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Sapelli, Conte, Savona, Cottarelli: 4 «sfumature» di…

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Il difficile varo del governo

Sapelli, Conte, Savona, Cottarelli: 4 «sfumature» di prof. sedotti dalla politica

Un prof. dovrebbe saperlo: meglio l’esilio che la politica. Lo insegna anche la storia: Seneca se ne stava così bello tranquillo in Corsica. Ah, se Agrippina non lo avesse mai richiamato a fare da consigliere al figlio Nerone... Pure i prof. più filosofi, però, alle volte cedono. E la storia non li risparmia certo in virtù della loro filosofia. Il problema è che la storia, come diceva il Poeta, «non è magistra/ di niente che ci riguardi./ Accorgersene non serve/ a farla più vera e più giusta». Nella storia ci vuole sempre fortuna e, tra Giulio Sapelli, Giuseppe Conte, Paolo Savona e Carlo Cottarelli, c’è chi l’ha avuta e chi no.
Quattro sfumature di prof. dai curricula (più o meno) fregiati di studi internazionali, tutti in lizza per una poltrona da premier o un ministero di peso nella nascente Terza Repubblica. Quattro sfumature di prof. bocciati, rimandati e promossi secondo le imperscrutabili logiche dell’asse Movimento 5 Stelle-Lega

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Sapelli, «re per una notte»
Ironia della sorte, la prima vittima di questo concitato pezzo di storia (contemporanea) fu uno storico (dell’economia): Giulio Sapelli, accademico torinese di 71 anni. L’Italia che legge magari ricorderà i suoi titoli sul sindacato nell’era fascista, sulla rivoluzione industriale olivettiana e sul nuovo disordine mondiale. L’Italia che non legge ricorderà piuttosto il suo memorabile scivolone in diretta Tv, mentre era ospite di Rainews24. Scivolone non metaforico: quella volta accadde che la sedia venne meno e il prof. si ritrovò tutto giù per terra. Indomito e sventurato come una Luigia Pallavicini postmoderna. L’aneddoto, col senno di poi, suonava profetico: Sapelli è stato «premier in pectore» di Lega e M5S per lo spazio di una manciata di ore. Nel Paese che ebbe un «re di maggio», la sua parabola ricorda più quella del Re per una notte di Martin Scorsese. Commedia agrodolce dalla morale spietata: «Ognuno di noi può avere quello che vuole: purché sia disposto a pagare il prezzo».

Conte e l’eterna partita Italia-Germania
Con Conte è stato diverso. Altro che re per una notte: la parabola da premier incaricato del docente di diritto privato di San Giovanni Rotondo o, per usare le sue parole, «avvocato difensore del popolo italiano» è stata molto più avventurosa. Prima cinque giornate da presidente del Consiglio in pectore, il tempo perché venissero alla luce qualche vecchia contestazione nei suoi confronti su Iva, multe e contributi non pagati e sopratto quel background check a stelle e strisce che dimostrava come nel suo curriculum ci fosse un corso di perfezionamento alla New York University in realtà mai sostenuto. Poi la caduta, con il niet del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Savona ministro dell’Economia. Più che niet, in verità fu un nein. Conte però esce dal Quirinale dalla porta e rientra dalla finestra quando pure l’ultima ipotesi tecnica sembra diretta allo stallo, lo spettro delle elezioni aleggia sullo Stivale e lo spread terrorizza i risparmiatori. Fino a ieri, l’unico Conte pugliese degno degli annali di storia italica era quello che portò la Nazionale ai quarti di finale degli Europei 2016, buttato fuori dalla Germania. Il Conte pugliese secondo passerà alla storia per essere riuscito a giocare Italia-Germania persino nell’anno della mancata qualificazione ai Mondiali. Spuntandola con un colpo da maestro. Pardon: da prof.

Il riposizionamento di Savona
Sull’ipotesi di Savona ministro dell’Economia si è consumata una delle più drammatiche crisi istituzionali della storia recente di questo Paese. In certe fasi c’è stato addirittura chi citava la tecnica del colpo di stato e chi chiedeva l’impeachement (o l’impingement) del presidente della Repubblica, ma queste sono robe serie e la situazione politica in Italia, come diceva il grande Ennio Flaiano, è sempre «grave ma non seria». Savona è quello che simulò l’uscita dell’euro in un weekend, con tanto del colpo di teatro delle «nuove vecchie lire» stampate di nascosto. Salvini lo vuole per forza. Mattarella non vuole neanche sentirne parlarle. Va a finire che il tavolo salta e lo spread esplode. Va a finire che il prof. Savona resta prof., per quanto ministro (dell’Industria) ai tempi del governo Ciampi lo fosse già stato. Ma, come diceva Rambo, non è finita finché non è finita e, con l’ennesima chance concessa dal presidente della Repubblica all’opzione governo politico, Savona rientra in squadra, stavolta con la delega agli Affari Ue. Bruxelles neanche voleva sentirlo nominare e lui andrà a sedersi nel Consiglio Affari Gnenerali di Bruxelles, incaricato di preparare i vertici europei. Meglio se, nella circostanza, terrà fuori dalla porta il vecchio proposito di uscire dall’euro in un weekend.

La classe di prof. Cottarelli
E poi c’è prof. Cottarelli. Già alla vigilia delle elezioni era alla finestra. Il nome più spendibile, secondo gli analisti più autorevoli, per superare l’eventuale impasse dell’indomani era quello dell’ex commissario alla spending review. Dopo due mesi e mezzo di indomani, l’ipotesi Cottarelli è durata quattro giorni, con in mezzo visita al Quirinale trolley in mano nelle vesti di premier incaricato. Si è capito presto che nessuno - neanche in area Forza Italia o Pd - avrebbe sostenuto l’iniziativa del presidente della Repubblica e l’economista di Cremona è tornato alla finestra, stavolta per guardare il paesaggio. In sala stampa, ieri sera, ha salutato e ringraziato tutti, uscendo tra gli applausi. Dimostrando che, a prescindere da contesti e sfumature, per un prof. c’è una cosa che resta fondamentale: la classe.

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