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M5S-Lega, è tensione su Di Maio premier. Si tratta per Fdi in…

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verso il governo

M5S-Lega, è tensione su Di Maio premier. Si tratta per Fdi in squadra

La vulgata confermata anche da Matteo Salvini è che né lui né Luigi Di Maio saranno premier. Dall’incontro di ieri il nome per Palazzo Chigi è rimasto ancora un punto interrogativo. Oggi si rivedranno a Milano, prima o dopo la tappa ad Aosta per le Regionali di domenica. Chiuso l’accordo sul contratto di governo, che sarà sottoposto entro il fine settimana al vaglio della piattaforma Rousseau per i 5 Stelle (forse già oggi) e dei gazebo per la Lega, adesso si lavora alla squadra di governo e naturalmente alla scelta del premier.

Due partite intrecciate, che però il Carroccio e i pentastellati vogliono tenere ben distinte. E non solo per rispetto istituzionale nei confronti del Capo dello Stato. Ma anche e soprattutto perché nessuno dei due contraenti ha intenzione di trasformare il voto sul programma in un voto sulla squadra, a partire dal presidente del Consiglio. Non mancano infatti le tensioni nella base e anche tra i parlamentari, in particolare nel Carroccio.

Oggi al Consiglio federale, Salvini chiederà un mandato pieno per la formazione del governo sulla base del programma stilato al tavolo tecnico. Tensioni che sono legate soprattutto all’ipotesi di Di Maio premier. Si spiega anche così il nuovo tentativo di coinvolgere FdI, attraverso l’offerta a Giorgia Meloni e Guido Crosetto di Esteri e Difesa, ministero che se invece FdI non sarà della partita, potrebbe essere appannaggio del M5s con l’ex Capo di Stato maggiore, l’ammiraglio Luigi Mantelli Binelli. In questo schema Salvini otterrebbe il Viminale e Giancarlo Giorgetti, capogruppo Lega alla Camera, sarebbe sottosegretario a Palazzo Chigi con delega ai Servizi. All’Economia un “tecnico”, presumibilmente concordato con il Quirinale che certo vorrà dire la sua. Anche perché le fibrillazioni sui mercati e nelle cancellerie europee, confermate anche da Silvio Berlusconi che ha dato lettura a Sofia di alcuni passaggi del contratto giallo-verde, non vengono sottovalutate da Sergio Mattarella. Ovviamente non hanno aiutato ieri le dichiarazioni del leghista Claudio Borghi su Mps (il titolo è crollato del 9%) stigmatizzate subito dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E neppure quelle giunte da Mosca: «Un buon segno», commentano fonti del Cremlino con riferimento al governo Lega-M5s.

Tornando alla squadra, ai 5 stelle, oltre il premier, andrebbero la Sanità con Giulia Grillo, i Beni culturali (Emilio Carelli) e la Giustizia con Alfonso Bonafede mentre per il ministero delle Riforme torna il nome di Roberto Calderoli ma anche del pentastellato Vito Crimi. Per lo Sviluppo economico sono in corsa Laura Castelli (M5s) e Armando Siri per la Lega, che comunque avrà certamente anche l’Agricoltura (Stefano Candiani è in pole). Ma se invece a Palazzo Chigi dovesse arrivare un altro nome, sempre del M5s, Di Maio andrebbe agli Esteri e manterrebbe per i 5 stelle sia l’Economia, con un tecnico d’area come l’ex presidente Istat ed ex ministro del governo Letta Enrico Giovannini, sia il Welfare.

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