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Illuminazione pubblica: in Italia costa cinque volte più della Germania

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Osservatorio di cottarelli

Illuminazione pubblica: in Italia costa cinque volte più della Germania

L'Italia è uno dei paesi più luminosi del continente. Le immagini scattate dalla Nasa al cielo d’Europa lo dimostrano senza scampo. Conseguenza: spendiamo troppo di illuminazione pubblica, oltre 5 volte più della Germania. Nel 2016 la spesa pro capite in Italia è stata di 28,7 euro, quasi dodici punti più alta della media dei principali paesi europei, che si attesta a 16,8 euro. La Francia spende 20,3 euro, il Regno Unito 14,2 euro e la Germania “risparmiosa” è a quota 5,8 euro, ben 22,9 euro punti sotto la spesa pro capite nello Stivale. Spendiamo 11,9 euro in più rispetto alla media europea, 8,4 euro più della Francia e 14,5 euro più del Regno Unito. Lo attesta lo studio “Illuminazione pubblica: spendiamo troppo”, condotto dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, task force guidata dall'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che ha firmato il report insieme a Diego Bonata, Fabio Falchi, Riccardo Furgoni e Carlo Valdes.

Spesa da 1,7 miliardi di euro
La spesa complessiva per illuminazione pubblica è di 1,7 miliardi di euro. Lo studio ricorda che «alcune misure di efficientamento potrebbero generare un risparmio notevole senza creare disagi alla collettività, realizzando un importante contenimento della spesa e una forte riduzione dell'inquinamento luminoso».

Maglia nera alle province di Parma e Rieti
Tra le regioni italiane la maglia nera del report è assegnata alla Valle d'Aosta (199 kWh), seguita da Calabria (151 kWh), Basilicata (143 kWh), Abruzzo (142 kWh) e Molise (138 kWh). Le regioni più virtuose sono invece la Campania (80 kWh), il Lazio (81 kWh), il Veneto (85 kWh) e la Lombardia (88 kWh).

In testa ai consumi la provincia di Parma
Tra le province, il maggior consumo pro capite è registrato in quella di Parma (254 kWh), seguita da Rieti (204 kWh) e Aosta (199 kWh). Le più virtuose sono invece Napoli (49 kWh), Milano (65 kWh) e Prato (66 kWh). Escludendo le province di Napoli e Milano, che per la loro popolosità beneficiano di maggiori economie di scala, le tre province più virtuose sono Prato (66 kWh), Bolzano (71 kWh) e Vicenza (72 kWh).

ILLUMINAZIONE PUBBLICA
Consumo annuo procapite di elettricità regione per regione. Valori in Kwh. (Fonte: Osservatorio CPI)

Risparmi potenziali per 300 milioni in tre anni
Il risparmio potenziale stimato nelle Proposte per una Revisione della Spesa Pubblica di marzo 2014 era di circa 300 milioni nel giro di tre anni, da raggiungere tramite misure di breve e di medio periodo. Nel breve risparmi a costo zero grazie allo spegnimento di impianti di illuminazione pubblica extraurbana e punti luce di aree artigianali e industriali. In realtà queste misure non sono state adottate«forse per la diffusa convinzione di una relazione tra luminosità e sicurezza», spiega il report. E lo spegnimento non riguarderebbero aree urbane in cui circolano le persone. Fra le misure di medio periodo era prevista la sostituzione di impianti di illuminazione inefficienti e nel passaggio a illuminazione a Led. Era anche prevista l’installazione di orologi astronomici o sensori di movimento, la regolazione della luminosità di alcuni impianti, il passaggio integrale a Led per gallerie e illuminazione semaforica, l’adeguamento dei servizi di manutenzione ai costi di mercato e l’impiego intensivo di sensori di movimento o di illuminazione adattiva.

I consumi italiani potrebbero essere ridotti del 50%
Si stima che i consumi pro capite italiani potrebbero essere ridotti nel medio-lungo periodo del 50% (arrivando, cioè, alla media europea di 51 kWh), generando risparmi notevoli. La Germania è già riuscita in questa sorta di miracolo, che tra il 2007 e il 2016 ha ridotto la spesa pro capite del 53%. E in Italia ci sono già esempi virtuosi di applicazione delle misure in alcuni comuni italiani (Cittadella, Carugate, Pessano con Bornago, Rapallo, Bollate e Rottofreno) che hanno dato riduzioni di consumo tra il 60 e l’80 per cento.

Servono investimenti
La parola d’ordine è però una sola: investire. Nel 2014 un gruppo di lavoro sull'illuminazione pubblica coordinato dal Mise aveva proposto una soluzione ancora attuale: gli investimenti potrebbero essere realizzati grazie a delle linee di credito concesse dalla Cp ai comuni. Da una parte si potrebbero così ottenere risparmi di medio/lungo periodo grazie all'ammodernamento degli impianti esistenti e si porrebbe così argine anche ai danni causati dall’inquinamento luminoso.

Le misure non sono state accolte dal legislatore, ma i decreti approvati hanno aggiornato i Criteri ambientali minimi che devono essere rispettati nelle gare d'appalto per l’illuminazione pubblica. Ma presentano diversi limiti. Perché non è previsto nessun obbligo per i comuni di convergere verso obiettivi di consumo in linea con la media europea. Perché i comuni potrebbero decidere di ammodernare impianti che non sono utili rispetto ai bisogni effettivi di illuminazione pubblica. I nuovi criteri poi favoriscono l'impiego di Led efficienti ma eccessivamente inquinanti rispetto alle tecnologie disponibili sul mercato. «Al momento - conclude tristemente lo studio - non esistono norme che possono limitare efficacemente l'elevato consumo di energia elettrica per illuminazione pubblica».

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