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Vorrei ma non posso/1

M5S-Lega, perché non può decidere l’Italia lo stop alle sanzioni alla Russia

Le sanzioni Ue alla Russia le potrebbe far saltare, con una decisione a maggioranza qualificata, il Consiglio degli Affari esteri, nel quale siedono i ministri degli Esteri dei 28 (per adesso) membri dell’Unione. Un passo indietro unilaterale non è contemplato dal diritto comunitario. La bozza del contratto di governo tra M5S e Lega prevede, al paragrafo 9, nella parte relativa alla politica estera, un’apertura alla Russia, che si manifesterebbe, anche, con «il ritiro immediato delle sanzioni».

Di che cosa parliamo? A luglio e settembre del 2014 l’Ue ha imposto sanzioni economiche riguardanti gli scambi con la Russia in settori economici specifici. La misura è stata adottata dal Consiglio Affari esteri presieduto dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, a seguito dell’annessione della Crimea da parte della Federazione russa. Queste misure sono state più volte prorogate dal Consiglio: vincolate alla piena attuazione degli accordi di Minsk, sono previste fino al 31 luglio di quest’anno.

Il docente di diritto Ue: serve maggioranza qualificatain Consiglio
Ora, la domanda è: può l’Italia in maniera unilaterale decidere di non applicare più le sanzioni verso la Russia? La risposta è: no, non lo può fare. Il diritto dell’Unione europea parla chiaro. «Le misure restrittive nei confronti di Paesi terzi - spiega Carlo Curti Gialdino, ordinario di Diritto e istituzioni dell’Unione europea presso l’università di Roma La Sapienza - dipendono da un atto adottato a livello dell’Unione europea, che vincola gli Stati membri, Italia compresa. L’atto in questo caso è un regolamento del Consiglio Ue, il numero 833 del 2014: è lui che prevede le misure restrittive individuali e le sanzioni economiche riguardanti gli scambi con la Russia in settori specifici. Questo regolamento - continua il docente - trova base giuridica nell’articolo 215 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea il quale, a sua volta, dispone che le misure restrittive siano adottate dal Consiglio a maggioranza qualificata. Pertanto - è la conclusione dell’intero ragionamento -, per ottenere il risultato sperato occorre coagulare, in sede Consiglio Affari esteri, la maggioranza qualificata dei 28 Stati membri ».

La posizione della Commissione o dell’Alto rappresentante sulla proposta
Le ipotesi sono due. La prima. la proposta viene presentata dall’Italia e fatta propria dalla Commissione o dall’Alto rappresentante: serve il sì del 55% dei membri del Consiglio (e almeno in 16 devono esprimere un voto favorevole). Se invece la proposta rimane una proposta esclusivamente italiana, la maggioranza qualificata sale al 72% dei componenti del Consiglio Affari esteri, con un minimo di 21 voti favorevoli.

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Tocci (Iai): l’Italia rischia un buco nell’acqua
Stessa domanda, cambia l’interlocutore ma la conclusione non cambia. «No, ovviamente non è che l’Italia può decidere di revocare le sanzioni contro la Russia» afferma Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali e Special Adviser di Mogherini sulla nuova strategia di politica estera dell’Unione europea. «Le sanzioni sono parte, sono collegate alla politica commerciale, che è competenza dell’Unione europea, non degli Stati membri - aggiunge -. Non dipende assolutamente dalla volontà di uno stato membro di revocare o meno queste misure. Semplicemente non c’è una scelta». «Quello che il governo italiano può fare all’interno del Consiglio - conclude Tocci - è sostenere che le sanzioni vanno revocate. Quale sarebbe la risposta? Un grande buco nell’acqua».

Con le sanzioni alla Russia l’Italia perde tre miliardi all’anno
Da dove nasce la proposta politica, entrata nella bozza dell’accordo di governo tra Cinque Stelle e Lega? Dal fatto che le sanzioni alla Russia decise nel 2014 dall’Unione europea hanno spinto Mosca ad adottare una ritorsione: l’embargo totale per una importante lista di prodotti agroalimentari, con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia. Le esportazioni Made in Italy in Russia, ricorda la Coldiretti, sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017: circa 3 miliardi in meno del 2013, l’anno che ha preceduto l’adozione delle sanzioni.

Fonte Cremlino: apprezziamo sforzi ma non basta lo sforzo unilaterale
Intanto una fonte vicina al Cremlino ringrazia. La volontà di ritirare immediatamente le sanzioni Ue alla Russia inclusa, secondo le prime indiscrezioni, nel contratto di governo, è un «buon segno». Ma, sottolinea subito dopo, l’Italia sarà chiamata a uno «sforzo maggiore» in sede europea se davvero vuole che le sanzioni vengano abolite. Non è possibile per nessuno Stato membro dell’Ue decidere in modo unilaterale la fine delle sanzioni», ragiona ancora la fonte. E conclude: «Non appena si parla di ritirare le sanzioni subito si sente la voce degli Stati Uniti, che applicano pressione sui loro partner». Un messaggio a metà tra una lezione di geopolitica e una di diritto dell’Unione europea.

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