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La nuova strategia di Salvini e la (quasi) rottura con Berlusconi

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centrodestra diviso

La nuova strategia di Salvini e la (quasi) rottura con Berlusconi

Il fallimento del governo giallo-verde manda in frantumi quel che resta del centrodestra. Silvio Berlusconi schiera Forza Italia a fianco del Capo dello Stato, con una nota che arriva pochi minuti dopo la richiesta di impeachment contro Sergio Mattarella della leader di Fdi Giorgia Meloni e poi del M5S.

Mentre Matteo Salvini è già in campagna elettorale e per ora non prende posizione («oggi non parlo») forse anche perchè l’eventuale ricorso alla procedura di impeachment allungherebbe i tempi della legislatura.

Il sostegno di Berlusconi a Mattarella
Scrive Berlusconi: «Come sottolineato dal Presidente Mattarella in un momento come questo il primo dovere di tutti ėè difendere il risparmio degli italiani, salvaguardando le famiglie e le imprese del nostro Paese». Poi la bordata per l’irresponsabilità del M5s «che parla di impeachment». Un’irresponsabilità che inevitabilmente va estesa, anche se non citata, alla sua alleata Giorgia Meloni. L’ex premier anticipa che attende le determinazioni del Capo dello Stato ma che «ove necessario» Forza Italia « sarà pronta al voto».

Divisi sul ritorno alle urne e sul nuovo governo
Una eventualità, quella del ritorno alle urne, alla quale i partiti del centrodestra si avvicinerebbero profondamente divisi. E non solo perchè fin dal giorno successivo alle elezioni, a partire dal confronto sulla presidenza delle Camere, Matteo Salvini ha scelto come interlocutore privilegiato il leader dei pentastellati Luigi Di Maio. Ma perchè le distanze si amplieranno fin da domani, con l’arrivo di Carlo Cottarelli al Qurinale per ricevere l’incarico a formare un nuovo governo, che potrebbe ricevere il sostegno di Berlusconi («Fi attende le determinazioni del Capo dello Stato») ma certamente non quello di Lega e Fdi.

La strategia di Salvini
Una rottura difficilmente ricomponibile. Anche perchè obiettivo del leader della Lega è quello di ridimensionare ulteriormente gli azzurri, accaparrandosi i voti in uscita da Fi proprio puntando su una linea di scontro frontale sull’Europa e non solo. Una strategia percorsa anche durante questi 83 giorni. C’è chi sospetta che il leader della Lega volesse arrivare esattamente dove è giunto, ovvero al fallimento del governo giallo-verde per accelerare il ritorno alle urne.

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Perchè il leader della Lega ha detto no a Giorgetti al Mef?
C’è un passaggio nel discorso del Capo dello Stato che va letto con attenzione: «Ho chiesto per il ministero dell’Economia l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con il programma. Che non sia visto come sostenitore di una linea più volte manifestata che potrebbe provocare l’uscita dell’Italia dall’euro». E quell’autorevole esponente politico, che avrebbe dovuto sostituire al Mef Paolo Savona, altri non è che Giancarlo Giorgetti, il braccio destro di Salvini, attuale capogruppo della Lega alla Camera, che peraltro - contrariamente all’economista sardo e allo stesso premier incaricato Giuseppe Conte - era stato protagonista dell’estensione del programma di governo legapentastellato.

L’onere della responsabilità di governo
Ma con Giorgetti al Mef si sarebbero concentrate sulla Lega le maggiori responsalità proprio nel confronto con la Ue e nelle inevitabili ripercussioni che questo avrebbe comportato sulle scelte di politica economica interne. A partire dalla realizzazione degli impegni programmatici su flat tax e reddito di cittadinanza. Adesso, paradossalmente, per Salvini la partita diventa più facile. Il leader della Lega gioca nel campo che gli è più congeniale, quello della campagna elettorale. Decisamente meno insidioso di quello che impone la responsabilità di governo.

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