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Governo Conte in bilico: M5S media con il Colle, Salvini tentato…

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TENSIONE CON IL quirinale

Governo Conte in bilico: M5S media con il Colle, Salvini tentato dallo «strappo»

Giuseppe Conte ieri sera al rientro a casa dopo l’incontro con Mattarella (Ansa)
Giuseppe Conte ieri sera al rientro a casa dopo l’incontro con Mattarella (Ansa)

Silenzio tombale. Al Quirinale ieri nessuno aveva intenzione di parlare. E già questo era un segno delle forti tensioni che restano sulla formazione del Governo dopo il braccio di ferro ingaggiato da Salvini contro il capo dello Stato.

Il premier incaricato Conte ha riferito che il nome resta quello di Savona e che il leader della Lega non ha intenzione di cedere nonostante la grande opera di mediazione tentata dai 5 Stelle.

Al punto che sono stati loro a offrire a Salvini un altro nome del Carroccio per la casella dell’Economia: Giancarlo Giorgetti che metterebbe d’accordo tutti, in Italia e fuori. Ma perfino su quel nome targato-Lega lui ha detto di no. Un “no” inspiegabile per i grillini. Infatti, nonostante le dichiarazioni pubbliche di compattezza, cresceva il sospetto tra di loro che il capo leghista su Savona voglia trovare il pretesto per rompere e andare alle urne facendo una campagna elettorale tutta contro il Quirinale e l’Europa.

Non è dato di sapere se di questo abbiano parlato anche Conte e il capo dello Stato ma, certo, in casa dei 5 Stelle resta assolutamente incomprensibile il modo in cui Salvini sta gestendo la partita sul Mef. Se davvero vuole quella casella e quel nome, perché alzare il tiro pubblicamente sul capo dello Stato? Perché continuare anche ieri a tenere il braccio di ferro facendo diffondere una nota tutta anti-europeista nelle ore più delicate della trattativa? Si capirà lunedì - data in cui si sono aggiornati al Quirinale - se il loro sospetto si tradurrà in fatti con la rottura del leader leghista oppure se ci sarà una marcia indietro su un altro nome.

In questo clima e con la minaccia delle urne sul tavolo, Sergio Mattarella non fa marcia indietro. E non per tenere il punto con Salvini ma perché in questa vicenda sono in ballo alcune questioni fondamentali e una cruciale. Quelle fondamentali non riguardano tanto il nome di Savona ma il fatto che siano state messe in discussione - e ampiamente scavalcate - le prerogative del presidente della Repubblica. Quel «diktat» di Salvini che impone - per giunta pubblicamente - il nome del professore prima del premier incaricato e prima che lui ne abbia discusso con il capo dello Stato, diventa uno sfregio al potere di proposta e di nomina che la Carta assegna loro. E per Mattarella cedere oggi vorrebbe dire consegnare al suo successore un ruolo “ridotto”, “ferito”, “mutilato”. Un precedente grave, insomma.

C’è poi una questione cruciale di cui pure il Quirinale deve tenere conto e che riguarda l’impatto che tutta la vicenda del Governo e poi dell’Economia sta avendo sui mercati. Ieri c’è stata ancora una perdita su Piazza Affari che ha bruciato in nove giorni 51 miliardi, mentre lo spread ha superato quota 200. Ecco, l’altro tema è la tutela del risparmio e della tenuta finanziaria del Paese di cui al Colle non possono non tenere conto. Sarebbe come girare la testa dall’altra parte mentre torna un rischio sull’Italia.

Ora passerà un altro fine settimana di mediazioni, forse anche meno se Salvini dovesse decidere per la mediazione o per lo strappo e la via delle urne. Di certo non sarà il capo dello Stato a cedere e ad accettare quei «diktat» già definiti inaccettabili.

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