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Del governo-ombra di M5S restano fuori in sei (su diciotto)

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LA SQUADRA GIALLO-VERDE

Del governo-ombra di M5S restano fuori in sei (su diciotto)

Erano diciotto, ne sono rimasti fuori sei. Ora che con la nomina dei sottosegretari e viceministri la formazione della squadra di governo penta-leghista può dirsi completa, è possibile fare il bilancio dell’Esecutivo-ombra presentato da Luigi Di Maio e inviato con una mail al Quirinale alla vigilia del voto del 4 marzo. Un’iniziativa controversa perché giudicata irrispettosa delle regole costituzionali (spetta al presidente del Consiglio incaricato proporre la lista dei ministri al presidente della Repubblica) ma rivendicata «con grande orgoglio» dal capo politico del Movimento 5 Stelle.

«Non è una squadra di tecnici» sottolineò Di Maio il 1° marzo nel sontuoso Salone delle Fontane dell’Eur e aggiunse: a capo del governo, ci sarà comunque un politico, ovvero lui. È andata diversamente. Il presidente del Consiglio è un avvocato e professore di diritto privato che nella lista pentastellata era stato indicato per il ministero della Pubblica amministrazione: Giuseppe Conte. Per compensare, però, l’ex vicepresidente della Camera ha riservato per sé un doppio ministero (Sviluppo economico e Lavoro), rafforzato dalla vicepresidenza del Consiglio condivisa con Matteo Salvini. Lorenzo Fioramonti, indicato nella lista pentastellata al dicastero via Veneto, è stato spostato al ministero dell’Istruzione ma come sottosegretario; la casella del Lavoro e delle Politiche sociali era invece rimasta vuota dopo la decisione del professore Pasquale Tridico di sfilarsi per la contrarietà all’accordo con la Lega.

“Scomparsi” ma per motivi diversi anche Paola Giannetakis (indicata al ministero dell’Interno, preso da Salvini, e non recuperata nell’esecutivo), Andrea Roventini (Economia), Domenico Fioravanti (nuotatore olimpionico destinato allo Sport) e Mauro Coltorti, arrivato a un passo dall nomina a titolare dei Trasporti ma sostituito all’ultimo da Danilo Toninelli. Caso a parte quello di Filomena Miggino, intestataria di un ministero-ombra che non ha mai visto la luce: Qualità della vita.

Per sei “ministri immaginari” che non hanno giurato né al Quirinale, né a Palazzo Chigi per un posto nel sottogoverno, ce ne sono cinque che hanno centrato l’obiettivo.Elisabetta Trenta è davvero diventata ministro della Difesa, così come Alfonso Bonafede ha visto realizzarsi la promessa di essere il Guardasiglli dell’esecutivo giallo-verde; con loro Riccardo Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), Alberto Bonisoli (Beni culturali) e Sergio Costa (Ambiente).

Gli altri si sono dovuti accontentare di un posto da sottosegretario (ma comunque nel ministero indicato nella lista del fanta-governo). Emanuela Del Re doveva guidare la Farnesina, sarà sottosegretaria di Enzo Moavero Milanesi; stessa sorte per Salvatore Giuliano all’Istruzione, Alessandra Pesce all’Agricoltura, Sergio Costa all’Ambiente e il medico Armando Bartolazzi alla Salute.

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