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Giro d’Italia, giornata nera per la maglia rosa: Yates perde…

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Giro d’Italia, giornata nera per la maglia rosa: Yates perde terreno

La maglia rosa Simon Yates perde terreno al Giro d’Italia (Afp)
La maglia rosa Simon Yates perde terreno al Giro d’Italia (Afp)

Eccolo qua il famoso giorno no. Quello che gli avversari di Simon Yates da tempo si auguravano per incrinare il suo dominio. Quello che di solito, un po’ come la nuvola di Fantozzi, arriva quando sembri imbattibile. Quello che rimette tutto in discussione quando ormai i giochi sembrano fatti.
Mai una crisi? Mai un cedimento? E chi è, questo Yates, Mandrake? Dai e dai, una gufatina oggi, una gufatina domani, alla fine la crisi è arrivata davvero. Brutta. Inaspettata. E proprio nel primo dei tre round in alta montagna che precedono l’arrivo finale di domenica a Roma.
La sorpresa arriva a a Pratonevoso, quando il gruppo dei big (la tappa è già stata vinta dal tedesco Maximilian Schachmann davanti a Ruben Plaza e Mattia Cattaneo), si trova a circa un chilometro e mezzo dal traguardo.

Lo scatto di Froome
All’improvviso, in una salita non cattiva, Chris Froome scatta come ai bei tempi. Una rasoiata secca che fa subito il vuoto. Dietro partono anche Pozzovivo e Dumoulin che riescono a riagganciare Froome. Ma dietro, e questa è la sorpresa, manca la maglia rosa, abituata a star davanti, non indietro. Ma questa volta si cambia scena: Yates, quasi inebetito, non riesce a cambiare passo. Il terzetto vola, ma lui va su come se avesse le gambe di cartone, quasi rassegnato a subire il suo triste calvario. A volergliela proprio tirare, è anche il suo tredicesimo giorno in maglia rosa. Ci mancano un gatto nero e un cornetto e il quadro è completo. Al punto che in un chilometro e mezzo il povero Simon perde quasi mezzo minuto dai tre rivali. Che arrivano al traguardo con il sorriso di chi ha capito che il vento sta cambiando.
Che quello che sembrava un Giro «blindato» si è completamente riaperto proprio a tre giorni dalla fine. E che già da questo venerdì, con l’arrivo a Bardonecchia, passando dal Colle delle Finestre, si vedranno i fuochi d’artificio. Per lo spettacolo, un finale magnifico. Per Yates, un sogno che rischia di trasformarsi in un incubo.

Simon, «pugile suonato»
Al traguardo Simon è rintronato. Come un pugile che ha preso un gancio all’improvviso quando ormai si aspettava il suono del gong. Sempre pedalando, torna indietro, fa un giro su se stesso. E non troppo convinto ammette: «Sì, nel finale ero stanco. Ma non sono preoccupato. La prossime due tappe di montagna sono più adatte a me. Con tante salite. Non con una sola alla fine». Insomma, dicamo che Yates si fa coraggio. Aiutati che Dio ti aiuta, dice il proverbio. Però la situazione è critica. Il distacco da Dumoulin si è ridotto a 28”, un pugno di secondi. Basta un altro allungo, una piccola crisi, per annullarlo. E difatti l’olandese sfodera il sorriso dei giorni migliori. «Per la prima volta sono stato più forte di Yates. Mi sembra che tutto può ancora succedere». Un altro allegro, e anche assai loquace, è Chris Froome. Capitan Sky aggiunge un altro carico da undici: «È la prima volta che Simon non è al cento per cento. Questa è una sorpresa. Adesso lo si può attaccare. Sullo sterrato del Colle delle Finestre, si può inventare qualcosa. Dopo tutte le cadute, finalmente mi sento meglio».

La crescita di Pozzovivo
Dimenticavamo Pozzovivo. Il piccolo scalatore lucano, cresce giorno per giorno. Adesso in classifica è a 2’ 43” dalla maglia rosa. In un Giro così aperto, non molto. Anche a Pratonevoso non ha perso un colpo. Sempre sul pezzo, sempre pronto a rintuzzare ogni attacco. «Sì, ero concentrato su Froome e Dumoulin», spiega Domenico. «Sto bene, sono in una situazione ideale. Il terzo posto mi fa gola. Ma anche una vittoria di tappa non sarebbe male».
Insomma, siamo al gran finale. Venerdì si va a Bardonecchia, passando per il Colle delle Finestre, la Cima Coppi del Giro. Roba pesante, da rivoluzionare la classifica. E sabato il tappone alpino con l’arrivo a Cervinia dopo 4mila metri di dislivello. Tutto è possibile, tutto può ancora succedere. Anche un giorno di gloria per Pozzovivo, anche un ritorno di Froome che, non dimentichiamolo, ha vinto quattro Tour de France. E un motivo ci sarà

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