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Der Spiegel, quella passione anti-italiana

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IL SETTIMANALE TEDESCO

Der Spiegel, quella passione anti-italiana

È un attacco molto duro ma in fondo in linea con una tradizione giornalistica combattiva quello scagliato dal tedesco Der Spiegel contro l’Italia, accusata di essere “scroccona” (schnorrer) ai danni degli altri membri dell’Unione europea. Parole che arrivano dopo giorni di trattative tra Lega e Cinque Stelle per la formazione del primo governo dichiaratamente euroscettico. Ma che pure riflettono un pregiudizio sul presunto “carattere italiano” che in passato aveva prodotto altre polemiche, come quella di Schettino “italiano tipico”. Anche se la copertina più celebre resta quella pubblicata il 25 luglio del 1977: un poiatto di spaghetti con una pistola appoggiata sopra e la scritta “Urlaubsland Italien” (“Italia Paese da vacanza”).

«Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione - si legge nell’articolo firmato da Jan Fleischauer per la sua rubrica sull’edizione online di Der Spiegel, corredato da una foto di yacht ormeggiati a Portofino - che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente”, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più». Il bersaglio finale è però La Bce, al cui vertice siede un italiano, Mario Draghi: colui che che «ha fornito l’arma» che l’Italia punta contro i suoi vicini. Il “whatever it takes” pronunciato dal presidente della Banca centrale europea nel momento più critico dell’eurocrisi «è stato notato a Roma».


Anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung si interessa dell’Italia a cui dedica la copertina del suo inserto settimanale su cui si legge “Mamma mia!”. Scritta accompagnata da una vignetta in cui un’ape tricolore, con i simboli di M5S e Lega sullo sportello, precipita in un burrone. «L’Italia, il caso che dà pensieri all'Europa: un alto debito e poca prospettiva di miglioramento. Adesso i populisti dovrebbero assumere la leadership», si legge nel sottotitolo di
un lungo articolo in cui si ricostruiscono le grandi difficoltà del paese, le recessioni dovute alla crisi dell'euro e i problemi delle famiglie e dei giovani, soprattutto nel Sud.

Lo «Spiegel», settimanale fondato ad Amburgo nel 1947 da Rudolf Augstein («giornalismo di battaglia? Nel dubbio sono di sinistra» diceva di sé e della sua creatura) ha una tradizione di inchieste e denunce. Fu il primo a scoprire i fondi neri destinati a Helmut Kohl. Ma all’Italia ha riservato sempre una sorveglianza particolare, soprattuto in tema di conti pubblici ed euro. In un articolo del 1999 Roma veniva accusata di aver truccato le previsioni di crescita e riduzione del deficit che avevano convinto i partner europei della sostenibilità del piano di correzione dei conti per rientrare nei parametri stabiliti dal Trattato di Maastricht. L’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema parlò di articolo «veramente vergognoso» ma Der Spiegel confermò la ricostruzione.

C’è poi un filone polemico sul presunto carattere nazionale degli italiani - «parassiti, viscidi e mammoni» in un articolo del 2006 - sfociato nella domanda provocatoria sul caso di Schettino. «Mano sul cuore: qualcuno si è forse meravigliato del fatto che il capitano della Costa Concordia fosse italiano? Ci si può immaginare che a compiere una simile manovra, inclusa la fuga successiva, potesse essere un tedesco oppure, diciamo anche, un capitano di marina britannico?». A firmare l’articolo del 2012 era sempre Fleischhauer. Che ieri ha scritto: «Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità. Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica».

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