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Da De Mita a Conte, l’incarico torna a sud di Roma dopo…

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IL NUOVO GOVERNO

Da De Mita a Conte, l’incarico torna a sud di Roma dopo trent’anni

È incaricato e non ancora in carica ma già in questa fase dei passaggi istituzionali si può dire che con Giuseppe Conte si incrina un incantesimo che da trenta anni tiene lontano da Palazzo Chigi un meridionale. L’ultimo capo di governo nato a Sud di Roma fu Ciriaco De Mita che nella primavera del 1988 giurò nelle mani dell’allora capo dello Stato Francesco Cossiga per formare un governo pentapartito (che sarebbe durato solo un anno).

In seguito l’incarico per la Presidenza del Consiglio si è sempre fermato sopra la latitudine della Capitale, accomunando la parte finale della Prima Repubblica con gli anni della Seconda, tutti segnati da toscani (Ciampi, Dini, Letta e Renzi), romani (Andreotti, D’Alema e Gentiloni), lombardi (Berlusconi e Monti), oltre all’emiliano Prodi e al torinese (anche se con famiglia siciliana) Amato.

Va ricordato che il possibile futuro presidente del Consiglio si è laureato (in giurisprudenza) a “La Sapienza” di Roma e insegna diritto privato nell’ateneo di Firenze ma, contando in questo caso l’anagrafe e non i luoghi di formazione né della professione, Conte è indiscutibilmente pugliese: è nato nel 1964 a Volturara Appula (comune in provincia di Foggia con meno di cinquecento abitanti in quello che si chiama il sub-appennino dauno) e cresciuto a San Giovanni Rotondo.

A parte la comune radice meridionale, le somiglianze con il predecessore “sudista” De Mita finiscono qui: il professore foggiano proposto da Movimento 5 Stelle e Lega per il governo giallo-verde nel suo contestato curriculum non può vantare alcuna esperienza politica, De Mita arrivò a Palazzo Chigi da segretario della Dc (un’abbinata mai riuscita a nessuno prima di lui) ed è invece homo politicus per eccellenza, tanto che ancora oggi a novanta anni (lo ha compiuti lo scorso febbraio) continua a essere sindaco del suo paese, Nusco.

Finora Conte è stato un giurista dedito all’insegnamento e all’esercizio dell’attività professionale che, per sua stessa ammissione, non ha mai fatto politica (anche se ha riconosciuto che il suo cuore batte a sinistra) e che si ritrova improvvisamente sulla scena con la possibilità di assumere un importante magistero. Se proprio si volessero scovare delle analogie si potrebbe ricordare che questo profilo, mutatis mutandis, può ricordare semmai quello di chi ha ora la facoltà di conferire a Conte l’incarico a formare il governo. Sergio Mattarella, infatti, era un professore di Diritto parlamentare a Palermo, molto impegnato nella vita accademica, che fece il suo ingresso in politica passando direttamente dall’università a incarichi nella Dc. Era il 1980 e raccolse il testimone del fratello Piersanti, presidente nella regione siciliana ucciso da Cosa Nostra. Una situazione molto diversa che impedisce di spingere il confronto oltre questo spunto.

Curioso, infine, che il meridionale presidente del Consiglio incaricato baserà l’azione del suo futuribile governo su un programma - quello siglato tra Movimento 5 Stelle e Lega - nella cui prima versione il capitolo Sud era stato dimenticato. Nella stesura finale sono state inserite alcune righe per spiegare che «con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (...) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud». Insomma, un capitoletto Sud per spiegare perché un capitolo Sud non c’è.

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