Italia

Salvini: «Basta migranti a spasso, servono centri…

  • Abbonati
  • Accedi
immigrazione

Salvini: «Basta migranti a spasso, servono centri chiusi». Ma quelli per i rimpatri lo sono già

Il governo realizzerà dei centri «chiusi affinchè la gente non vada a spasso per le città». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini ai cronisti in Transatlantico, sottolineando che «la gente non vuole avere dei luoghi dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino. Vanno realizzati centri per i rimpatri, ha aggiunto il ministro dell’Interno, «che permettano di espellere chi va espulso» e su questo «tutti gli amministratori della Lega non chiedono altro». Centri «chiusi», dunque, «che servono per ospitare momentaneamente chi deve tornare a casa sua. E se qualcuno è trovato in possesso di documenti falsi o senza documenti, prima di espellerlo dobbiamo capire chi è e da dove viene».

Centri di rimpatrio sono già luoghi chiusi
Detta così sembrerebbe che i centri per i rimpatri non siano già luoghi chiusi, con filo spinato e controlli di polizia. Non a caso la questura di Torino segnala quindici tentativi di fuga dal Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Torino, uno ogni due giorni. Gli immigrati del Cpr che cercano di scavalcare le mura di recinzione utilizzano di solito corde realizzate con lenzuola di carta intrecciate, alle quali legano un contrappeso da lanciare oltre il muro. Con una capienza che supera i 170 posti, il Cpr di corso Brunelleschi è il più grande d'Italia.

«Forse Salvini confonde i centri di rimpatrio con le strutture di accoglienza per i richiedenti asilo (gestite dagli enti locali o dalle prefetture, ndr). Ma rendere questi ultimi luoghi chiusi sarebbe contrario alla normativa Ue - spiega l’avvocato Nazzarena Zorzella dell’Asgi - che impone il divieto di trattenimento per il solo fatto di aver presentato domanda di asilo». La possibilità di trattenimento in strutture chiuse può essere disposta nei confronti di richiedenti asilo solo in casi eccezionali, ad esempio per coloro che «costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica» o che «rifiutino reiteratamente di sottoporsi a identificazione».

La precisazione: aumenteremo centri ed espulsioni
In serata la precisazione. Vogliamo «aumentare i centri per i rimpatri e le espulsioni dove gli immigrati stanno dentro e non girano per le città facendo confusione. Ridurre il numero degli sbarchi e aumentare il numero delle espulsioni. Stiamo già lavorando» ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini a Brindisi a margine di un'iniziativa elettorale.

Salvini: 3 mesi sono pochi, più tempo in Centri
A chi gli chiedeva se il governo intendesse riportare a 18 mesi il tempo di permanenza nei Centri, il ministro dell’Interno ha aggiunto che gli attuali «due o tre mesi non sono sufficienti» per identificare i migranti trattenuti e, dunque, «serve più tempo», perché è chiaro ed evidente - ha aggiunto - che ci sono dei paesi africani con grossi problemi anagrafici».

Sul territorio solo 5 centri per il rimpatrio
L’obiettivo fissato nel Contratto di governo M5s-Lega prevede un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) in ogni regione. Cosa peraltro prevista dal decreto Minniti dello scorso anno: ma ad ora sono soltanto 5 attivi (Torino, Roma, Bari, Brindisi, Caltanissetta), con una capienza effettiva di 500 posti rispetto ai complessivi 1.600 previsti a regime. Altre strutture sono state individuate (da Iglesias a Bologna, da Potenza a Santa Maria Capua Vetere), ma non avviate.

Nel 2017 sono stati 6.514 i migranti rimpatriati
Nel 2017 sono stati 6.514 i migranti rimpatriati trovati in posizione irregolare sul territorio nazionale e rimpatriati (contro i 5.817 del 2016). Il problema è che per rimandare a casa gli irregolari servono accordi con i Paesi di provenienza. L'Italia ne ha siglati con Tunisia, Egitto, Nigeria, Sudan e Gambia. Ma per aumentare numero e efficacia delle intese servono più fondi. Salvini ha già un'idea di dove reperirli. «Vorrei - ha detto - dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro» per l'accoglienza, «che mi sembrano un po' tantini». Cifra quest’ultima contenuta nel Def 2018 e riguardante però anche gli stanziamenti per il soccorso in mare e per assistenza sanitaria e istruzione. I fondi previsti dal Def per l’accoglienza vera e propria quest’anno sono cifrabili tra i 3,2 e i 3,4 miliardi rispetto al totale di 5 miliardi.

© Riproduzione riservata