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M5S-Lega, sul titolare dell’Economia si gioca l’equilibrio…

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verso il governo

M5S-Lega, sul titolare dell’Economia si gioca l’equilibrio dell’alleanza

I «diktat non possono essere ammessi». È questa la frase che salta agli occchi leggendo la nota informale che arriva dal Quirinale nel pomeriggio. Già i titoli dei giornali raccontavano di uno scontro aperto sulla figura del ministro dell’Economia visto che Salvini, parlando con la voce di Giorgetti, aveva chiuso la partita con fare ultimativo: «Il ministro sarà Savona».

Un diktat, appunto. E soprattutto una frase che rovescia il dettato costituzionale e azzera le prerogative innanzitutto del presidente del Consiglio incaricato a cui spetta la proposta dei ministri e pure quelle del capo dello Stato che dà il suo parere e nomina la squadra di Governo. Una forma che è sostanza e la sua violazione rappresenterebbe un grave precedente per l’integrità di prerogative costituzionali che una fase, sia pure nuova, non può travolgere. Questo è il punto. E dunque al Colle invertono la “narrazione” dei partiti: da qui non partono veti - «che non sono semplicemente all’ordine del giorno», semmai è dai leader che arrivano proposte con il tono del “prendere o lasciare”.

Ieri le dichiarazioni dei protagonisti, Salvini in primis, mostravano più “educazione” costituzionale anche se la partita sul nome per il Mef è ancora in corso. C’è da dire che la questione è diventata molto politica. Infatti, ridurre tutta questa fase della formazione dell’Esecutivo che è affidata a Giuseppe Conte, in una trattativa in cui c’è la voce del più forte - Salvini - non è solo un tema da giuristi ma svela il vero dilemma di questa alleanza. E cioè se esista o meno un equilibrio tra le due forze o se invece nasce un Governo sbilanciato sulla Lega e sul suo segretario. Perché è evidente che per i 5 Stelle accettare nella casella dell’Economia il nome di Paolo Savona, sarebbe come accettare una subalternità e dare una spiccata impronta “salvinana” al Governo. E questo riguarderebbe anche il premier Conte che forse subirebbe la personalità dell’illustre professore ed economista vedendo ridursi i suoi margini di autonomia. Questi sono gli interrogativi di Luigi Di Maio e dei suoi in serata, ben consapevoli che una resa subito vorrebbe dire “piegarsi” all’azionista di minoranza leghista.

In effetti, il Quirinale con la sua nota ha voluto sottolineare questo aspetto e ristabilire un ordine e un ruolo che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio. Ne aveva molto discusso con Conte nel loro primo colloquio accertandosi non solo della sua intenzione a mantenere capacità di autonomia ma anche delle sue idee rispetto all’Europa e ai vincoli di bilancio. Garanzia che il premier incaricato ha assicurato nel colloquio privato ma che ha ribadito pubblicamente leggendo quella dichiarazione sull’adesione all’Europa, agli accordi internazionali e ai vincoli di bilancio. Ecco, proporre Paolo Savona sarebbe come smentire se stesso vista la limpida convinzione del professore a tesi anti-euro. Di tutto questo, comunque, Conte riferirà oggi tornando al Quirinale.

Non prima però di aver visto il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Qualcuno nei partiti ha fatto trapelare che questo incontro è stato incoraggiato anche dal capo dello Stato prorio in quell’ottica di essere pienamente consapevole della situazione economica italiana, dei conti e dello stato di salute del sistema bancario. Un passaggio che diventa non banale prima della scelta del nome per il Tesoro, che avrà davanti sfide piuttosto impegnative.

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