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Toto premier, Palazzo Chigi a M5S. Salvini vuole l’Interno per…

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i nomi in pole

Toto premier, Palazzo Chigi a M5S. Salvini vuole l’Interno per gestire i migranti

Adesso la trattativa a oltranza è soltanto sul nome del premier. Che, salvo sorprese, spetterà ai Cinque Stelle. Il pressing di Luigi Di Maio per ottenere il mandato è rimasto sempre attivo. Ma la vera novità è che il segretario della Lega non sembra intenzionato a mettersi di traverso se a guidare il governo sarà un pentastellato. Tra i nomi circolati ieri il più gettonato prima dell’avvio del vertice serale tra i due leader era quello di Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg24 cresciuto nelle reti Fininvest. Che sembrava aver scalzato gli altri deputati M5S in lizza: da Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, fedelissimi del capo politico M5S, a Vincenzo Spadafora, suo ex responsabile delle relazioni istituzionali.

Cantiere di governo M5S-Lega: i nodi irrisolti, dalle grandi opere alla giustizia

In cambio, la Lega punterebbe a ministeri di peso, a cominciare dal Viminale. Che Salvini rivendica per sé per garantire la «difesa dei confini». Altra casella decisiva è quella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che potrebbe essere ricoperta dal capogruppo della Lega alla Camera Giancarlo Giorgetti, mai uscito dai rumors di palazzo come possibile premier e come ministro dell’Economia. Anche se per il Mef, così come per gli Esteri, decisiva sarà l’interlocuzione con il Quirinale.

Per Di Maio, che comunque volentieri, senza lo scranno più alto di Palazzo Chigi, siederebbe all’Economia o agli Esteri, l’ipotesi più probabile è il Lavoro, da cui gestire la partita del reddito di cittadinanza. La Lega chiede anche l’Agricoltura e lo Sviluppo economico, mentre ai Cinque Stelle andrebbero la Difesa, la Sanità (dove è in pole Giulia Grillo) e la Giustizia (con Bonafede, sempre che non vada a Palazzo Chigi).

L’incontro di ieri sera dei due leader non ha riguardato soltanto la squadra da presentare al capo dello Stato entro domenica, ma anche le 40 pagine del contratto di governo consegnato dal tavolo tecnico. Su cui dovranno apporre il loro sigillo, dirimendo le questioni rimaste in sospeso, a partire da immigrazione, sicurezza, grandi opere, conflitto d’interessi ed Europa. La quadra va trovata entro domani, visto che tanto la Lega quanto i Cinque Stelle hanno organizzato i gazebo nel fine settimana. Se fallissero, potrebbero sempre usare lo scudo delle difficoltà sui temi per giustificare il mancato accordo sulle poltrone.

Tanto nella Lega che nel M5S non mancano le tensioni. La conferma arriva dal blog di Grillo, dove il garante pubblica un’intervista a Newsweek in cui ricorda di essere«il padre nobile» del M5S pronto a intervenire «soltanto se perdessero i principi», ma ribadisce la linea anti-euro e filo-Putin. Ma la conferma di fibrillazioni arriva però soprattutto dal dibattito sul Def in commissione speciale alla Camera dove il leghista Massimo Bitonci ha chiesto e ottenuto la riformulazione della relazione congiunta messa a punto da Laura Castelli (M5S). Relazione su cui Fi ha votato contro.

Segnale di distanza che fa il paio con le parole di Silvio Berlusconi al vertice Ppe di Sofia, dove ha respinto la teoria del complotto europeo contro il governo M5S-Lega e condiviso i timori di Ue, «aziende e risparmiatori».

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