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Di Maio in mezzo al guado: si accoda a Salvini, ma ha più da…

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Di Maio in mezzo al guado: si accoda a Salvini, ma ha più da perdere

(Ansa)
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Sono notti agitate per i Cinque Stelle. Per Luigi Di Maio e il suo “inner circle”, innanzitutto, costretti a sacrificare sull’altare del patto con Matteo Salvini il buon rapporto costruito sin qui con il Colle e a fare scudo giocoforza intorno al nome di Paolo Savona all’Economia. Ma anche il resto dei pentastellati non dorme sonni tranquilli: tutti sono consapevoli che un ritorno alle urne agevolerebbe molto più la Lega del M5S. Soprattutto al Nord, il rischio nient’affatto remoto è quello di cedere punti e posizioni al Carroccio, come le regionali in Friuli Venezia Giulia e in Val d’Aosta hanno dimostrato.

Come in ogni momento difficile, in casa pentastellata si sommano però tensioni molto diverse. Di Maio e i suoi sanno che è questa è la loro occasione per approdare a Palazzo Chigi. E sanno che un fallimento del premier incaricato Giuseppe Conte, loro diretta emanazione (era stato indicato come ministro della Pa nel governo ombra di Di Maio), potrebbe avere ripercussioni in termini di consenso se si dovesse tornare subito al voto. Per questo è arrivato ieri il like su Facebook del capo politico M5S al «sono davvero arrabbiato» di Salvini e per questo le mediazioni tentate da Conte - la proposta di cedere alla Lega l’Economia con il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti oppure di trovare un profilo simile a quello di Savona, ma meno divisivo - sono state finora “morbide”. Rompere con il Carroccio significherebbe distruggere il sogno di portare subito il Movimento al governo. «Meglio il braccio di ferro con il Colle», sottolinea chi è convinto della strategia. «È soltanto un tira e molla che serve a convincere il presidente: dalla nostra abbiamo la volontà del popolo italiano», minimizza qualcun altro.

Ma le letture sono anche altre. Non è sfuggito a chi conosce il mondo M5S, oggi, il doppio assist alla linea più trattativista e meno barricadera arrivato da Davide Casaleggio e da Roberto Fico. Il primo, interpellato sul caso Savona a margine del Wired Next Fest di Milano, ha risposto: «Il tema del governo è in mano a Giuseppe Conte e a Mattarella. Sono fiducioso che troveranno un’ottima soluzione». E la Lega? «È un partito che oggi permette la creazione di un governo». Più o meno identico l’auspicio del presidente della Camera: «È un’interlocuzione tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio incaricato. Lasciamo a loro. Io spero che si vada avanti».

Di tutt’altro tenore le parole di Alessandro Di Battista, che è tornato ad attaccare il Colle: «Il presidente della Repubblica ha tutto il diritto costituzionale di voler concordare alcuni ministri con il presidente del Consiglio incaricato, ma porre veti sul ministro dell’Economia, malgrado il curriculum eccellente che vanta il Dott. Savona, lo trovo, da cittadino, assolutamente inaccettabile». Un ritorno alla carica contro il Quirinale, dopo le durissime critiche sulla gestione della crisi avanzate qualche giorno fa in tandem con il padre Vittorio, che sicuramente fiancheggiano la linea dura della Lega. E che qualcuno dentro il Movimento non disdegna, augurandosi che si voti in autunno e che il tavolo salti. Compresi Di Maio e i suoi fedelissimi. Obiettivo: ripartire da capo, dal M5S delle origini. Quello che ancora vede in Beppe Grillo il suo unico vero leader. Quel Grillo che oggi sul blog pubblica un articolo di Massimo Fini secondo cui «è del tutto evidente che lo stallo politico che, nel momento in cui sto scrivendo, dura ormai da più di ottanta giorni è dovuto al fatto che si è cercato di impedire, in tutti i modi e con i pretesti più vari, ai Cinque Stelle di andare al governo». Grillo domanda: «Chi ha paura dei Los Grillinos?».

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