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Stretta su patrimoni e proprietà tv, come il M5s punta a risolvere i…

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proposta di legge già nel 2013

Stretta su patrimoni e proprietà tv, come il M5s punta a risolvere i conflitti di interesse

Una legge sul conflitto di interessi è stata da sempre un cavallo di battaglia del M5s. Non è citata nel programma in 20 punti dei Cinquestelle. Mentre nella sezione “editoria” del programma più esteso il Movimento stigmatizza soprattutto la «compresenza di interessi politici ed economici da parte dei proprietari di tv e giornali» (citando gli esempi «più eclatanti» di Berlusconi, De Benedetti e Caltagirone) e si pone “solo” l’obiettivo di un modello di editoria pura. Ma certo non ha sorpreso l’attacco ieri del leader del M5s che, tra le altre cose, ha accusato il Cavaliere «usando le sue tv» di «velate minacce» al leader del Carroccio. E ha aggiunto che «è arrivato il momento di dire che un politico non può possedere organi di informazione in Italia».

La proposta del M5s sul conflitto di interessi
Non è un caso se una delle prime proposte di legge presentate dal M5s (maggio 2013), primo firmatario l’attuale “questore anziano” a Montecitorio Riccardo Fraccaro, si intitolasse proprio “Disposizioni in materia di conflitto di interessi”. La proposta partiva dal presupposto che la disciplina attuale, la cosiddetta “legge Frattini, (mai modificata, ndr) «si sia rivelata del tutto inefficace», anche perché priva di un «adeguato impianto sanzionatorio che svolga una funzione dissuasiva e repressiva dei conflitti accertati». Anche il provvedimento sul conflitto di interessi approvato dalla Camera nel febbraio 2016 (con un pacchetto di norme dall’introduzione del blind trust a una stretta per quanto riguarda l'ineleggibilità dei parlamentari) non fu votato dal M5s, che lo considerava troppo blando.

I motivi di incompatibilità
Nella proposta M5s, tra i motivi di incompatibilità per chi ricopre cariche di governo, erano numerose le norme che (pur non essendo ovviamente “ad personam”) avrebbero potuto essere applicate a Berlusconi e famiglia. Nella proposta infatti si legge che le cariche di governo statali sono incompatibili con «la proprietà, il possesso o la disponibilità, anche all’estero» di un «patrimonio immobiliare o mobiliare di valore superiore a 10 milioni di euro».

Settore radiotv nevralgico
Ma il conflitto sorge anche per chi abbia «la proprietà, il possesso o la disponibilità di partecipazioni superiori al 2 per cento del capitale sociale» di un’impresa «che svolge la propria attività in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato dalle regioni o dagli enti locali», nonché di imprese «che operino nei settori della radiotelevisione e dell’editoria o della diffusione tramite internet». Norma che vale anche per «coniuge, parenti o affini entro il secondo grado, nonché di persone stabilmente conviventi». Va ricordato che il Cavaliere, tra le altre cose, è azionista di maggioranza di Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi che controlla il Gruppo Mediaset di cui il figlio PierSilvio è vicepresidente esecutivo e amministratore delegato. Mentre Marina Berlusconi è azionista e presidente di Fininvest, nonché presidente del gruppo Mondadori Editore.

Per Berlusconi udienza su riabilitazione entro luglio
Berlusconi, del resto, attualmente non candidabile a causa della legge Severino, potrebbe tornare ad avere maggior peso nello scenario politico. Dipenderà dalla decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano sull’istanza di riabilitazione presentata nei giorni scorsi dai legali dell'ex premier. Un’istanza che, se accolta, permetterebbe al Cavaliere di spazzare via dal suo certificato penale gli effetti della condanna a 4 anni (tre vennero coperti dall'indulto) per frode fiscale per la vicenda dei diritti tv Mediaset, confermata dalla Cassazione nel 2013.

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