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Governo, M5S-Lega pronti a riferire a Mattarella. Di Maio:…

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la trattativa

Governo, M5S-Lega pronti a riferire a Mattarella. Di Maio: «Premier politico»

Servirà una nuova riunione tecnica domani a Roma per ultimare il programma del potenziale esecutivo giallo-verde. Tramonta in ogni caso la possibilità che al timone di Palazzo Chigi arrivi un tecnico. Due i fatti di una giornata di avvicinamento al traguardo che si chiude con la telefonata dei due leader di M5S e Lega al Capo dello Stato. Non serve altro tempo, «siamo pronti a riferire». Su tutto.

Primo round al Pirellone, poi nuovo incontro
Sul contratto di governo «mancano i punti e le virgole ma non abbiamo ancora chiuso» è la sintesi fatta, a riunione conclusa, dal capogruppo della Lega al Senato Gian Marco Centinaio. Sono arrivati nello stesso ordine di ieri, prima il segretario della Lega Matteo Salvini e dopo mezz’ora il leader politico di M5S Luigi Di Maio. Così in tarda mattinata è ripresa al Pirellone la trattativa tra le due delegazioni delle forze politiche per provare a far partire un governo a oltre 70 giorni dalle elezioni politiche. Il nodo più intricato, quello del nome del premier da proporre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che proprio ieri ricordando la figura del suo predecessore Luigi Einaudi (1948-1955) ha sottolineato le prerogative del suo ruolo, tutt’altro che “notarile”.

Passate un paio d’ore Salvini lascia l’incontro, seguito dopo quaranta minuti da Di Maio. «Si sta scrivendo la storia e ci vuole un po' di tempo» dice ai cronisti il capo politico di M5S. Che, però, su chi possa essere il premier, risponde: «Di nomi non abbiamo parlato. C’è un ottimo clima al tavolo, si stanno affrontando temi importantissimi».Intanto al 23esimo piano della sede della Regione Lombardia il confronto sul «contratto per il governo del cambiamento» va avanti fino a metà pomeriggio senza però la chiusura dei negoziati attesa. Al punto che gli stessi leader più tardi decidono di ritrovarsi ancora a quattr’occhi, lontano però stavolta dal Pirellone.

I punti dell’accordo di governo in ballo
Nelle trattative si è ripartiti dai punti rimasti in sospeso e cioè lavoro e pensioni. Finora le due delegazioni (oltre ai leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini, Giorgetti, Calderoli, Molteni Siri per la Lega; Bonafede, Spadofora, Castelli e Casalino) avevano trovato l’accordo su 10 dei 22 punti di cui dovrebbe comporsi il documento finale. Nel menù concordato fisco (riforma dell’Irpef a due aliquote, addio a spesometro, cancellazione degli studi di settore), giustizia (aumento delle pene per i reati contro la Pa), sicurezza (aumento degli organici delle forze dell’ordine), immigrazione (contrasto alla clandestinità) e conflitto di interessi, tema ad alta sensibilità politica, soprattutto dopo la riabilitazione di Silvio Berlusconi tornato di nuovo eleggibile. All’elenco potrebbe aggiungersi il taglio ai costi della politica, la spending review e un capitolo sulla meritocrazia.

Il capitolo più complicato resta tuttavia la premiership. Ieri la trattativa non aveva portato a nulla, ora però si sa per certo che la guida sarà politica, come annunciato da Di Maio. Se affidata a uno dei due leader o a entrambi in una staffetta, o ad altri ancora, questo invece non si sa. Mentre alla vigilia sembrava prevalente l’altra soluzione, quella di un presidente del Consiglio «terzo» e quindi tecnico da proporre al presidente della Repubblica a cui spetta (in base all’articolo 92 della Costituzione) nominare il presidente del Consiglio e «su proposta di questo i ministri». Prerogative che Mattarella ha chiarito di voler esercitare per intero, così come del resto fatto dai suoi predecessori.

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