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Farmaci equivalenti, mercato in crescita ma l’Italia è divisa in…

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l’indagine di Iqvia

Farmaci equivalenti, mercato in crescita ma l’Italia è divisa in due

I picchi di crescita registrati tra il 2005 e il 2012 con le grandi scadenze brevettuali sono lontani ma l'avanzata dei farmaci equivalenti continua anche nel 2017, lenta e costante, arrivando a un mercato pari 1,6 miliardi di euro (il 7,3% del valore totale del settore pari a 22,7 miliardi di euro). Con un'Italia che però resta spaccata paradossalmente in due: mentre i cittadini delle “ricche” regioni del Nord sono più propensi a scegliere il farmaco generico, che ha un prezzo nettamente inferiore rispetto all'originator, quelli delle regioni del Sud, che hanno un reddito medio inferiore, continuano a preferire i medicinali brand e a pagare il differenziale di prezzo. È il quadro che emerge dai dati rilevati da Iqvia, società di studi globale specializzata nell'Healthcare, in un focus pubblicato in anteprima su Sanità24-Il Sole 24 Ore. Un'analisi che conferma i dati di consuntivo 2017 presentati da Assogenerici a marzo.

Mercato degli equivalenti a quota 7,3%
I medicinali “no logo” di tutte le classi (A, C, H, Sop-Otc) coprono infatti il 24,3% a volumi del mercato totale nei tre canali (ospedale, distribuzione per conto e farmacia) a fronte del 75,7% coperto dai farmaci branded (sia quelli coperti da brevetto che gli off-patent). La quota a valori dei farmaci equivalenti è pari al 7,3%, (per il canale ospedaliero la valorizzazione è al prezzo medio d'asta, per la farmacia è al prezzo ex-factory mentre la Dpc è valorizzata a prezzo base d'asta).
La quota degli equivalenti nei vari canali è cresciuta in modo simile, con piccole differenze: in ospedale il market share è passato dal 21,4% del 2016 al 22,4% nel 2017; passa dal 18,6% al 20,1% la distribuzione per conto, ovvero l'erogazione da parte delle farmacie territoriali per conto delle strutture sanitarie; in farmacia la quota di equivalenti rispetto ai branded passa dal 20,7% del 2016 al 21,5% del 2017. Il trend è in costante salita negli ultimi cinque anni.
In farmacia, i medicinali no-brand passano da una quota di 18,4% a volumi del 2013 al 21,5% del 2017. La fetta maggiore nel canale retail è coperta dai farmaci di fascia A (a carico totale o parziale del Sistema sanitario nazionale e con obbligo di prescrizione) che coprono l'89,2% a volumi, seguiti a distanza dai medicinali di classe C (a totale carico del cittadino e con obbligo di ricetta) a quota 9,5%. Ultimi i farmaci di automedicazione, che coprono l'1,3% del mercato degli equivalenti in farmacia.

MERCATO FARMACEUTICO TOTALE, ANNO 2017
Quota, a volumi, dei farmaci equivalenti rispetto a branded (coperti da brevetto + off - patent). L’analisi considera il mercato totale sui 3 canali (Ospedale, DPC, Farmacia) - tutte le classi (A,C, H, SOP/OTC registrati. Fonte IQVIA

Proiezioni in salita anche nel 2018
Positive anche le prime valutazioni di Iqvia sul 2018. Tra fine 2017 e inizio 2018 hanno infatti perso il brevetto due molecole tradizionali con un impatto importante sulla spesa: Tadalafil (l'originator branded è il Cialis), usato per il trattamento della disfunzione erettile, e la Rosuvastatina (originator: Crestor), un farmaco destinato a trattare l'ipercolesterolemia e per la prevenzione della malattia cardiovascolare, che valgono insieme circa 260 milioni di euro (prezzo ex-factory, anno 2017). Considerando il periodo cumulato gennaio / febbraio 2018, la penetrazione degli equivalenti in farmacia di queste due molecole (quota sell-out rimborsato) è rispettivamente 18,6% (Tadalafil) e 13,5% (Rosuvastatina).

Più informazione per superare il gap Nord-Sud
Sul consumo di medicinali equivalenti in farmacia l'Italia resta spaccata in due o in tre. Con nove regioni del Centro Nord che registrano una penetrazione degli equivalenti in farmacia superiore al 21%, quattro regioni del centro tra il 19% e il 21% e il Sud con quote di mercato al ralenti, inferiori al 19 per cento. “Permane un significativo divario a livello territoriale nell'utilizzo dei farmaci equivalenti”, sottolinea Sergio Liberatore, amministratore delegato di Iqvia. “Paradossalmente, le regioni del Sud presentano livelli di penetrazione dei farmaci equivalenti inferiori rispetto alla media nazionale, nonostante il fatto che in tali regioni il reddito pro-capite sia più basso. Questa circostanza dovrebbe incentivare il ricorso all'equivalente che costa meno. Alcune ricerche condotte in farmacia hanno evidenziato che sono invece i cittadini di condizione economica medio-alta a richiedere proattivamente l'equivalente”. “Visto il continuo innalzamento dell'età media – conclude Liberatore - e il relativo aumento delle patologie croniche, va ricordato che il ricorso alla prescrizione e all'utilizzo dei medicinali equivalenti consente di rendere accessibili farmaci altrettanto validi a un più ampio bacino di pazienti”. Un gap che non muta “ormai da molto tempo - segnala Assogenerici - che trova le sue cause in motivazioni culturali e di diffidenza, che permane, verso i medicinali equivalenti. Che coinvolge sia i pazienti che la classe medica. Ci sono iniziative molto utili, come la campagna di informazione “Io Equivalgo” che da tre anni è promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato. Un'azione che andrebbe incrementata anche a livello istituzionale, sia regionale, sia nazionale. La priorità dovrebbe essere quella di sfatare i pregiudizi”.

FARMACI EQUIVALENTI NEL CANALE FARMACIA, ANNO 2017
L’analisi considera la quota di farmaci equivalenti sul mercato totale nel canale farmacia - tutte le classi (A, C, H SOP/OTC registrati) (Fonte: IQVIA)

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