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CHAMPIONS LEAGUE

Champions al Real, dalle lacrime di Karius al (possibile) addio di CR7: la notte di Kiev in 11 flash

Il Real alza la sua terza coppa di Champions League consecutiva (Reuters)
Il Real alza la sua terza coppa di Champions League consecutiva (Reuters)

Padrone d'Europa. È il Real Madrid, che trionfa in Champions per la 13esima volta, la terza in fila, record per Zinedine Zidane. Il 3 a 1 di Kiev sul Liverpool è segnato da errori, prodezze e lacrime. Quelle di Salah, la stella più attesa, e Carvajal, entrambi infortunati già prima della fine del primo tempo, sullo zero a zero; e soprattutto quelle di Karius, il portiere dei Reds decisivo per il ko dei suoi: un suo rinvio di mani affrettato è intercettato da Benzema che fa l'uno a zero al 50esimo; una sua presa mancata nel finale vale il 3 a 1 su tiro di Gareth Bale, che al 63 esimo appena subentrato a Isco aveva già piazzato la prodezza, cioè la splendida rovesciata del 2 1 dopo il momentaneo pari di Mané.

E piangono non solo di gioia i tifosi dei blancos, se è vero che Ronaldo, come ha fatto intuire nel dopogara, potrebbe ora lasciare il Real. Fosse così, la quinta Champions della sua carriera, conquistata nella notte di Kiev, sarebbe il modo più dolce per dirsi addio.

Notte folle e piena di emozioni, che abbiamo provato a fissare in undici istantanee, che a modo loro fissano nella memoria una sfida che già è entrata nella storia.

L'applauso a Karius
Vale la pena cominciare dalla fine, dal giro disperato che il portiere dei Reds compie in lacrime sotto la sua curva, chiedendo scusa per gli errori commessi. Che magari sarebbe finita allo stesso modo, ma davvero ragazzo mio stasera l'hai combinata grossa. L'abbraccio di Klopp, tiepido, ma sincero, non soddisfa gli amanti delle storie a lieto fine; e allora ecco l'applauso della curva, a provare a cicatrizzare una ferita che non si rimarginerà mai.

I due tocchi di Bale
Ne fa in realtà tre, per realizzare due gol (ma il secondo tocco è in una fase di ripiegamento difensivo): il primo, è la rovesciata con cui, evidentemente invidioso, fa il verso al ronaldesco capolavoro in quel di Torino, il terzo diventa il gol che sigilla la finale con la generosa collaborazione di Karius. Ma non era infortunato e fuori forma? Come a Lisbona nel primo derby Champions con l'atletico, piuttosto è semplicemente decisivo.

I cross di Marcelo
Chiediamo lumi agli statistici per sapere esattamente quanti gol del Real nascano dai suoi piedi. A naso e intuito, almeno uno a partita. Col sinistro potrebbe scrivere un poema omerico, visto che ha già dimostrato che i segreti dell'arte del ricamo li possiede ormai già tutti.

Zidane che aiuta moglie e figlio a scavalcare le transenne
Chissà se ci credeva anche lui, che sarebbe arrivato a questo punto, in due anni e mezzo sulla panca dei blancos. Normale allora che voglia, nel momento della festa finale, vicino a sé i propri affetti più cari. Ironico paradosso: toccherà a noi vecchietti dovere spiegare ai più giovani che è stato (anche) un discreto giocatore…

Il cuore di Robertson
Non molla nessuno, nel Liverpool, e ce ne vuole di fronte alle ‘prodezze’ di Karius…Ma il laterale basso sinistro (che per fedeltà al calcio che più amiamo chiameremo ‘terzino’) è inesauribile, per voglia, determinazione, leadership. Un cuore grande, accompagnato da polmoni e autostima altrettanto voluminosi.

L’invasore che blocca l’ultimo contropiede di Ronaldo
Stavolta l'invasione di campo ha un senso di giustizia divina. Un poker per il Liverpool sarebbe stato davvero troppo da digerire, in una gara in cui a lungo ha invece accarezzato il sogno di portarla ad Anfield, la Champions. E allora eccolo, il biondino che arriva fin dentro l'area di rigore prima di essere bloccato dagli steward, ma solo dopo aver negato a CR7 l'ultima occasione per iscrivere il proprio nome nel tabellino di marcatori.

CR7 che guarda da lontano i compagni festeggiare
È successo quando Sergio Ramos ha portato, seguito da tutti gli altri blancos, la Coppa sotto la curva madridista. Ronaldo è rimasto un po' lontano, ha atteso qualche secondo prima di scavallare i cartelloni pubblicitari e unirsi al gruppo. Come dire: «Voglio godermi lo spettacolo di quella che per tanti anni è stata la mia curva», o anche «questa volta l'avete vinta più voi che io, anzi l'avete vinta voi per me. Questi applausi li meritate più di me, da parte di quella curva che d'ora in poi sarà tutta per voi».

Gli sguardi di Navas
Ben poco stimato dall'ambiente madridista (in particolare dal presidentissimo Florentino Perez, il che ha una certa incidenza…), stimatissimo da Zidane, il portiere costaricense mette ancora una volta in mostra la sua qualità migliore, cioè la capacità di giocare bene le partite decisive. Attento e puntuale, fa dimenticare ai più l'errore che non pochi brividi provocò al Bernabeu contro la Juventus, prima del ben noto epilogo...

Lo spettacolo delle due tifoserie
Colorate, simpatiche, divertenti, rispettose l'una dell'altra, Reds e blancos anche grazie ai loro tifosi ci regalano una finale da incorniciare, una scossa d'energia per le vie di Kiev fin dal primo mattino. Certo, anche i 10mila tra poliziotti, soldati e volontari ucraini una bella mano la danno, a far sì che tutto fili liscio e senza problemi…

Il gesto del campione
Ambasciatore per Unicredit della Uefa Champions League, Clarence Seedorf accompagna il trofeo nel ricevimento organizzato dall'istituto di credito alla vigilia della finalissima. Con lo sguardo, poco prima di salire sul palco, ‘Mister Champions’ (quattro vittorie con le maglie di Ajax,Real e Milan), individua due bambini intorno ai dieci anni in platea. «Voglio anche loro a portare la Coppa sul palco con me: con il loro entusiasmo e la loro passione, ci ricordano i valori che ci sono dentro la Champions, che altrimenti sarebbe un pezzo di ferro senza significato». Un colpo da campione, da togliersi il cappello e spellarsi le mani dagli applausi.

Il pianto di Momo Salah
Per la Coppa dalle Grandi Orecchie aveva sacrificato anche un pezzetto di Ramadan, proprio per quella Coppa in cui vedeva riverberato un possibile Pallone d'Oro. Dura meno di mezz'ora invece la finale di Kiev per Momo Salah: ci pensa Sergio Ramos, infido come solo gli spietati vincenti sanno essere, a mandare in frantumi spalla e sogni dell'egiziano. Sogni, sì, ed il plurale è doppiamente amaro: sfumata una Champions che per lui quasi neanche comincia, con quella spalla così conciata Salah forse dovrà dire addio pure a Russia2018 con la maglia del suo Egitto. Che rabbia dev'essere stata vedere quell'altro, il capitano blancos, far festa come al solito con la Champions al cielo...

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