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Giro d’Italia. Froome in rosa dopo un’impresa epica: Yates…

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Giro d’Italia. Froome in rosa dopo un’impresa epica: Yates crolla. Si decide tutto a Cervinia

Era nell’aria che stava arrivando il botto. Ed eccolo qua, il botto che fa saltare il banco. E proprio a due giorni dalla fine del Giro. Quando di solito si gioca al risparmio, si centellinano le forze. E si dosano i tempi.
E invece l’impresa eccezionale, quella che fa gridare al miracolo, riportandoci ai tempi del ciclismo antico, arriva proprio da Chris Froome, il britannico freddo e calcolatore, quello che di solito fa tutto con il bilancino del farmacista e il frequenzimetro incorporato.

Questa volta il leader di Sky più che la testa ci mette il cuore. E tante gambe. Gambe che lo portano a prendere il volo proprio sul Colle delle Finestre, la tanta evocata cima Coppi, a quota 2178 metri, la dove l’asfalto diventa sterrato, e l’aria rarefatta appesantisce il respiro.
Il britannico, già vincitore di 4 Tour de France, dà una occhiata ai rivali e schizza in avanti senza indugi. La maglia rosa, Simon Yates, perde subito terreno. Non ci prova nemmeno. Si pianta come se avesse delle pietre sulla schiena. Una crisi senza fine. Arriverà al traguardo con oltre 38 minuti di ritardo da Froome. Stremato, bianco come un lenzuolo, gli occhi spenti dello sconfitto. Un vero calvario. Dopo 13 giorni di maglia rosa e tre vittorie di tappa. Bye bye Mister Yates, sarà per un’altra volta, comunque hai dato spettacolo.

Ma torniamo al Colle delle Finestre. Dumoulin e gli altri big, restano anche loro indietro. Niente da fare. Troppo determinato questo Chris Froome. Troppo superiore. Da solo pedalerà per 82 chilometri in una specie di cronometro solitaria che lo porta sempre più lontano. Prima scollina il Sestriere e poi, sempre più convinto, lasciata anche Bardonecchia, il britannico attacca l’ultima salita che porta al traguardo del Jafferau a duemila metri d’altezza, dove gli alberi si diradano e brilla ancora la neve.

Dietro Froome c’è il gruppetto degli altri big, capeggiato da Dumoulin, che non guadagna un millimetro sul puntino bianco che vola verso il traguardo. Manca Pozzovivo, anche lui in giornata no. Davvero un peccato.
Per Froome è un trionfo. Al traguardo esulta alzando le braccia, felice come Ronaldo dopo il gol in rovesciata contro la Juventus. Carapaz e Pinot arrivano con tre minuti di ritardo. Lopez è quarto. L’olandese Dumoulin li segue più staccato di quasi mezzo minuto.

Tradotto in classifica generale, Froome è maglia rosa con 40 secondi sull’olandese, ormai unico avversario che può ancora sfilargli il Giro. Poi in classifica si va giù: Il francese Pinot, molto agguerrito, occupa la terza posizione; staccato di oltre 4 minuti. Poi Lopez e Carapaz. Brutte notizie invece per Domenico Pozzovivo. Ora ha più di otto minuti dalla maglia rosa. Per il lucano, è un giorno triste. Sognava un terzo posto, gli resta una sola chance: conquistare una tappa, Magari questo sabato, a Cervinia, dove anche si può decidere il Giro d’Italia prima del gran finale domenica a Roma.

Una giornata davvero eccezionale, piena di colpi di scena, che sembra fatta apposta per scardinare i luoghi comuni. Lo stesso Froome, che di solito non batte la grancassa, è quasi euforico: «Mai fatto queste cose… Volevo lasciare il segno. Sapevo che mancavano troppi chilometri per aspettare. E quindi dovevo fare una cosa eccezionale. Avevo le gambe buone. Dopo tante cadute, dopo tanta sfortuna, il morale era andato giù. Ma non ho voluto mollare. Ci tenevo a questo Giro d’Italia. Ma non è ancora finito…».

Non è ancora finito, già. Visto quello che è successo finora, meglio aspettare a tirare conclusioni affrettate. Anche perchè Dumoulin è staccato solo di una manciata di secondi. E prima di Roma c’è ancora questo tampone alpino che arriva a Cervinia con oltre 4000 metri di dislivello.
Vada come vada, Froome comunque ha scritto una pagina che resterà nella storia del Giro. Per lui, vincitore di di 4 Tour de France e di una Vuelta, si avvicina la possibilità, se vincesse la corsa rosa, di entrare nel ristretto cerchio dei campioni (Merckx, Gimondi, Anquetil, Nibali, Hinault e Contador) che hanno centrato tutte le grandi corse a tappe.
Ma c’è tempo per queste celebrazioni. Come ci sarà tempo per tornare a discutere sulla famosa vinceva del salbutamolo, su cui pende per Froome il giudizio del Tribunale Antidoping. Già rullano i tamburi delle polemiche. Ma c’è ancora una tregua. Intanto godiamoci questo gran finale.

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