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Nomine, un maxi-risiko da 350 poltrone. Costamagna lascia Cdp

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Nomine, un maxi-risiko da 350 poltrone. Costamagna lascia Cdp

Dagli incarichi di sottogoverno, alle presidenze delle commissioni parlamentari passando per i vertici delle partecipate, delle Authority e i membri laici elettivi del Csm: un maxi-risiko con quasi 350 caselle da riempire entro la fine dell’anno. E anche per questo motivo quella delle nomine si annuncia come una delle partite più delicate da giocare per il governo pentaleghista guidato da Giuseppe Conte. Alcune decisioni per assegnare le 349 poltrone vuote o in scadenza andranno prese nelle prossime ore, come quelle su viceministri e sottosegretari e di supporto all’azione dell’esecutivo (segretari generali dei ministeri, capi di gabinetto e responsabili degli uffici legislativi), altre nelle prossime settimane, a partire dalla Rai e dalla Cdp.

Governo
Più della metà delle tessere da incastrare nel complesso mosaico degli incarichi da assegnare, ben 185, coinvolge direttamente l’attività operativa del governo. La compagine governativa si dovrebbe arricchire con una squadra di 8 viceministri e 35 sottosegretari (compreso Giancarlo Giorgetti già nominato alla Presidenza del consiglio). In corsa per un posto da viceministro all’Economia Laura Castelli (che potrebbe essere però nominata capogruppo M5S alla Camera) e il suo collega di partito Stefano Buffagni; per la Lega i nomi gettonati sono quelli di Alberto Bagnai, Armando Siri (nel toto-nomine anche a Sviluppo economico e Infrastrutture) e Massimo Garavaglia. Al Viminale dovrebbe approdare Nicola Molteni (Lega), mentre agli Esteri la scelta ricadrebbe su Emanuela Del Re o Manlio Di Stefano (M5S). All’Istruzione è sicuro il leghista Mario Pittoni e probabile Gianluca Vacca (M5S). In lizza per le Infrastrutture Mauro Coltorti e Lorenzo Fioramonti (M5S). Da sciogliere il nodo della delega ai servizi segreti: il M5S la vorrebbe per Vito Crimi, la Lega per Giorgetti. In atto anche un braccio di ferro sulla delega al Mise per le Comunicazioni: il Carroccio punta ad affidarla a Siri ma Luigi Di Maio resta intenzionato a tenerla per sé.

Uffici di staff
Per la carica di segretario generale a Palazzo Chigi si fanno i nomi di Vincenzo Fortunato (“quotato” anche al Mef) e Carlo Deodato. All’Economia nel ruolo di capo di gabinetto potrebbe essere confermato Roberto Garofoli ma sarebbe in corsa anche Giuseppe Chiné. Alla Giustizia la stessa casella verrebbe occupata da Alessandro Pepe mentre Nino Di Matteo (già Procuratore sulla trattativa Stato-Mafia) andrebbe a capo dell’amministrazione della giustizia. Per Vito Cozzoli è probabile un ritorno al Mise mentre Alfonso Celotto potrebbe ricevere lo stesso incarico al ministero della Pa.

Parlamento
Oltre ai capigruppo, con la Lega che sembra puntare su Guido Guidesi e Stefano Candiani, vanno indicati i deputati e senatori per le presidenze delle commissioni: le 28 permanenti, quelle di “controllo”; le Bicameraline e le Giunte. Di Stefano (M5S) sembra destinato a diventare presidente della “Esteri” di Montecitorio mentre i leghisti Claudio Borghi e Alberto Bagnai sono in corsa per una delle presidenze delle “Bilancio”. Quanto all’opposizione, la Vigilanza Rai dovrebbe andare a Paolo Romani mentre per il Copasir è in “pole” Lorenzo Guerini (Pd). Al Parlamento spetterà anche la nomina dei membri laici elettivi del Csm (riempiendo le 2 caselle già vuote e le sei che si libereranno nelle prossime settimane) e del giudice della consulta vacante.

Società partecipate
Il primo dossier sarà quello della Cassa despositi e prestiti, visto che la lista per il cda va presentata entro il 16 giugno. L’attuale presidente Claudio Costamagna ha già annunciato la sua intenzione di lasciare l’incarico, senza quindi ricercare un secondo mandato. Massimo Tononi, anche lui ex Goldman Sachs, già sottosegretario nel governo Prodi ed ex presidente di Mps, sarebbe in corsa e gradito alle fondazioni bancarie. Non è detto, però, che voglia scendere in campo. Per il ruolo di ad si sta dando molto da fare Flavio Valeri, responsabile Italia di Deutsche Bank. Ma la sua esperienza troppo incentrata sull’investment banking potrebbe essere limitante. Dario Scannapieco, già responsabile delle privatizzazioni presso il Mef, ex Draghi boy, oggi vice presidente della Bei sarebbe ben visto anche per il ruolo di presidenza. Poi c’è la figura interna, Fabrizio Palermo, il cfo già vice dg di Fincantieri e che nell’ultimo triennio ha lavorato sui dossier “caldi” delle partecipazioni, oltre ad aver potenziato la finanza e il bilancio del gruppo creando maggiori risorse per il finanziamento all’economia e per le partecipazioni considerate strategiche, come Tim. Infine l’oustider dell’ultim’ora, l’ex ad di Poste, Massimo Sarmi, che forse avrebbe più possibilità su operazioni legate alle tlc.

A fine giugno scade il cda della Rai, che sarà eletto con la riforma targata Renzi: due consiglieri nominati dalla Camera, due dal Senato e uno dai dipendenti Rai, oltre ai due del Mef. Ieri sono arrivate 196 candidature alla Camera e 169 al Senato (129 sono identiche). Tra queste ci sarebbe tutto l’attuale Cda Rai (tranne Guelfo Guelfi), ma anche Michele Santoro e Gianni Minoli.  La prospettiva è che il mondo giallo-verde faccia l’en plein: per il ruolo di ad ricorrono i nomi di Vincenzo Spadafora, braccio destro di Di Maio, e di Fabrizio Salini, ma sarebbe gradito anche Enrico Mentana, mentre potrebbe spuntare la candidatura interna di Roberto Nepote (oggi Rai.Com). Alla presidenza punta Carlo Freccero, anche se in corsa risulta anche l’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli. In scadenza anche i vertici di Gse, Sogei, Invimit, Eur spa, e Centostazioni. Anche se non sono da escludere del tutto forme di spoil system sulle grandi controllate i cui vertici non sono in scadenza, a partire da Leonardo.

Autorità
Prorogata lo scorso 18 aprile, l’Authority per l’energia (Arera) va avanti per inerzia e può restare in carica fino a 90 giorni dal giuramento del nuovo governo. È per questo che si vuole procedere rapidamente alle nomine: nei mesi scorsi era circolato il nome di Raffaele Tiscar per la presidenza, ma anche l’attuale presidente dell’Acea Luca Lanzalone. In tutto vanno nominati cinque componenti. Il collegio dell’Antitrust scade a novembre, ma si dovrà procedere per tempo perché a ottobre il presidente Giovanni Pitruzzella lascerà per andare alla Corte di Giustizia europea.

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