dati diffusi ieri dall’Ocse lo confermano: nel 2017 il cuneo fiscale si è attestato al 47,7%, al terzo posto nella graduatoria tra i paesi industrializzati. Il quadro tendenziale a legislazione vigente apre, in virtù di un deficit 2019 ora aggiornato allo 0,8% del Pil contro l’1,6% atteso quest’anno, margini teorici a disposizione del prossimo governo.

Spazi da concordare con Bruxelles, per provare a finanziare in tutto o in parte in deficit la neutralizzazione delle clausole Iva, aprendo la strada a coperture certe per il taglio del cuneo fiscale attraverso un coraggioso piano di razionalizzazione della spesa corrente. Si tratta in sostanza di dar seguito all’eliminazione della componente del costo del lavoro dal calcolo della base imponibile Irap, avviata dal governo Renzi, che ha altresì ridotto l’Ires dal 27,5 al 24 per cento. Per il deficit, si apre un margine tra il livello tendenziale 2019 e il valore programmatico (la cui definizione spetterà al prossimo governo), mantenendo comunque il target ampiamente al di sotto della soglia limite del 3% del Pil. Operazione fattibile, agli occhi dei mercati e della Commissione Ue, a patto che vengano rispettate alcune precondizioni fondamentali: l’avanzo primario, che è la vera clausola di garanzia sulla sostenibilità del debito pubblico, dovrà rispettare e se possibile rafforzare il profilo di crescita indicato nel Def (2,7% del Pil nel 2019, rispetto all’1,9% di quest’anno), e anche il debito dovrà attestarsi quanto meno nei dintorni del 128% l’anno prossimo contro il 130,8% del 2018. Per onorare questi due impegni occorrerà garantire una crescita almeno attorno all’1,5%-1,6%, quest’anno e allo stesso livello nel prossimo anche grazie alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Il livello tendenziale del Pil 2019 fissato dal Def, pari all’1,4%, sconta infatti l’impatto recessivo ingenerato dall’aumento di Iva e accise sulla benzina, incorporato per ora nelle proiezioni a politiche invariate.

Def, la priorità resta il taglio delle tasse sul lavoro

Obiettivi realizzabili a patto di non smontare le riforme varate nella scorsa legislatura, a partire dal Jobs act, e non modificare il piano di risparmi attesi dalla riforma delle pensioni (in media attorno a 20 miliardi l’anno). Non si può ignorare che la tenuta del sistema previdenziale è l’altro atout fondamentale per la sostenibilità del nostro astronomico debito pubblico. La terza precondizione da rispettare – stante l'attuale disciplina di bilancio europea – è che con la legge di bilancio di ottobre si assicuri una riduzione del deficit strutturale di almeno lo 0,3% del Pil (circa 5 miliardi). Il tutto in attesa che a maggio la Commissione Ue dica la sua sull’eventuale richiesta di una correzione pari allo 0,2% del Pil. E poi vi sarà da finanziare le spese indifferibili. Si prospetta una manovra impegnativa, che richiederà un governo autorevole per prepararla attraverso serrate trattative con Bruxelles, e una maggioranza coesa in grado di sostenerla in Parlamento.

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