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L’importanza di fare rete

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L'Analisi|Rapporto annuale Istat

L’importanza di fare rete

Nessun uomo è un'isola. Sceglie John Donne e la sua meditazione sull'essenza dell'uomo come animale sociale il presidente dell'Istat. E, quasi a esorcizzare le tante spinte centrifughe e i comportamenti sociopatici che la cronaca quotidiana ci rimanda, Giorgio Alleva usa la chiave di lettura delle “reti” per tastare il polso all'Italia e metterne in evidenza punti di forza ed elementi di debolezza. C'è ad esempio la sfida demografica- l'Italia è il paese più vecchio del mondo dopo il Giappone e per il terzo anno consecutivo la sua popolazione si è ridotta - che restringe i componenti della famiglia e l'ampiezza delle reti familiari. Per dire, in una società di figli unici (il tasso di fecondità totale nel 2017 è stato 1,34 figli per donna) i figli non potranno contare neanche sugli zii.

Il ruolo delle reti nell’Italia di oggi
Già oggi, del resto, ognuno di noi ha una rete familiare costituita mediamente da 5,4 parenti stretti e 1,9 altri parenti. Quanto alla percezione del numero di persone sulle quali si può fare affidamento, l'Istat ci dice che poco meno del 20 per cento degli individui con più di 18 anni dichiara di non averne nessuna. Ma il ruolo dell'appartenenza a una famiglia o a una rete di relazioni sociali conta anche nella ricerca di un lavoro: il 90 per cento delle persone utilizza questo canale anche se, rimarca l'Istituto di statistica, chi trova lavoro attraverso i canali formali dichiara una maggiore soddisfazione per l'impiego ottenuto e retribuzioni migliori. Fortunatamente, insomma, oggi esistono anche le reti elettive nelle quali ci si può inserire. E istruzione, conoscenza, permanenza nel mercato del lavoro, sottolinea Alleva, restano fattori protettivi essenziali per il benessere complessivo.

Il miglioramento degli indici di Benessere
Un benessere che quest'anno, grazie al quadro dei 12 indicatori di monitoraggio sulla situazione socio-economica e ambientale prodotti dall'Istat (Bes) compare anche nel Documento di economia e finanza presentato dal Governo. In esso si mostra che il miglioramento 5 dei 12 indicatori considerati. Oltre ai vantaggi di un incremento del prodotto interno lordo pari all'1,5 per cento del Pil e al ritorno alla crescita dell'economia meridionale, insomma, per avere una contabilità più chiara del benessere degli italiani bisogna considerare anche che negli ultimi tre anni si è verificata una riduzione della “criminalità predatoria”, un miglioramento nella partecipazione al mercato del lavoro e la riduzione della durata delle cause civili. Sul lato negativo, figura invece l'aumento della diseguaglianza dei redditi e della povertà assoluta che interessa, ormai, il 6,9 per cento delle famiglie, 5 milioni di individui.

Industrie italiane sempre più “tedesche”
Mettersi in rete fa la forza anche nel mondo delle imprese e in quello del lavoro autonomo, ci ricorda l'Istat: dal confronto fra Italia e Germania emerge che il numero e le caratteristiche dei legami intersettoriali delle imprese italiane e di quelle tedesche è a un livello nel complesso simile (36,2% per l'Italia e 36,3% per la Germania), anche se nel caso italiano il sistema appare meno favorevole alla circolazione delle innovazioni, per una struttura di scambi più frammentata e più chiusa in alcuni settori. E se i “sentieri a elevata produttività” dell'industria si orientano lungo la direttrice che va da Milano al Nord-Est e da Milano verso la via Emilia, è vero che anche le imprese del Mezzogiorno dichiarano di avere rapporti stabili di collaborazione. E questo è un fattore che aumenta la produttività del lavoro sottolinea Alleva.

Integrazione Infine il rapporto batte sul tasto dell'integrazione europea, come fattore di successo soprattutto per quel che riguarda ricerca e innovazione: il programma della Commissione Ue Horizon 2020 che finanzia e promuove consorzi di ricerca fra imprese e istituzioni, europee e non, vede una importante partecipazione, tanto delle imprese quanto delle Università italiane. È un suggerimento che il nascituro governo, quale che sia, dovrebbe tenere in debito conto nel proprio programma.

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