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Tajani: «Governo per rilanciare l’economia, guida al…

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Il presidente dell’europarlamento

Tajani: «Governo per rilanciare l’economia, guida al centrodestra ma programma con tutti»

«L’Italia ha bisogno di un governo autorevole e credibile in Europa, di lungo respiro, che abbia anzitutto un progetto per la risistemazione dell’economia italiana e affronti i gravi pericoli che incombono sul Paese». A proporlo è il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. «Serve uno scatto di responsabilità delle forze politiche. La guida del governo al centrodestra, ma sarebbe aperto a tutti sulla base di un accordo sul programma».

Presidente Tajani, la crescita mostra segnali di rallentamento in Europa e in Italia, i mercati per ora sembrano calmi ma sappiamo che il nostro debito è sempre sotto osservazione e questa tregua potrebbe finire, giovedì scorso il commissario Moscovici ha dato segnali di preoccupazione su rischio Italia e “zero sforzo sul deficit”. Intanto in Italia la crisi politica si avvita. Di che governo ha bisogno l’Italia e quale le sembra possibile?

L’Italia ha bisogno di un governo autorevole e credibile in Europa, che abbia un progetto per la risistemazione dell’economia italiana. Un governo di lungo respiro che affronti non solo le difficoltà dei conti pubblici, ma anche le priorità della crescita e dell’occupazione, soprattutto al Sud. Non possiamo più sottovalutare, per alchimie politiche o giochi di palazzo, i pericoli gravissimi che stanno correndo il nostro Paese, la nostra economia, i cittadini italiani, mentre la crescita rallenta, il debito rischia di tornare a crescere e abbiamo alle porte una guerra commerciale mondiale.

Quali pericoli un governo dovrebbe affrontare subito?

Il primo e più immediato è stato ricordato più volte: bisogna disinnescare le clausole di salvaguardia che farebbero scattare aumenti dell’Iva per quasi 15 miliardi. Sarebbe un ulteriore freno alla crescita che nel 2019 avrà comunque un rallentamento, proprio mentre sarà rivisto il programma del QE della Bce. Ma il governo necessario per il Paese deve anche poter trattare la manovra con Bruxelles, in questo senso deve essere autorevole e credibile. Così come bisogna far sentire la nostra voce con gli altri Paesi membri sul bilancio comunitario 2021-2027: dobbiamo ridurre i tagli all’agricoltura dal 5% al 4%, dobbiamo vigilare sui criteri di ripartizione dei fondi di coesione per evitare che le regioni italiane subiscano riduzioni, dobbiamo partecipare con il peso che spetta a un Paese fondatore e contributore netto alla discussione sui criteri per la ripartizione di fondi ingenti per le piccole imprese, per l’innovazione e la ricerca.

La preoccupa anche la guerra dei dazi di Trump.

Non possiamo pensare che la guerra scatenata da Trump si risolva in un balletto fra Stati Uniti e Cina. Dobbiamo essere pronti a difendere gli interessi italiani. Con Trump dovrà trattare formalmente la commissione europea, è vero, ma May, Merkel, Macron hanno già fatto mosse per difendere i loro interessi. Dobbiamo fare alleanza con loro ma anche difendere i nostri interessi nazionali che sono vitali. L’acciaio italiano chi lo difende? Vogliamo chiudere l’Ilva, rinviare il rilancio di Piombino, mettere in difficoltà le produzioni in Lombardia e nel Nord Italia? Stiamo parlando di un pezzo fondamentale della nostra industria e di decine di migliaia di posti di lavoro da difendere.

Accennava all’emergenza Sud, capitolo rilevante di questo programma urgente.

Dobbiamo portare lavoro al Sud. Dobbiamo lanciare un grande programma di infrastrutture per il Mezzogiorno, recuperando anzitutto 11 miliardi di fondi Ue finora non spesi e aggiungendo i fondi di coesione ordinari, il piano Juncker, i finanziamenti della Bei, della Cdp, del sistema bancario, per dare vita a un piano complessivo che con la leva finanziaria arrivi a 200 miliardi. In questo modo si può ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare il turismo, creare un sistema più competitivo per il sistema imprenditoriale, collegare i cittadini del Sud al sistema dell’alta velocità. Dobbiamo sviluppare la portualità e intercettare la nuova via della seta. Perché le nostre imprese dovrebbero portare le loro merci nei porti greci?

Poi ci sono altre partite europee che verranno a maturazione a partire dal Consiglio del 28-29 giugno. Per esempio l’Unione bancaria o le nuove regole sugli Npl che rischiano di penalizzare il nostro sistema bancario.

Il Parlamento sta già facendo la sua battaglia, ha chiesto di rivedere quelle regole. Ma questo non basta: dobbiamo portare gli interessi italiani, la difesa delle nostre banche anche in Consiglio. È anche una battaglia fra Stati membri.

Torniamo al tornante di queste ore con le consultazioni al Quirinale. Chi dovrebbe guidare questo governo che lei propone e con quale maggioranza?

Penso che la guida del governo spetti al centrodestra che ha vinto le elezioni e il nome del premier dovrebbe indicarlo la Lega. Penso, però, che un governo di questo tipo debba essere aperto a tutte le forze politiche e trovare una maggioranza in Parlamento non sulla base di formule astratte, bensì di un programma condiviso per il Paese. È questo il salto di responsabilità che dobbiamo chiedere. C’è ancora tempo per fare una discussione seria su un programma fondato sulle vere emergenze dell’economia, ma anche dell’immigrazione, della sicurezza, del terrorismo. C’è ancora tempo, a patto che si abbandoni la pessima stagione in cui si è preferito discutere di formule e poltrone. Stiamo scherzando con il fuoco e stiamo sottovalutando gravissimi rischi per l’economia. Dobbiamo evitare un danno grave all’Italia e a sessanta milioni di italiani. Quando sento parlare di referendum per uscire dall’euro, mi viene subito in mente l’Argentina.

Siamo tornati agli slogan populisti.

Il populismo deve smetterla di evocare slogan senza indicare soluzioni concrete, capaci di affrontare problemi tanto gravi, perché così si fanno danni seri.

È tornato un clima da campagna elettorale e il rischio di tornare a votare si è fatto più serio.

Un’altra campagna elettorale il Paese non la regge. Quanto costerebbe? E con quale risultato? Di ritrovarci senza soluzioni e con i problemi di oggi aggravati. È questo che intendo quando dico che stiamo scherzando con il fuoco.

A proposito di messaggi populisti, Salvini rilancia la riforma della Fornero. Anche questa è un’emergenza?

Guardi che la Fornero è certamente una delle leggi da correggere perché ha danneggiato lavoratori che non andavano penalizzati. Si deve trovare la possibilità di andare in pensione prima per chi svolge lavori usuranti. Però dobbiamo anche tener conto del fatto che la vita media si è allungata e i sistemi previdenziali non reggono più.

Torniamo per un momento al bilancio comunitario. Che intende quando dice che bisogna vigilare sui criteri con cui saranno assegnati i fondi di coesione?

Per ora è stata presentata una impalcatura generale, ma a fine mese arriveranno i criteri per la ripartizione delle risorse di ogni singolo programma. Dobbiamo farci sentire a quei tavoli e se non c’è un governo, si sentiranno solo le voci degli altri. Se per i fondi di coesione si conferma il criterio che i fondi vanno alle regioni che stanno sotto il 75% di Pil medio, non solo le nostre regioni si salvano, ma potrebbero rientrare a pieno titolo anche Sardegna e Molise. Inoltre l’Umbria potrebbe rientrare nella fascia fra 75 e 90%. Il che, intendiamoci, è un bene ma anche l’effetto di un impoverimento, non c’è da stare allegri. Al tavolo che definisce questi criteri, il governo italiano dovrebbe fare di più: dovrebbe chiedere, per esempio, di tener conto della disoccupazione giovanile che da noi è particolarmente grave.

Lei ha anche segnalato fra le cose positive della proposta sul bilancio la presenza di risorse proprie dell’Unione.

È una novità importante, risorse proprie finanziate con una web tax per fare investimenti comunitari, per esempio nel campo del digitale. La proposta della commissione è avanzata, ma non possiamo pensare che tutti saranno favorevoli fra gli Stati membri. Noi siamo sempre stati favorevoli. Ora dobbiamo decidere se è una battaglia che l’Italia vuole giocare in Consiglio e per farlo serve un governo forte.

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