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Vitalizi e Sud, le mosse del M5S per arginare l’egemonia di Salvini…

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elezioni amministrative

Vitalizi e Sud, le mosse del M5S per arginare l’egemonia di Salvini al governo

«I nostri voti sono andati verso la Lega: chiudo il comitato e vado a dormire». L’analisi del voto di Enrico Lupardini, candidato del Movimento 5 Stelle nel municipio VIII di Roma (Garbatella), dove i pentastellati hanno raccolto appena il 13%, è brutale. Partire da un quartiere storicamente “rosso” della Capitale - in cui a pesare sulla scelta degli elettori c’era anche il giudizio sul primo biennio di Virginia Raggi al Campidoglio - per valutare il risultato delle elezioni comunali di domenica può apparire fuorviante.

Tuttavia in quello sfogo del mancato mini-sindaco c’è la frustrazione del movimento che, a dieci giorni dalla nascita del governo giallo-verde guidato da un presidente del Consiglio proveniente dall’ambiente pentastellato, si trova già costretto rincorrere e a dover impostare una “fase due” per evitare di ritrovarsi schiacciato dalla corazzata leghista alle europee del prossimo anno. Nell’«alleanza competitiva» in cui i due contraenti hanno un elettorato in parte sovrapponibile, Matteo Salvini ha dimostrato finora maggiore abilità, assegnandosi di fatto la leadership dell’esecutivo, pur partendo dal 17,4% delle politiche rispetto al 32,7% di M5S. Come si è visto sul “caso Aquarius”: il segretario del Carroccio ha sfruttato la situazione e - a urne aperte - ha annunciato la chiusura dei porti per impedire l’approdo dei 629 migranti, misura che per competenza spetta al dicastero delle Infrastrutture, guidato Danilo Toninelli del Movimento 5 Stelle.

Il ministro pentastellato è rientrato nella partita solo successivamente con una nota congiunta con il Viminale ma ormai la paternità della vicenda era già stata assegnata. Ed è tutta di marca leghista. È vero che i cinque stelle devono fare i conti con l’ala movimentista, capeggiata dal presidente della Camera Roberto Fico, che vive con enorme disagio la vicenda dei migranti ma colpisce che proprio Di Maio un anno fa, nel pieno della polemica sulle ong accusate di essere “taxi del mare”, propose proprio questo: «Chiudere i porti italiani agli sbarchi dalle navi di chi non rispetta le regole».

Per la ripartenza che dia un nuovo equilibrio dentro l’esecutivo e blocchi l’egemonia leghista, il Movimento 5 Stelle punterà da subito su uno dei suoi temi più forti e a rapida presa “propagandistica”: il taglio dei vitalizi. «La delibera è già pronta ed è sul tavolo del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico» ha assicurato alcuni giorni fa il capo politico pentastellato. Prima, però, andrà integrato l’ufficio di presidenza che ha perso due membri promossi ministri (Riccardo Fraccaro e Lorenzo Fontana). La convocazione è per mercoledì: in quell’occasione si vedrà se i pentastellati riusciranno a imprimere un’accelerazione e controbilanciare la visibilità maggiore dell’alleato leghista.

Di Maio, con il doppio incarico di ministro Lavoro e Sviluppo economico, al pari di Salvini, può contare su un’ampia visibilità. Sulla riforma economica “manifesto” dei pentastellati, il reddito di cittadinanza, il governo Conte ha però imposto tempi lunghi: prima si dovrà intervenire sui centri per l’impiego, ha spiegato il presidente del Consiglio nel suo discorso in Parlamento. Il vicepremier dovrà parlare direttamente all’elettorato che il 4 marzo più si è dimostrato sensibile alla novità pentastellata e che nel voto di domenica ha mostrato disaffezione: quello meridionale. Nelle città del sud, ha calcolato l’Istituto Cattaneo, i voti per il Movimento 5 Stelle sono passati dal 48,1% del 4 marzo al 15,1% di domenica. Un calo di 33 punti. «Sono un cittadino del Sud e non ho dimenticato quello che ha fatto la Lega e non mi sono seduto a quel tavolo a cuore leggero» disse Di Maio in un comizio a Napoli a pochi giorni dalla formazione del governo. I suoi elettori si aspettano ora qualcosa in più.

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