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Coppie di fatto, a due anni dal via il registro comunale non decolla

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NUOVE FAMIGLIE

Coppie di fatto, a due anni dal via il registro comunale non decolla

A due anni dalla nascita, le convivenze di fatto con l’“imprimatur” in Comune non decollano. Varate dalla legge Cirinnà nel maggio 2016 insieme alle unioni civili, han superato quota mille solo a Milano, fermandosi a 107 a Roma e con dati che calano man mano mentre ci si sposta verso Sud: 37 a Napoli, 16 a Bari e a Catania solo 4. In ogni caso anche al Nord i numeri sono contenuti: 268 a Torino, 243 a Bologna e 22 a Genova.

Ma ancor meno sono i contratti patrimoniali con cui le coppie possono regolare i propri rapporti economici e optare per la comunione dei beni. Dai dati raccolti dal Sole 24 Ore nelle maggiori città italiane (numeri nazionali non ce ne sono), risulta infatti che questi accordi vengono stipulati solo nel 4% dei casi. È un’opzione, quindi, che viene esercitata molto raramente.

Le convivenze di fatto

Previste dalla legge Cirinnà (dal nome della senatrice Pd che l’ha promossa) per dare uno status giuridico alle convivenze more uxorio, le convivenze registrate forse non piacciono perchè sono un ibrido, un istituto a metà strada fra la semplice coppia di fatto e il matrimonio o l’unione civile. Possono essere costituite sia da coppie etero che omosessuali, prevedono una serie di diritti (come ad esempio il subentro nelle locazioni o la nomina a tutore o amministratore di sostegno del partner incapace o inabile) e permettono di stipulare contratti patrimoniali per regolare i rapporti economici. Non includono però né il diritto alla successione ereditaria, né quello alla reversibilità pensionistica. Richiedono inoltre il rispetto di requisiti come quello di non essere legati da altri matrimoni o unioni civili che, escludendo i separati, restringono il campo di applicazione.

La convivenze Cirinnà costituiscono comunque un’opportunità all’interno dell’universo delle convivenze non registrate, in cui i partner godono comunque di diritti riconosciuti dalla giurisprudenza prima del varo della legge 76/2016.

Il nodo registrazione

Le convivenze registrate all’anagrafe compaiano in un certificato ad hoc o nello stato di famiglia insieme con l’eventuale esistenza del contratto di convivenza. A differenza dei contratti che qualsiasi coppia può stipulare per regolare i propri rapporti patrimoniali, quelli disciplinati dalla legge 76 sono infatti soggetti a pubblicità perché valgono anche verso terzi e possono prevedere la comunione dei beni.

Il contenuto del contratto, compresa l’eventuale opzione per la comunione dei beni, non viene però registrato. La maggior parte dei Comuni non rileva l’opzione “comunione” (fanno eccezione Torino o Napoli che la inseriscono nel sistema) e nessuno la riporta sul certificato. «Le istruzioni fornite dell’Interno - spiega Noemi Masotti, esperta dell’Anusca, l’associazione degli ufficiali di stato civile e dell’anagrafe - prevedono che vengano riportati solo gli estremi del contratto». «Inserire la comunione dei beni sarebbe opportuno - continua - perché il problema della mancanza di chiarezza sul regime patrimoniale esiste, nonostante i numeri siano ancora piccoli. Ma è necessaria un’indicazione precisa da parte del ministero. Basterebbe una circolare».

Unioni civili, governo incassa fiducia

Le unioni civili

Per il riconoscimento delle copie gay la legge 76/2016 ha istituito le unioni civili, con diritti e doveri simili a quelli del matrimonio. Entrata in vigore il 5 giugno, è stata completamente attuata a gennaio 2017 con il varo dei Dlgs sull’adeguamento delle norme su iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, il coordinamento con il Codice penale e il riordino delle regole di diritto internazionale privato.

Secondo i dati del ministero dell’Interno, le unioni civili costituite a fine 2017 erano 6.073 (2.433 a fine 2016). Numeri ancora contenuti che però confermano il valore di una legge finalizzata ad aumentare i diritti civili di una minoranza. La Provincia di Roma a guida la classifica con 845 unioni, seguita da Milano con 799. Netta la differenza fra Nord e Sud: Napoli si colloca al sesto posto con 183 unioni ma nel Mezzogiorno si collocano tutte le Province con i dati più bassi.

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