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Dossier La fabbrica clandestina di «bionde» nel cuore della Lombardia

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Dossier | N. 24 articoliFiume di denaro

La fabbrica clandestina di «bionde» nel cuore della Lombardia

Quando sono entrati nel capannone industriale alla periferia di Sannazzaro de' Burgondi, 5.290 abitanti nella bassa Lomellina, gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Pavia non hanno creduto ai loro occhi. Tutto si aspettavano, tranne che di trovare una fabbrica clandestina di sigarette nascosta in un edificio dismesso, in pieno Nord Italia. Il primo e finora unico impianto di questo tipo mai scoperto sul territorio italiano. «Pensavamo a un deposito di bionde, e invece la sorpresa è stata grande», racconta il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, Cesare Maragoni.

Già, la sorpresa. In Italia una cosa del genere non era mai accaduta. Le fabbriche di sigarette di contrabbando sono dislocate nell'Europa del Est, in Bielorussia, in Ucraina, in Moldova. Oppure in Grecia. Ma non in Italia. Eppure, nel capannone industriale di Sannazzaro de' Burgondi erano in piena attività macchinari in grado di produrre fino a 2.800 sigarette al minuto. Vale a dire 46 bionde al secondo, 168mila all'ora, più di 4 milioni al giorno.

Parliamo di una produzione teorica di 1,5 miliardi di sigarette all'anno, cioé 7,5 milioni di stecche, 75 milioni di pacchetti che sul mercato clandestino valgono oltre 250 milioni di euro. In teoria, naturalmente, perché una lavorazione di tale intensità avrebbe richiesto impianti in funzione 24 ore su 24 e approvvigionamenti continui di tabacco, filtri, cartine e imballaggi, che pure erano presenti in grandi quantità nel capannone al momento dell'irruzione della Guardia di Finanza il 24 novembre 2017.

COME AVVIENE IL TRASPORTO
I mezzi utilizzati dai contrabbandieri per trasportare le sigarette illecite. Valori assoluti (Fonte: elaborazione Intellegit di dati BAT Italia sui sequestri 2015-2016)

Dentro la fabbrica clandestina
All'interno del capannone tutto, o quasi, è rimasto come era al momento dell'irruzione. Sul retro ci sono gli alloggi degli “operai”, una decina, tutti probabilmente moldavi, scappati da un piccola porta quando hanno visto i militari della finanza arrivare. Tre camere, letti sfatti, vestiti per terra, scarpe e rifiuti. Una cucina con due frigoriferi, sul tavolo bottiglie e contenitori. Ci sono i bagni, sporchi e posticci, due lavatrici. Si coglie la fretta e la paura di chi ha lasciato lo squallore di quegli alloggi dopo averci vissuto per circa tre mesi. Gli investigatori ritengono infatti che la fabbrica sia stata “aperta” attorno ad agosto dell'anno scorso, ma ci sono voluti importanti lavori di installazione e di insonorizzazione prima di accendere I macchinari.

Il capo dell'organizzazione era un italiano, che aveva affittato il capannone dai proprietari (all'oscuro della reale attività che veniva svolta). L'uomo è stato arrestato insieme a due autisti moldavi che avevano l'incarico di trasferire le sigarette in Austria. Gli “operai” sono invece ancora adesso dei fantasmi. Uomini senza nome, probabilmente tornati nel loro paese d'origine.

La cosa certa è che per allestire la fabbrica è stato necessario avvalersi di personale specializzato. I macchinari, infatti, anche se obsoleti sono di ottima qualità e abbastanza sofisticati: smontarli e rimontarli è un'operazione da specialisti.

Si varca la porta d'ingresso e si entra in un enorme spazio vuoto. Quando i finanzieri sono arrivati hanno trovato 12 tonnellate di sigarette e 180 scatoloni con 40 tonnellate di tabacco trinciato e in polvere, oltre a 4 tonnellate di prodotti per imballare i pacchetti. Le 12 tonnellate di bionde erano state già caricate su un camion che doveva dirigersi a Linz, in Austria. Solo con quel tabacco la banda avrebbe potuto produrre 40 milioni di sigarette e ottenere un ricavo di 11 milioni di euro a fronte di una spesa di due milioni.

QUANTITÀ DI TABACCHI SEQUESTRATI
Valori in chilogrammi (Fonte: Dati Stat/1 relativi ai quantitativi di tabacchi lavorati esteri sequestrati dalla Gdf dall’1.1.2014 al 30.06.2017)

Il contrabbando di sigarette produce utili alti a basso rischio. Le pene previste per chi viene colto in fallo sono decisamente più lievi rispetto a quelle per traffico di droga. È uno dei motivi della recrudescenza del traffico illecito di bionde in Italia.

Il crocevia della crisi
La domanda alla quale gli investigatori non sono ancora in grado di dare una risposta precisa è però una: perché anche in Italia è stata impiantata una fabbrica clandestina di sigarette (ma potrebbero essercene anche altre) quando le bionde prodotte nei paesi dell'Est hanno un prezzo medio di 0,40-0,80 euro a pacchetto e sono dunque in grado di assicurare utili elevati grazie al differenziale di prezzi con i paesi di destinazione? È dunque conveniente produrre sigarette di contrabbando anche in Italia?

Le risposte possono essere tante. Per esempio che una fabbrica posizionata fisicamente all'interno del mercato di destinazione delle sigarette (le bionde prodotte a Pavia sono state rintracciate a Napoli) riduce i rischi legati alle lunghe percorrenze del materiale da paesi come Bielorussia, Lituania o dalla Grecia. Molti chilometri, molti controlli potenziali. Inoltre, accorciando la catena logistica si riducono anche le spese e, in teoria, si aumentano i guadagni.
Ma forse non è soltanto questo il motivo. La fabbrica clandestina di Pavia potrebbe essere l'effetto della crisi economica che in dieci anni ha desertificato interi distretti industriali e ha aggravato le diseguaglianze tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud.

Fino a pochi anni fa, infatti, il capannone di Sannazzaro de' Burgondi era una fabbrica come tante altre. Una normale attività a poche centinaia di metri dall'enorme raffineria di petrolio dell'Eni. Poi l'impianto è stato chiuso, come centinaia di altri ovunque in Italia. Il capannone vuoto e abbandonato è divenuto preda della criminalità, il posto ideale per impiantare una fabbrica clandestina senza dare nell'occhio. Le conseguenze nefaste della deindustrializzazione del paese sono anche queste.

C'è un altro fenomeno che si interseca con il progressivo svuotamento dei territori a forte vocazione manifatturiera. È, appunto, l'aumento della disoccupazione, legata allo scivolamento di intere famiglie verso la soglia di povertà. Fenomeni che - secondo lo studio “L'Italia del contrabbando di sigarette. Le rotte, i punti di transito e i luoghi di consumo”, a cura di Andrea Di Nicola e Giuseppe Espa, di Intellegit, una start up sulla sicurezza dell'Università degli Studi di Trento - spingono nei luoghi di maggiore disagio sociale il consumo di sigarette di contrabbando, trattate sul mercato a prezzi inferiori rispetto ai pacchetti venduti nei tabaccai e dunque più attrattive per chi non ha molti soldi da spendere.

I CONSUMI IN 41 COMUNI
Pacchetti di sigarette illeciti sul totale dei pacchetti vuoti rilevanti in 41 comuni italiani campione. Incidenza illecito %. (Fonte: elaborazione Intellegit di dati EPS 2015-2016)

Non è un caso che l'incidenza delle sigarette illecite sia preponderante nelle città dove i tassi di disoccupazione sono più alti: Napoli, Palermo, Giugliano in Campania, Bari, Messina, Reggio Calabria.
È questo, probabilmente, il filo invisibile che lega la fabbrica clandestina di Pavia al mercato di sbocco prevalente della sua produzione: Napoli e la Campania. E può essere anche il motivo che ha spinto i contrabbandieri a scegliere Pavia come base di produzione invece di impiantare la fabbrica all'estero.

Tabacco, filtri e topi
L'area di stoccaggio dell'impianto adesso è vuota. Sigarette e tabacco sono stati portati altrove. Ma tutto il resto è rimasto sospeso come era a novembre dell'anno scorso. La fabbrica era stata isolata acusticamente con pannelli fonoassorbenti. In pratica era stato costruito un secondo guscio attorno e sopra i macchinari per impedire che all'esterno qualcuno si accorgesse dell'attività in corso nel capannone apparentemente dismesso. I pannelli sono ancora lì.
All'esterno del “guscio” c'è il gruppo elettrogeno e ci sono due enormi serbatoi con duemila litri di gasolio ciascuno, che servivano ad alimentare la linea di produzione.

Le foglie di tabacco provenienti dal Brasile venivano inserite in un trinciatore che le sminuzzava prima di inserirle in un essiccatoio. Poi il tabacco veniva posizionato in un'area di attesa. Il trinciatore veniva spostato e l'area veniva utilizzata alla fine del processo produttivo per caricare i camion con le sigarette già confezionate e imballate.

I MARCHI NOTI NEL MERCATO ILLECITO
Presenza di pacchetti di sigarette a marchio Marlboro, Pall Mall, Winston, Regina, American Legend ed Em@il nei mercati illeciti di Milano, Napoli, Bari e Palermo per mese dell’anno (Fonte: Mystery Shopper 2015-2016)

La linea di produzione vera e propria è composta da macchinari degli anni 80 provenienti dall'Est europeo. Le istruzioni che si possono leggere sugli impianti sono scritte in moldavo. Ma apparecchiature analoghe si possono acquistare anche su internet, commercializzate da società degli Emirati Arabi e del Sudafrica.

La banda di trafficanti stava per mettere in linea un macchinario più sofisticato degli altri, in grado non solo di preparare le sigarette e di confezionarle nelle stecche ma anche di imballarle negli scatoloni, chiavi in mano.
In un'area vicina alla linea di produzione è ammassato il materiale che serviva a realizzare i pacchetti di sigarette, con i filtri, la stagnola, la pellicola trasparente. Impilati uno sopra l'altro migliaia di cartoncini rossi e grigi con il brand con cui le sigarette venivano vendute: American Legend e Mark 1.

La materia prima era di buona qualità ma nella fabbrica clandestina l'igiene non era di casa. E così chi ha comprato quelle sigarette, insieme all'ottimo tabacco brasiliano ha aspirato suo malgrado anche escrementi di topi e di piccioni. A tre euro e cinquanta al pacchetto.

r.galullo@ilsole24ore.com

a.mincuzzi@ilsole24ore.com

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