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Scudetto del rugby al coach esordiente Andrea Marcato

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l’ex giocatore del petrarca padova

Scudetto del rugby al coach esordiente Andrea Marcato

Una carriera da giocatore di alto livello frenata (anche) da una serie di infortuni e rimasta un po' al di sotto delle prospettive e un percorso da allenatore appena iniziato con un exploit non da poco: Andrea Marcato, 35 anni, fino all'anno scorso ancora in campo con il Petrarca, al primo anno ha conquistato lo scudetto con la squadra padovana. Che nello scorso fine settimana ha battuto in finale 19-11 i campioni uscenti del Patarò Calvisano al termine di un crescendo da sottolineare: ultima sconfitta a dicembre in chiusura del girone d’andata, poi solo vittorie, semifinali play-off comprese.

Nella finale - giocata al Plebiscito di Padova, in casa della squadra in testa alla classifica dopo la stagione regolare - Petrarca sempre avanti e capace di rintuzzare i tentativi di rimonta grazie anche a un eccellente drop di Andrea Menniti-Ippolito. Proprio un drop, un calcio di rimbalzo, quello che giusto dieci anni fa consegnò Marcato alla storia azzurra: al quinto minuto di recupero, tre punti che valsero la vittoria sulla Scozia nel Sei Nazioni. Nello stesso anno, sempre al 45' della ripresa, una combinazione tutta padovana (meta di Ghiraldini trasformata da Marcato) consentì all'Italia di battere l’Argentina a Cordoba 13-12. Ma l’avventura del nostro in Nazionale si stava avvicinando prematuramente al termine: dopo il Sei Nazioni 2009 un lungo stop con infortuni assortiti e l’uscita dal giro dell’Italrugby. C'è stato ancora il tempo per contribuire a uno scudetto del Calvisano dopo i quattro conquistati con il Benetton Treviso. Poi il ritorno alla casa madre del Petrarca, da giocatore ma cominciando a collaborare anche a livello tecnico: seconda e poi prima squadra, con Andrea Cavinato come head coach.

«Pensavo di fare ancora una stagione da giocatore e invece a giugno 2017 mi è arrivata la proposta della società. Totalmente inaspettata. Da lì in poi posso dire che le cose sono andate bene, non si sono presentati problemi particolari e la squadra è cresciuta. Ha assorbito le sconfitte dell’andata con Calvisano e Rovigo, che ci potevano sicuramente stare, e ha fatto un girone di ritorno perfetto. Siamo andati avanti senza pressione, che piuttosto si è fatta un po' sentire quando abbiamo cominciato ad avere i favori del pronostico. Il Calvisano ha perso inaspettatamente a Roma con la Lazio e noi, avendo battuto Rovigo, ci siamo trovati in cima alla classifica, con il vantaggio dell'eventuale finale in casa».

Finale conquistata con una doppia vittoria sulle Fiamme Oro e giocata davanti a un gran bel pubblico: 6.500 spettatori. Una iniezione di entusiasmo per un massimo campionato che ha perso inevitabilmente parte del suo interesse da quando due “franchigie” italiane, Benetton e Zebre, giocano il Pro14 (con squadre irlandesi, scozzesi, gallesi, sudafricane) impiegando quasi tutti i giocatori azzurri. «Mai ci saremmo aspettati tante persone allo stadio - dice Marcato - e questo può essere un punto di partenza importante. Certo, il Veneto risponde bene perché è la regione più importante per questo sport, con una buona base, squadre e tradizione. Ma il rugby ormai si è fatto strada anche in tante altre zone dove in passato non era diffuso e bisogna farlo conoscere sempre di più».

Intanto il Petrarca che ha vinto il suo scudetto n. 13 è in maggioranza una squadra a trazione locale, con l’innesto di un paio di giocatori di formazioni straniera e di giovani promettenti come Cannone, Lamaro (votato miglior giocatore del campionato) e Rizzi, provenienti dall'Accademia nazionale della Fir. «Ragazzi di 20 anni che devono ancora progredire fisicamente e mentalmente, ma che sono ottimi prospetti su cui devono puntare sia la federazione che le franchigie: certo che il salto dal campionato italiano al Pro14 è notevole. Per il resto la scelta fatta alcuni anni fa dal Petrarca di lavorare con quello che ha in casa, con i prodotti del vivaio, si è rivelata vincente e può garantire al club altri anni soddisfacenti».

E i salti che potrebbe fare Marcato da allenatore? Marcato uomo nuovo, astro nascente nel panorama tecnico italiano? «No, francamente è troppo presto per qualunque valutazione. Quest'anno è passato veloce ed è andato tutto bene, abbiamo vissuto in serenità, un gruppo competitivo e felice di lavorare insieme. Magari la prossima stagione sarà ben più difficile, non è possibile dare ora valutazioni sul mio conto. Io stesso da allenatore mi sto scoprendo un po' alla volta. Se poi verrà fuori che sono bravo in futuro spero di raccogliere i frutti. Per adesso posso dire che non vorrei avere rimpianti a proposito di questa nuova carriera e sono determinato a dare sempre il 100 per cento, cosa che da giocatore non penso di avere fatto. E aggiungo che allenare mi piace molto, mi ha dato certe emozioni che non avevo mai vissuto prima».

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