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Regioni e sindacati: no a tagli Sanità

Def, Confindustria: stallo un rischio per ripresa, serve Governo con pieni poteri

I pericoli di uno «stallo politico» senza fine al centro dell’audizione di Confindustria davanti Commissioni speciali di Camera e Senato riunite nella Sala del Mappamondo di Montecitorio per l'esame del Documento di Economia e Finanza 2018. La paralisi parlamentare degli ultimi mesi, mette in guardia il direttore del Centro studi degli industriali, Andrea Montanino, «rischia di far perdere all'Italia quanto di buono è stato fatto» per la ripresa dell’economia. Per questo «è indispensabile che il nuovo Governo abbia un mandato politico chiaro e che sia in grado di agire nel pieno dei suoi poteri». Tra i pericoli indicati dal Centrostudi, quello di «scelte sbagliate» sull’agenda politica dei prossimi mesi che « possono complicare il collocamento dei 400 miliardi in titoli di Stato di cui ogni anno l'Italia necessita per il debito», mentre «è fondamentale mantenere la fiducia dei mercati», soprattutto in vista dell'uscita dal Qe.

Prioritario stop a rialzi Iva ma senza misure recessive
Nell’indicare le priorità del prossimo Governo, Confindustria richiama molti dei suggerimenti degli ultimi mesi, dal “disinnesco” delle clausole di salvaguardia -«evitando misure recessive ovvero capaci di pregiudicare la risalita del potenziale di crescita»- mettendo “in sicurezza” le imprese da un aumento dei carichi fiscali. «Ci aspettiamo quasi il 3 per cento in meno di crescita dei consumi delle famiglie; con un impatto non trascurabile sul Pil reale. Ne beneficerebbe però il rapporto tra debito pubblico e Pil, - ha spiegato Montanino - grazie all'aumento del Pil nominale derivante da una traslazione sui prezzi dell'aumento dell'Iva e al maggior gettito fiscale».

Regioni: Lea sotto soglia minima per salute cittadini
Dalle Autonomie arriva invece un grido d’allarme sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) del nostro sistema sanitario, «non più adeguati a quelli di un Paese civile». Nel suo intervento di questa mattina la Conferenza delle Regioni ha messo sul banco degli imputati le prestazioni minime garantite gratuitamente o tramite ticket a tutti i cittadini dal Ssn. Dal 2018 al 2019, ha spiegato l'assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Davide Caparini, la spesa sanitaria passerà «dal 6,6% a 6,4% del Pil, cioè sotto la soglia del 6,5% definita dall'Ocse come livello minimo per garantire la tutela della salute».

Def 2018, una «fotografia» senza impegni futuri

Caparini: lo Stato investe meno e i cittadini pagano di più
Per le Regioni, è arrivato quindi il momento di mettere la parola fine ai continui tagli alle spese sul welfare. «Chiediamo di aggiornare i contenuti del vecchio Patto della salute 2014-2016, dobbiamo invertire questo trend degli ultimi sei anni e definire anche un nuovo programma pluriennale di edilizia sanitaria. Bisogna investire - ha spiegato Caparini – in capacità, competenze infrastrutture». Per la sanità, assicura il rappresentante della Conferenza, il 2018 sarà «un anno cruciale»: in Europa, «14 paesi investono di più, siamo fanalino di coda nel Paesi G7 ma siamo secondi come richiesta ai cittadini». In altre parole, «lo Stato investe meno e i cittadini pagano molto di più rispetto agli altri paesi G7». Eccessivo anche il contributo finanziario richiesto agli enti locali. Le Regioni, in particolare, hanno già raggiunto il pareggio di bilancio «ed ora ci state chiedendo un ulteriore taglio di quasi 2,5 miliardi di euro, ma noi vogliamo rilanciare gli investimenti, questo è il punto fondamentale per rilanciare l'economia. È necessaria una nuova stagione», ha concluso Caparini.

Sindacati: tagli sanità pesano, c’è problema di tenuta del sistema
Alla denuncia della Conferenza delle Regioni si sono associati i sindacati, anche loro sentiti dalle Commissioni parlamentari speciali nell’ambito delle audizioni sul Def 2018. Per la segretaria confederale della Cgil, Gianna Fracassi, il documento di economia e finanza varato dal Governo lo scorso 26 aprile non interviene direttamente sul Fondo di finanziamento sanitario, ma la riduzione della spesa c’è comunque per l’”effetto trascinamento” di tagli passati «con una riduzione da 600 milioni a partire dall'anno in corso», che «in alcuni territori pone un problema di tenuta dei sistemi». La sanità è tra le priorità indicate anche dalla Cisl: «Tutte le criticità che attraversano il Sistema sanitario nazionale, a partire dalla insufficienza delle risorse, dagli investimenti nelle risorse umane, fino alla costruzione di una vera governance di sistema, rimangono immutate», ha sottolineato il segretario confederale Ignazio Ganga.

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